Il simbionte

Qui ci sono tutti i microracconti che stanno partecipando alle selezioni per il nuovo ebook MicroNASF.

Moderatori: daniele missiroli, dixit

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Naoise
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Il simbionte

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Il simbionte

— Le nanomacchine… hanno ottimizzato — ha detto il medico di sintesi.
Mi alzo, barcollo: i muscoli non obbediscono, come se imparassero da me.
Una donna mi fissa dallo specchio. I suoi occhi sono i miei.
Appoggio la mano sul vetro. Lei fa lo stesso.
Scivolo sul torace: piatto. Poi, più in basso. Niente. Vuoto.
Non mi hanno salvato: hanno generato un simbionte che abita i miei resti.
Ricordo una festa. Il bacio di Mark.
Ero io. Sempre stata io.
No. È una menzogna.
Ma sta diventando la mia verità.
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Massimo Baglione
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Re: Il simbionte

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Chissà cosa le è accaduto, poverina...
Quindi il simbionte serve solo a darle mobilità, perché altrimenti la donna è paralizzata?
Te lo chiedo perché nelle riflessioni della donna, lei pare non riconoscersi allo sprecchio, e quindi potrebbe sembrare che sia il simbionte a pensare, cioè che il simbionte sia il cervello della donna che è stata alla festa, innestato nel corpo di qualcun'altra altrettanto sfortunata.
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Re: Il simbionte

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Il brano chiave è questo: - Poi, più in basso. Niente. Vuoto. -

Prima, quel “lei” non era un “lei”, ma un “lui”.
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Massimo Baglione
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Re: Il simbionte

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Non hai diminuito la mia confusione :BangHead:
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Re: Il simbionte

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dixit
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Re: Il simbionte

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abbiamo perso contatto con il soggetto. ingaggiare segugio...
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Felice
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Re: Il simbionte

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Mmm... Prima era un lui, si sveglia e scopre di essere una lei... sembra che sotto il petto non ci sia ancora nulla, che i tessuti non siano stati rigenerati, se non ho capito male... poi arriva un ricordo, che è quello di un bacio con un uomo e il protagonista dice non essere suo, pertanto anche i ricordi si stanno sovrapponendo, se non ho capito male... ,ma allora non si tratta di un simbionte! Si tratta di altre forme di coesistenza, come può essere un parassita... Puoi darci qualche ulteriore spiegazione?
Mi sembra che di tre persone che hanno scritto qualcosa, tutte non abbaino capito molto di questo racconto. Forse siamo ad un livello basso di comprensione del testo, non lo escludo, ma forse non potrebbe essere che il testo possa essere eccessivamente criptico?
Attendo cortese risposta, grazie.
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Re: Il simbionte

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Felice ha scritto: 17/11/2025, 17:24
Attendo cortese risposta, grazie.
Il racconto è volutamente soggettivo e frammentario: il protagonista si ritrova in un corpo che non riconosce, trasformato dalle nanomacchine, e scopre che identità e memoria non coincidono più. “Simbionte” non è usato in senso biologico, ma per rendere l’idea di qualcosa che convive con ciò che resta dell’individuo precedente, ereditandone pezzi di ricordi e sensazioni.
L’ambiguità è intenzionale: il personaggio capisce solo a tratti cosa gli è stato fatto, e il lettore attraversa lo stesso spaesamento. Il testo non vuole essere un manuale tecnico, ma un’esperienza emotiva di perdita e ridefinizione di sé.
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Re: Il simbionte

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Naoise ha scritto: 17/11/2025, 18:20“Simbionte” non è usato in senso biologico, ma per rendere l’idea di qualcosa che convive con ciò che resta dell’individuo precedente...
Scusa se sembro insistere su questo testo, ma se mi servi la battuta io rispondo :-)
"Simbionte", che tu lo voglia o no nelle tue intenzioni letterarie, È un termine biologico e preciso, e HA un suo particolare significato: "Un simbionte è un individuo che vive in un rapporto di simbiosi con un altro organismo...".
Ora, come puoi pensare che un lettore possa immaginare che l'autore non lo intenda come tale?
Tra l'altro, nella tua spiegazione di cui sopra, dici proprio che intendi il simbionte come qualcosa che occupa un corpo morto, che usa i suoi resti. Be', allora permettimi di suggerirti di cambiare Titolo e "idea del simbionte", perché forse intendevi qualcos'altro: nella mi testa è "Necrofago" o roba simile.
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Re: Il simbionte

