Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre lune

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carlo
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Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre lune

Messaggio da leggere da carlo » 31/03/2013, 17:37

Vuoto - un racconto di Carlo Trotta

"l'essere è, il non essere non è!"
Laconico, netto, così Max, capitano della Parmenide, in viaggio da quasi 2 anni, chiuse il discorso.
Nonostante il nome della nave sia un omaggio al filosofo greco, la maggior parte dei suoi occupanti non ne conoscevano il pensiero anzi, probabilmente alcuni sopratutto tra i tecnici non sapevano neanche chi fosse, così il comandante si divertiva a citarlo, a volte anche a sproposito.
Erano alcuni giorni che si continuava a discutere a bordo della nave a causa di una scoperta incredibile del fisico italiano Angelica Selvelli, genio di rara arguzia, che con i suoi calcoli basati sui responsi degli spettrogrammi, aveva individuato una zona di "non essere" inconciliabile con le conoscenze moderne, tanto che la nave aveva cambiato rotta da due giorni, allungando di molto il già lunghissimo viaggio, per avvicinarsi a questa zona e raccogliere altri dati.
Come tutti sanno per "vuoto" nello spazio si intende comunemente alludere a quel vuoto quasi perfetto che (scusatemi il paradosso) riempie gli spazi intergalattici, ma comunque non privo di molecole, e di campi gravitazionali o elettromagnetici, il vuoto nello spazio è rappresentato dalla formula 1,3 x 10 elevato alla -8, e questa formula non prende in considerazione la materia oscura, la cui densità era più difficile da calcolare e più sensibile a variazioni nelle diverse zone dello spazio, ma la cui presenza era comunque indiscutibile e tracciabile grazie alle reazioni gravitazionali.
Questa zona invece, situata all'incirca tra 2 stelle molto distanti tra loro ma comunque appartenenti allo stesso sistema, risultatava totalmente priva di alcunchè.
A bordo si pensava a un possibile errore delle macchine, era un fenomeno mai incontrato prima e quindi il capitano consultandosi con gli scienziati di bordo aveva deciso di allungare la missione pur di avvicinarsi a raccogliere dati e svolgere qualche indagine.
"Una vastissima area totalmente priva di molecole, di radiazioni, un area di nulla assoluto mi sembra impossibile, quali barriere possono frenare l'entropia degli spazi siderali? Quale fenomento naturale potrebbe agevolare il crearsi di simili condizioni? Il vero vuoto è difficile da ricreare persino con complicati esperimenti scientifici, e in spazi molto raccolti! Dobbiamo assolutamente capire come questo fenomeno ad oggi unico si sia svilpuatto, credo che ci basti avvicinarci a circa ciquantamila miglia dall'area per poter effettuare osservazioni strumentali più accurate", pieno di un agitazione comprensibile solo da chi ha donato la vita alla scienza, così parlava il fisico matematico Simon Richard rivolgendosi al capitano Max, il quale senza rispondere, tra se e se pensava "il non essere, non è".
Ci misero altri cinque giorni di viaggio (sulla nave ovviamente il tempo era scandito basandosi sugli orari terrestri, in questo caso con il fuso orario di nuova yorke) per portarsi sul margine di quella che ormai gli scienziati e i tecnici di bordo chiamavano la "zona vuota". Sulla nave non si pensava ad altro, non si parlava di altro, e persino i pettegolezzi sulla storia d'amore tra la prof. Selvelli e il cuoco di bordo, che prima avevano catalizzato buona parte dei discorsi, si erano totalmente placati.

Ma dal momento che tutto è denominato luce e tenebra
e queste, secondo le loro attitudini sono applicate a questo e a quello,
tutto è pieno insieme di luce e di tenebra invisibile,
pari l'una e l'altra, perché né con l'una né con l'altra c'è il nulla.
(Parmenide - frammento 9)


