L'orizzonte dell’immensità

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Antonio Telestie
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L'orizzonte dell’immensità

Messaggio da leggere da Antonio Telestie » 05/04/2018, 8:22

Dagli altri nidi sento un canto
spesso incompreso e misconosciuto.
Proviene da singoli, è pieno del desiderio.
Un sogno suona nella canzone della lontananza.

La conservazione della specie si trasforma in sovraccarico.
Siamo troppi per apprezzarci.
Io sono in soprannumero,
mai ma volentieri da solo.
Riesco a spuntarla, divento una rondine.
Offro il sacrificio quotidiano al mio stormo.

Amati sono che hanno cura della bellezza
e decantano la sua patria e vita
nella poesia splendida.
Sento un legame con loro ma non sono del tutto
contento e radicato nel grappolo.

Adesso sono pronto per volare via,
pauroso che mi cattura un'aquila
esperta in un cielo straniero.
Abbandono la scacchiera dei nidi
e cerco le mie proprie strade
lontano da quello che sembra il mondo per gli altri.

Entro nelle sfere nuove,
in tutte che il volo permette.
Incontro gli uccelli dell’Artide e comincio a capirli,
sento uno che si canta via verso la lontananza.
Parlo con i fenicotteri di cui stile mi ammalia.
Trovo persino un alter ego
sospeso tra il canto e il sogno.

A caccia? Riflesso istintivo per espandere?
Il canto rimane anche senza ristrettezza.
Indica avanti le vastità nuove
e tempi oltre le mie forze.

Sognato presto,
cantato di nuovo,
ideato continuamente.

Volo fuori tanto
quanto le ali battono,
quanto lontano mi portano,
quanto profondamente il sogno giunge.

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