Il Comandante

Qui potete inserire qualche vostra opera, per condividerla con tutti gli altri iscritti del forum.
Avatar utente
Massimo Vaj
Card
Card
Messaggi: 82
Iscritto il: 15/06/2013, 6:51

Il Comandante

Messaggio da leggere da Massimo Vaj » 18/07/2013, 10:53

Io non amo le competizioni, devo premetterlo insieme al dubbio che questo disamore sia dovuto al fatto che non mi piace perdere, anche se devo aggiungere che non avendo mai vinto nulla, nemmeno al distributore delle cicche, ho imparato ad apprezzare il fascino della sconfitta. Questo raccontino l'ho scritto stamattina, pensando di infilarlo nello spazio riservato alle tre lune, quello sul tema della ribellione. Finito di scrivere, però, mi son detto: "Perché non farlo leggere subito?", tanto una sua eventuale pubblicazione sarebbe l'ultima delle preoccupazioni che mi stanno torturando l'esistenza. E così faccio.

Il Comandante

Essere un teorico della Rivoluzione era gratificante, almeno quanto doloroso era il suo doversi nascondere, acquattato sull'asteroide più schifoso del sistema solare. Lui era la mente simbolo che doveva essere difesa a tutti i costi, ed era stato condotto e nascosto in quel pisciatoio, come si fosse trattato di mettere al sicuro l'arma segreta della speranza di cambiamento che univa tutti i diseredati della Terra. Gli avessero chiesto di riassumere le ragioni per le quali era considerato l'intelletto di spicco della Masnada Ribelle, lui avrebbe sfoderato la migliore espressione da stupido che conosceva, perché troppe erano le cose che aveva detto e scritto attorno all'ipocrisia del Governo Unico, che stava stremando il pianeta che un tempo fu teatro del magnifico confronto critico attraverso il quale le diverse culture e civiltà erano state capaci di estinguersi vicendevolmente, nel caldo abbraccio di una guerra nucleare. Il Governo Unico era stata l'ultima alternativa possibile rimasta, a detta dei suoi feroci cani da guardia, l'unica in grado di unificare i diversi modi di odiarsi che avevano i popoli, soffocandoli nella Santa Fede Ultima, quella che poteva essere compresa dalle intelligenze di tutti: la Fede nella potenza dello Stato Unificatore. Così la moltitudine di staterelli che in passato erano stati i colpevoli vampiri, responsabili del dissanguamento delle nazioni, ora si era riunita nel Tempio dove lo sfruttamento era stato elevato al rango di Religione, talmente potente da non lasciare speranze diverse dalla Rivoluzione violenta che lui predicava, con parole capaci di trasformarsi in ribellioni continue, attuate attraverso il suicidio di eroici kamikaze innocenti. La Guerriglia Santa conseguente stava ammorbando lo Stato Unico, e come il morbillo pruriginoso tiene sveglio un bambino, lo privava del sonno e lo Stato, in risposta, si grattava a sangue gli esantemi ribelli che ostacolavano lo scorrere di un sangue che avrebbe dovuto essere pacifico, nel suo riempire le casseforti senza fondo di proprietà dei burocrati Statali.
Persino i vecchi e i bambini che lo chiamavano "Comandante" erano disposti a morire per lui, anche se non lo avevano mai visto in viso, affascinati dal fatto che nemmeno sua madre aveva potuto guardarne i lineamenti, perché massacrata dalla polizia poco prima di poterlo partorire, e lui aveva dovuto essere estratto dall'apertura fatta con l'imprecisione di un laser portatile che aveva aperto, insieme al ventre di sua madre, un profondo solco sul suo viso senza riuscire a scucirgli una sola lacrima. Quel solco era l'unico aspetto conosciuto della sua persona, e anche la ragione per cui erano stati uccisi dallo Stato tutti gli uomini che avevano la faccia attraversata da quel marchio traditore.
Nessuno poteva immaginare che il Comandante era prigioniero del suo desiderio di poter essere finalmente libero.
Un giorno, o fu durante una notte, nessuno lo può dire perché l'asteroide vorticava perennemente nascosto insieme al lato in ombra di Plutone, il Comandante fece uno strano sogno, non di quelli che normalmente assediano gli ibernati i quali, come lui, attendevano che il calore della vita li risvegliasse. Un sogno nel quale s'immaginò libero di tacere, e di ascoltare il silenzio nel quale l'universo roteava il proprio bisogno di esistere. Una visione si aprì davanti al suo stupore, e vide che il tutto era ordinato in modo che il male non potesse trionfare su quel poco che dà origine a tutto. Comprese che il buio cosmico era a immagine del Mistero che avvolgeva la nascita e la morte che si alternavano in un danzare macabro, nel ricostruire le condizioni vitali attraverso cui tutto respirava il desiderio di libertà.
Persino il male voleva rubare la propria impossibile indipendenza dal bene.
Vide l'universo dei contrasti come si guarda una bolla di sapone pronta a esplodere all'aggravarsi dei colori sulla sua superficie, e capì di essere come quella bolla.
Come avrebbe potuto aiutare la pace nel suo non aver mai conosciuto cosa fosse la pace?
Diede l'ordine mentale necessario perché la propria cellula incubatrice si spalancasse, e quella si aprì alla vita, decongelando per gradi la salma della libertà che stava proteggendo, e il Comandante dopo qualche ora ne uscì, senza versare una lacrima per sé, ma piangendo per i propri fratelli che si facevano esplodere per guadagnare la vita eterna per loro, e la disperazione per i propri figli.
Non avrebbe più sostenuto la ribellione, non prima di averla trasformata nei modi di essere attuata. Quei modi non avrebbero più dovuto assecondare il male, perché assecondandolo lo si rafforza.
Ordinò alle guardie che presidiavano l'asteroide di condurlo sulla Terra, e lo fece togliendosi la maschera nera che oscurava la nuova luce che il suo volto emanava, davanti allo stupore di coloro che avevano consacrato il vivere alla sua necessità di anonimato.

Non raggiunse mai la sua amata Terra, perché il suo cadavere fu lavato e rimesso nella cellula ibernante, muto esempio del non poter tornare alla vita terrena che ha il bene, quando si rifiuta di essere lo strumento del male che regna sull'intero universo. Un male che maledice l'Intelligenza di uno Spirito del quale non riesce a comprendere le altruistiche ragioni di essere.

Rispondi