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Per i mini-racconti resto fedele alla prima intuizione. Preferisco non modificarlo. Apprezzo comunque il commento.
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Re: Il simbionte

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Naoise ha scritto: 18/11/2025, 9:20 Per i mini-racconti resto fedele alla prima intuizione. Preferisco non modificarlo. Apprezzo comunque il commento.
Cioè: se-il-lettore-capisce-cosa-passa-nella-mia-testa-bene-altrimenti-si-attacca-anche-se-uso-termini-che-in-Italiano-hanno-un-significato-ma-nella-mia-testa-un-altro-e-se-qualcuno-mi-fa-notare-che-non-si-capisce-na-mazza-mi-barrico-dietro-allo-show-dan-t-tell?
Chiedo, per un amico...
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Re: Il simbionte

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Felice ha scritto: 18/11/2025, 17:44
Caro amico,
quasi tutti i mini racconti che ho pubblicato — tranne Glitch, che deriva da un testo più lungo scritto per amici un paio d’anni fa — sono nati all’impronta: penso un titolo e mi butto, scrivo direttamente sul forum. Sì, prima il titolo e poi tutto il resto. (RIDI? :D) Sono piccoli esperimenti. Alcuni riescono meglio, altri meno; e molti hanno misteri o zone d’ombra che sorprendevano anche me mentre li rileggevo.

È il bello della condivisione: nel dialogo saltano fuori spunti, domande, persino quei momenti in cui ci si dice “ma cosa mi passava per la testa?”. Da lì potrebbe nascere qualcosa di più ampio. Ma riscriverli ora, quei mini, non mi sembra opportuno: preferisco lasciarli come istantanee spontanee.

Questo, però, non significa che nei racconti più strutturati o nei romanzi non curi la chiarezza. Anche nelle storie più allucinate mi preoccupo che ogni frase resti leggibile e comprensibile. La confusione — quando serve — la lascio ai personaggi, non alla scrittura.

E comunque, ho scritto una breve recensione a un tuo mini racconto che ho apprezzato.
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Re: Il simbionte

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Naoise ha scritto: 18/11/2025, 18:52 Ma riscriverli ora, quei mini, non mi sembra opportuno: preferisco lasciarli come istantanee spontanee.
Questa tua posizione credo che sia profondamente sbagliata, per 3 motivi principali:
1- ignori il fatto che qui siamo su un forum letterario di Fantascienza, non di social-cazzeggio dialettico;
2- non reputi abbastanza importanti i microracconti da dovergli dedicare prezioso tempo che invece preferisci riservare a cose più corpose (e quindi più importanti);
3- sul filo dei punti 1 e 2, non hai rispetto per noi lettori e per l'iniziativa, salvo bacchettarci se manchiamo NOI di partecipazone.
Scusa, ma ormai me le tiri fuori a badilate...
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Re: Il simbionte