Il mezzo, con i suoi 32 membri di equipaggio, 20 uomini e 12 donne, senza contare le diverse cavie da laboratorio tra cui anche 4 cloni umanoidi, si fermò a circa 60mila miglia dal margine più vicino della "zona vuota", e accese ogni macchinario possibile volto a scandagliare quell'immenso oceano tridimensionale di niente.
E, con grande stupore di tutti gli scienziati e gli uomini di bordo, persino quelli più ignoranti, non trovarano nulla.
Non una molecola di azoto, non una radiazione, non un infinitesimale granello di pulviscolo spaziale, un immenso vuoto assoluto grande circa venti volte il nostro pianeta natale, buttato li nel bel mezzo degli universi.
La scoperta più eccezionale fu fatta dopo un paio d'ore di osservazioni, e fu la bella quanto intelligente dottoressa Angelica a fare le deduzioni che l'han portata alla sconvolgente conclusione:
"I confini della zona vuota ne fanno una sfera perfetta, così perfetta che non può esser naturale. È come se vi fosse uno schermo immateriale ma impenetrabile al di fuori del quale regna il caos e la casualità, e all'interno del quale vi è il vuoto, la perfezione razionale, l'immobilità assoluta!"
Niente, nulla, vuoto, lì dentro probabilmente neanche il tempo scorreva.
La Parmenide ha passato 3 giorni studiando questa bolla incomprensibile, avvicinandosi fino a 20mila miglia, ma non di più perchè il capitano Max non si fidava e voleva mantenersi a una distanza di sicurezza, anche se non sapeva bene di cosa aver paura, l'aveva, e questo era un fatto.

Unilateralmente, senza ascoltare le proposte e le proteste degli scienziati, in particolare della Selvelli, che chiese di rinunciare alla meta finale e impiegare tutto il tempo a disposizione per studiare la zona vuota, il capitano decise di riprendere il viaggio verso Bellatrix, il gigante blu della costellazione di Orione.

Questa è la breve storia del pirmo di un infinita serie di incontri dell'umanità con il niente, e come sappiamo da allora nulla sarebbe stato più lo stesso.


non potresti conoscere ciò che non è, perché non è cosa fattibile.
né potresti esprimerlo
(Parmenide, estratto dal frammento 2)

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Pardan
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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da Pardan » 31/03/2013, 18:31

L'idea è buona, piuttosto originale e mi piace la scelta di lasciare il mistero sull'origine del nulla.
I personaggi, trattandosi di un racconto breve, sono appena abbozzati, ma funzionano, l'ambientazione è quella consueta della nave spaziale in missione esplorativa.
Ora comincio con le cose cattive >:D
Quello che non mi piace, e non lo dico perché è stato scartato, l'ho notato anche in racconti LTL e pure in racconti NASF pubblicati in volume, che è più grave, è una serie di errori di battitura (svilpuatto, pirmo, trovarano ), facilmente evitabili, i tempi verbali a casaccio e alcune frasi poco curate, tipo questa:
"E, con grande stupore di tutti gli scienziati e gli uomini di bordo, persino quelli più ignoranti, non trovarano nulla."
Sarò una vecchia barbogia fissata con l'italiano, ma secondo me più breve è la composizione e maggiore dev'essere l'attenzione alla forma, perché si nota ancora di più. O per lo meno quei tre o quattro fissati come me lo notano, è come una stonatura in un brano musicale, non si può iniziare con un passato remoto e poi, zac! ci si infila un indicativo presente e poi si torna al passato.
(Poi leggo i giornali, dove impazzano espressioni come "qual'è", sò, quì, ecc, scritte da laureati in scienze della comunicazione e mi cadono le braccia).
Però se leggete un romanzo di un editore "professionale" non trovate questi errori, perché ci sono gli editor, i "negri" pagati per tradurre in buon italiano le fatiche di scrittori più o meno famosi, e questa è una delle cose che distingue i professionisti da noi dilettanti.

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da Massimo Baglione » 31/03/2013, 18:47

Mi sembra ovvio che la giuria di LTL non abbia la benché minima idea del mare di guai nel quale si è andata a ficcare scartando un racconto di Carlo "Foxtrott" Trotta.
Poverini... :D
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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da Marco Signorelli » 31/03/2013, 19:42

Il buon livello di questo racconto è sintomatico della accuratezza e dell'elevato standard richiesto per questo contest.
L'idea è buonissima, credo che l'unico motivo per cui non è stata selezionata è che è troppo compressa nelle battute a disposizione; per farla semplice troppa carne al fuoco. Se lo stesso racconto veniva scritto in prima persona, senza raccontare troppo il passato o dare informazioni varie, affrontando magari una giornata di studio di quel nulla sferico, avrebbe potuto essere tra i primi.

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da carlo » 31/03/2013, 19:54

gli errori li ho aggiunti dopo apposta, per giustificare l'eliminazione

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da jormungaard » 31/03/2013, 19:56

Massimo Baglione ha scritto:Mi sembra ovvio che la giuria di LTL non abbia la benché minima idea del mare di guai nel quale si è andata a foccare scartando un racconto di Carlo "Foxtrott" Trotta.
Poverini... :D
Signore perdonali, poichè non sanno cosa hanno fatto.

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da carlo » 01/04/2013, 2:43

ahhahahhahahah intanto il forum scade tra pochi giorni (davvero) e non ho ancora caricato la postepay...........