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Naoise ha scritto: 18/11/2025, 18:52 Scusa, ma ormai me le tiri fuori a badilate...
Capisco quello che dici, ma lasciami chiarire un punto: se davvero considerassi questo spazio un luogo di “cazzeggio”, non avrei mai dedicato tempo a leggere e recensire i racconti degli altri partecipanti. Le mie risposte sono sempre state articolate proprio perché tengo a ciò che gli altri scrivono e cerco di leggerli con attenzione, andando oltre la superficie.
È vero che scrivo i miei mini-racconti direttamente sul forum, ma questo non significa che siano parole messe lì a caso. Anche quando sono sintetici, c’è sempre una storia, un’intuizione, una direzione narrativa precisa.
Il simbionte: non è un testo criptico, ma estremamente concentrato. Tutti gli elementi necessari ci sono, solo compressi in un flusso percettivo che rispecchia lo stato alterato della protagonista. Può dare l’impressione di una nebbia, sì, ma è la nebbia dentro cui vive lei, non un difetto di chiarezza.
Ecco come funziona, punto per punto:
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“— Le nanomacchine… hanno ottimizzato — ha detto il medico di sintesi.”
Qui si mostra un linguaggio clinico e distaccato: la parola “ottimizzato” suggerisce una modifica profonda, non un semplice intervento curativo.
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“Mi alzo, barcollo: i muscoli non obbediscono, come se imparassero da me.”
In questo passaggio si mostra un corpo estraneo alla coscienza: i movimenti incerti e il controllo imperfetto fanno intuire una natura fisica recente, non familiare.
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“Una donna mi fissa dallo specchio. I suoi occhi sono i miei.”
Qui si mostra uno scarto identitario immediato: l’immagine riflessa è femminile, ma gli occhi rivelano continuità con il soggetto che osserva.
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“Appoggio la mano sul vetro. Lei fa lo stesso.”
Con questa scena si mostra la conferma della nuova identità corporea. Il gesto speculare non lascia margini: quella figura è il nuovo corpo dell’io narrante.
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“Scivolo sul torace: piatto. Poi, più in basso. Niente. Vuoto.”
Qui si mostra fisicamente la trasformazione. L’assenza anatomica rivela che prima il soggetto aveva un corpo maschile — senza bisogno di dirlo esplicitamente.
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“Non mi hanno salvato: hanno generato un simbionte che abita i miei resti.”
Qui si mostra il passaggio dalla constatazione fisica alla comprensione dell’accaduto: la voce interna riconosce che non c’è stata una ricostruzione, ma la creazione di un’entità nuova che ingloba ciò che resta dell’individuo originario.
________________________________________
“Ricordo una festa. Il bacio di Mark.”
In questo frammento si mostra un ricordo che irrompe come un’immagine isolata: essenziale, non contestualizzata, quasi impiantata.
________________________________________
“Ero io. Sempre stata io.”
Qui si mostra la spinta del simbionte a reinterpretare la storia personale, tentativo di impossessarsi della narrazione dell’io precedente.
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“No. È una menzogna.”
In questa frase si mostra la resistenza dell’identità originaria, il rifiuto di quella riscrittura.
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“Ma sta diventando la mia verità.”
Infine si mostra la contaminazione: la menzogna si infiltra, prende forma e si impone come realtà percepita. La lotta tra identità si concentra in una sola riga.
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Tutto qui: non rivendico certezze estetiche né verità assolute, ho solo un modo personale di intendere il microracconto.
Se poi non riesco a sintonizzarmi del tutto con il vostro approccio, è un limite mio, non vostro — e lo riconosco senza problemi.
Ma ci tengo a chiarire che il rispetto, da parte mia, non è mai mancato.
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Re: Il simbionte

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Naoise ha scritto: 18/11/2025, 18:52
Felice ha scritto: 18/11/2025, 17:44
Caro amico,
quasi tutti i mini racconti che ho pubblicato — tranne Glitch, che deriva da un testo più lungo scritto per amici un paio d’anni fa — sono nati all’impronta: penso un titolo e mi butto, scrivo direttamente sul forum. Sì, prima il titolo e poi tutto il resto. (RIDI? :D)
E' ciò che faccio anche io. Il corto lo butto giù in circa 5 min, dall'idea del titolo. Se è troppo lungo, altri 5 min per accorciare, per mantenere tutto ciò che voglio trasmettere, pur rimanendo nei limiti delle 500 battute. Se non ci riesco, mi prendo altro tempo, perché in quel caso il limite è mio e solo mio. Un paio di minuti per rileggere ed evitare svarioni.
Inoltre, mi è capitato più volte di rivedere diverse parti che sembravano essere chiare, nella mia testa, ma che agli altri non lo erano e i consigli che mi sono stati dati hanno fatto sì che, rivedendo il testo, il risultato fosse decisamente più comprensibile e di fattezza migliore rispetto a quella di partenza. Questo è ciò che mi piace di questo sito.
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Re: Il simbionte

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Felice ha scritto: 19/11/2025, 18:26
👌
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Re: Il simbionte

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Naoise ha scritto: 19/11/2025, 16:48 ________________________________________
“— Le nanomacchine… hanno ottimizzato — ha detto il medico di sintesi.”
Qui si mostra un linguaggio clinico e distaccato: la parola “ottimizzato” suggerisce una modifica profonda, non un semplice intervento curativo.
Perché i tre puntini? Sembra una indecisione. "hanno ottimizzato", usato senza complemento diretto resta molto sul vago. Già si crea una attesa; cosa cavolo hanno ottimizzato delle nanomacchine ? "Il medico di sintesi" Cosa significa di sintesi? è un medico sintetico? E' una medico che si occupa di sintesi? Sintesi intesa come protesi sintetiche?
Naoise ha scritto: 19/11/2025, 16:48 ________________________________________
“Mi alzo, barcollo: i muscoli non obbediscono, come se imparassero da me.”
In questo passaggio si mostra un corpo estraneo alla coscienza: i movimenti incerti e il controllo imperfetto fanno intuire una natura fisica recente, non familiare.
Se non obbediscono, non stanno imparando da te.
Naoise ha scritto: 19/11/2025, 16:48 ________________________________________
“Scivolo sul torace: piatto. Poi, più in basso. Niente. Vuoto.”
Qui si mostra fisicamente la trasformazione. L’assenza anatomica rivela che prima il soggetto aveva un corpo maschile — senza bisogno di dirlo esplicitamente.
Ah, se l'intento era quello di far capire che non è più uomo, credo si potesse anche risparmiare queste frasi. Speravo intendessi un corpo ancora in costruzione: il ventre e le gambe ancora assenti. Peccato, sembrava più interessante. Altra cosa: se è una donna, perché dici che ha il petto piatto?
Naoise ha scritto: 19/11/2025, 16:48 ________________________________________
“Non mi hanno salvato: hanno generato un simbionte che abita i miei resti.”
Qui si mostra il passaggio dalla constatazione fisica alla comprensione dell’accaduto: la voce interna riconosce che non c’è stata una ricostruzione, ma la creazione di un’entità nuova che ingloba ciò che resta dell’individuo originario.
La parola simbionte non funziona, a mio avviso. Ha un determinato significato e non lo stai utilizzando nella maniera corretta. Entità, sarebbe forse meglio... anche anomalia avrebbe un certo fascino... nuovo essere... qualcosa di nuovo...
Naoise ha scritto: 19/11/2025, 16:48 ________________________________________
“Ricordo una festa. Il bacio di Mark.”
In questo frammento si mostra un ricordo che irrompe come un’immagine isolata: essenziale, non contestualizzata, quasi impiantata.
Forse, per dare l'idea che le due entità cominciano a sovrapporsi, invece di usare "ricordo", potresti inserire "mi sembra di ricordare" o qualcosa del genere.

Permettimi di tentare due riscritture, per esplicitare al meglio ciò che ho voluto intendere sino ad ora.

Amabili resti
— Il processo di ottimizzazione delle nanomacchine è completato — ha detto il medico.
Mi alzo, barcollo: i muscoli non obbediscono, non rispondono ancora.
Una donna mi fissa dallo specchio. I suoi occhi sono i miei.
Appoggio la mano sul vetro. Lei fa lo stesso.
Non mi hanno salvato: nei miei resti ora abita un altro, anzi un'altra.
Nei miei ricordi appare una festa... il bacio di Mark.
Ero io... Sempre stata io.
No. È una menzogna!
Ma sta diventando la mia verità...

Una nuova me
—Ottimizzazione nanomacchine completato — ha detto il medico.
Mi alzo, barcollo: i muscoli non obbediscono, è come se li dovessi educare nuovamente.
Una donna mi fissa dallo specchio. I suoi occhi sono i miei.
Appoggio la mano sul vetro. Lei fa lo stesso.
Il torace e il ventre: forme che non sono le mie.
Non mi hanno salvato: hanno impiantato un essere che abita i miei resti.
Il ricordo di una festa: il bacio di Mark.
Non è un mio ricordo!
... ma lo sta diventando.
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Re: Il simbionte

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Caro, non posso promettere nulla, ma apprezzo molto la tua attenzione ai miei esperimenti. Se ti va, prendi spunto dalla mia storia per scriverne una tua: anch’io ho fatto lo stesso con "Oscurità" di Dixit. Il simbionte è un miniracconto inquietante e sono certo che tu saprai esaltarne il potenziale.
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Re: Il simbionte

Messaggio da leggere da Felice »

Naoise ha scritto: 20/11/2025, 18:46 Il simbionte è un miniracconto inquietante e sono certo che tu saprai esaltarne il potenziale.
COme evidenziato sopra, Il SImbionte è un racconto incoerente e di tali incoerenze tu non riesci a dare spiegazioni a chi te le chiede.
Spunti per elaborare racconti ne ho da vendere, non mi servono le idee degli altri, tranquillo, ti ringrazio.
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