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da dixit » 01/04/2013, 13:20

Carlo, preparati, veniamo in vacanza da te... e ti portiamo la festa.

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da quaesitor » 01/04/2013, 13:32

D:
È la fine!

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da Luigi Bonaro » 01/04/2013, 13:34

Carlo, è un bel racconto però. A me è piaciuto molto...

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da quaesitor » 01/04/2013, 13:34

Ho paura che la prossima avventura del nucleo narrerà di una spedizione punitiva ai danni dei gestori di LTL

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da dixit » 01/04/2013, 14:14

Io mi dissocio. :)

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da Pardan » 01/04/2013, 15:17

carlo ha scritto:gli errori li ho aggiunti dopo apposta, per giustificare l'eliminazione
Ah, ecco! :-)

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da Massimo Baglione » 01/04/2013, 19:28

quaesitor ha scritto:Ho paura che la prossima avventura del nucleo narrerà di una spedizione punitiva ai danni dei gestori di LTL
ahaha vero!
Hey, AOQ (Antares, OvoNuovo e Quaesitor), toccherebbe a voi scrivere un'avventurina per il nucleo! :bootyshake:
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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da quaesitor » 01/04/2013, 21:00

I miei incontri con la narrativa umoristica da scrittore hanno dato risultati altalenanti per dire un eufemismo :D

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da jormungaard » 03/04/2013, 11:30

quaesitor ha scritto:Ho paura che la prossima avventura del nucleo narrerà di una spedizione punitiva ai danni dei gestori di LTL
No, credo che la prossima avventura narrerà di una spedizione ai danni di chi ogni anno si scorda di rinnovare il dominio del sito NASF

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da carlo » 03/04/2013, 17:47

mancano pochi giorni allo scadere, e non vedo grandi donazioni.... temo che quest'anno il forum.................................

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da Massimo Vaj » 17/06/2013, 12:13

Il "Non essere" è chiamato in questo modo per l'obbligo dato dall'impossibilità di attribuire un nome alla Realtà che precede l'essere contenendone le potenzialità in principio, ma non è correlativo all'essere proprio perché l'essere procede dal "Non essere". Il "Non essere" non è assoluto e nemmeno è considerabile come principio primo, ma corrisponde al contenitore di possibilità non espresse ancora, in via di espressione o che non possono essere espresse. Il concetto di Dio degli occidentali rientra ancora nel "Non essere" in quanto Dio è Causa dell'essere e, come è per tutte le cause anche nella dimensione relativa, non partecipa ai suoi effetti né da questi ultimi può essere modificato. L'idea occidentale di Dio è quella riferita al Dio in quanto prima affermazione sensibile dell'esistenza, e a rigore essendo non può essere assoluto come, invece, è detto che sia. Ogni realtà affermata è necessariamente relativa rispetto alle altre realtà verso le quali la sua affermazione ha senso. L'Assoluto non può esistere perché l'esistere lo priverebbe dell'assolutezza. L'esistenza, come dicono i taoisti, nei confronti dell'Assoluto è meno di un battito di ciglia...

Il vuoto è privo di confini i quali ne disegnerebbero i contorni affermandone la sussistenza. Ogni vuoto sarebbe così riempito dalle realtà che gli giacciono, o si agitano, accanto. Naturalmente l'Assoluto non potrebbe rientrare nel relativo tanto quanto il più non potrebbe stare all'interno del meno. Questi sono errori che punteggiano il tuo racconto, ma non solo, perché sono presenti nel comune conoscere scientifico che è impegnato a misurare la realtà senza sentire il bisogno di conoscere le sue ragioni d'essere e i princìpi che ne ordinano il dispiegamento; allo stesso modo di un geometra che misura un terreno senza chiedersi delle origini della terra. La logica non può contrariare la verità, perché essa è l'effetto della verità all'interno della sfera razionale, ma questa sfera costituisce un dominio limitato proprio dell'umano essere ed ha caratteristiche indefinite che non potrebbero essere infinite, questo a causa del fatto che la logica è figlia della verità, non madre. Effetto, non causa e, di conseguenza, la logica non può contenere tutta la verità così come un contenuto non è in grado di comprendere in sé il proprio contenitore. Nonostante questo, in un racconto come è il tuo, sarebbe stato meglio utilizzarla questa logica... ;)

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da quaesitor » 17/06/2013, 13:55

"È necessario il dire e il pensare che l'essere sia: infatti l'essere è,
il nulla non è: queste cose ti esorto a considerare.
E dunque da questa prima via di ricerca ti tengo lontano,
ma, poi, anche da quella su cui i mortali che nulla sanno
vanno errando, uomini a due teste: infatti è l'incertezza
che nei loro petti guida una dissennata mente. Costoro sono trascinati,
sordi e ciechi ad un tempo, sbalorditi, razza di uomini senza giudizio,
dai quali essere e non-essere sono considerati la medesima cosa
e non la medesima cosa"
- Parmenide, frammento 6

1) La pseudo-soluzione del non-essere come potenza-di-essere è aporetica. Si presuppone che il concetto di 'potenza' sia applicabile per traslato alla distinzione essere/nulla, ma... con quali basi? Chi l'ha detto che puoi trattare il nulla come una qualsiasi altra cosa? Essere non vuol dire esistere in atto, il passato e il futuro 'sono' senza esistere in atto, dunque l'applicazione della dualità atto/potenza non ha significato nel pensare essere e nulla.

2) Ma tu dici che Verità e Logica non coincidono, e così salvi baracca e burattini. Se però la Verità 'eccede' la Logica allora nessun discorso (né il mio, né tanto meno il tuo) può coglierla e allo stesso tempo tutti la colgono. Non si potrebbe dire nemmeno che la Verità sia 'oltre' la Logica perché in quel caso si distinguerebbero due ambiti; in uno varrebbe la Logica e nell'altro no, e a quel punto l'ambito della non-Logica sarebbe anche l'ambito della Logica (lì non varrebbe il principio di non contraddizione per cui A non è non-A). Non ci sarebbe modo di distinguere la verità dal falso, perché tutti i principi della logica vanno a farsi friggere: la tua verità è sia indicibile che impensabile. E allora a questo punto tanto varrebbe stare zitti.

3) Detto ciò, è ovvio che l'aporia del Nulla (noi diciamo l'assolutamente Nulla, e ci sembra di capire cosa diciamo, ma allo stesso tempo come si fa a dire quello che assolutamente non è? Non facciamo 'esistere' il Nulla in questo modo, rendendolo non-Nulla?) è devastante per il pensiero e per la logica, ma questo in nessun modo ci autorizza a tentare 'superamenti' misticheggianti della logica stessa.

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da Massimo Vaj » 17/06/2013, 16:48

Il "Non essere" non è affatto il nulla, ma è la Realtà che contiene l'essere in potenza. L'Assoluto è causa sia del "Non essere" che dell'essere, perché non essendo duale né contenendo relazioni nella sua unicità... potenza e atto sono una sola realtà nell'istante privo di durata e, di conseguenza, ciò che può essere è, e quello che non può essere non è. La contraddizione ai princìpi universali che regolano la manifestazione dell'esistenza, il paradosso quindi, è una impossibilità di realizzazione, e lo è nel suo non avere eccezioni perché l'eccezione è parte integrante dei principi universali.
Parmenide era un filosofo, non un metafisico come sono stati Eraclito, Socrate, Platone e, di seguito, Aristotele. Affermava ipotesi personali e slegate dai princìpi metafisici, al punto di dire che l'Essere primo è nel contempo finito e immortale, e questa è una contraddizione in termini perché l'immortalità è infinita, dal momento che non è sottomessa alla durata, e Parmenide la confonde con la perpetuità, che è una condizione di durata indefinita e sottomessa alla ciclicità dell'esistenza.
Capisco non sia questa la sede più adatta a trattare di metafisica e me ne scuso, ma mi è difficile tacere quando si discorre di princìpi e delle loro conseguenze, siano esse non manifeste che manifestate.
Quaesitor confonde poi la mistica con la metafisica, confusione negata dal carattere passivo della prima e da quello attivo della seconda, ma non mi pare il caso di entrare in polemica, perché la Libertà assoluta rappresentata dall'Assoluto impone che la Verità non sia comunicabile a causa del fatto che la Libertà assoluta tutto è libera di fare tranne che contraddire se stessa, ed è per questo che deve essere rispettata, attraverso l'incomunicabilità, la libertà altrui di scoprire da sé il senso di ogni cosa. Sarebbe impossibile far entrare ciò che relativo non è, come è il caso della consapevolezza metafisica, nel relativo che contiene la coscienza. La Verità metafisica ha una natura infinita come Infinito è ciò che considera e non è una conoscenza ipotetica umana, diversamente dalle filosofie. All'uomo è concesso vedere questa Verità nei suoi princìpi costitutivi, ma il vederla non lo rende proprietario allo stesso modo di chi, osservando un panorama, non ne diviene il padrone. L'uomo in rari casi ha accesso alla conoscenza assoluta dei princìpi, e ce l'ha per volontà dell'Assoluto, in ragione della centralità che è il legame che lo unisce all'Assoluto. È in questo legame che acquista senso l'immagine e somiglianza della natura umana all'assolutezza trascendente. La Certezza metafisica è come l'infinità interna del Mistero assoluto, la quale non può esaurirlo.
P.S: la logica non ha opponenti che nella contraddizione ai principi che guidano la logica. Ciò che è superiore alla logica non è una "non logica", ma è una logica che superando la consequenzialità discorsiva della ragione appartiene alla Verità. L'intelligenza individuale non è l'Intelligenza universale. La prima dispone della capacità logica, almeno per quanto si riferisce all'umano essere, mentre la seconda è universale ed è caratteristica dell'intuito, superiore perché spirituale, immediato nel suo essere oltre il tempo e slegato dalla mente, e diretto nel suo essere collegato al centro universale di sé.

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da carlo » 17/06/2013, 17:31

Massimo non scusarti anzi mi fa molto piacere che il mio raccontino idiota abbia portato a questa dicussione, non mi son posto tanto il problema da un punto di vista filosofico, e neanche pratico, anzi, era proprio l'impossibiltà insità in questo "incontro" che mi ha dato lo spunto, perchè la trovavo adatta al tema, rileggendolo però a distanza di tempo ne colgo ulteriormente i limiti che già mi si sarebbero dovuti palesare immediatemente, e capisco cosa intendi dire ho dalla mia la sola giustificazione, per quanto suoni superficiale, che era proprio su questo concetto di impossibile e di irrazionalizzabile che volevo giocare con il testo, fallendo me ne rendo conto miseramente.

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da quaesitor » 17/06/2013, 19:42

Sono belle parole, Massimo (risuonano molto di Guenon, un autore che apprezzo per certi versi), ma non è che risolvano l'aporia. Si limitano a spostare il problema, a nasconderlo sotto il tappeto. Come si potrebbe capire e possedere una Verità 'indicibile'? Se la Verità è indicibile vuol dire che non ha contenuto (o che ha contenuto contraddittorio). O ancora: questa benedetta differenza tra intelletto individuale e intelletto sovra-individuale dove si dovrebbe porre? È come dire che esiste l'uccellino della Verità, che è invisibile, impalpabile e parla solo a chi vuole lui. In pratica se accetti il discorso del 'metafisico' allora stai usando l'intuizione l'intelletto sovra-individuale, se non lo fai ti sei 'abbassato' a ragionare consequenzialmente come tutti i poveri mortali e quindi sei nell'errore (perché una Verità coerente, consequenziale e 'dicibile' debba essere considerata una specie di 'invenzione' individuale mentre una Verità indicibile debba essere espressione dell'Assoluto è poi tutto da spiegare). È tutto un po' troppo 'a buon mercato', se mi passi l'espressione.

Un esempio su tutti: "La Certezza metafisica è come l'infinità interna del Mistero assoluto."
Questa è una tipica espressione non mi riesce possibile accettare. Dire che la Certezza è uguale al Mistero vuol dire che la certezza è uguale alla non-certezza. Ma a questo punto posso anche dire che il tutto è uguale al nulla, che l'intero è uguale alla parte, che dodici è uguale a seicentododici, che hai ragione tu E che ho ragione io, etc etc.

Non leggere le mie parole come se fossero dettate dall'astio nei tuoi confronti; è che, vivendo in un ambiente dove questi discorsi mi sono stati riproposti alla nausea e spesso in modo non consapevole delle conseguenze cui portano, tendo ad affrontare queste cose in maniera molto franca.

PS: la differenza tra metafisica (attiva) e mistica (passiva) non è importante per la presente questione. Ho parlato di mistica perché in questo ambiente mi pare renda con più forza il senso di ciò di cui si parla.

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da Massimo Vaj » 17/06/2013, 20:27

Verità incomunicabile è la Verità nella sua essenza non relativa, dunque impossibilitata a stare nella realtà manifestata. La questione deve essere spostata sul chiedersi come sia possibile che qualcuno all'interno dell'esistenza ne sia a conoscenza. La risposta non può essere che questa: l'uomo non è solo quello che sembra essere. Sta a dire che la centralità ineffabile, spirituale quindi, rende partecipe l'uomo dell'assolutezza trascendente. Il Sé, il Jivatma dei Veda, l'uccello immobile sull'albero delle Upanishad nel Vedanta... questa centralità rappresenta. È attraverso la propria centralità che un essere umano è in grado di comunicare con l'assolutezza incomunicabile. Chi vede vede i princìpi universali nell'assoluta Certezza esente dal dubbio. Ecco quale è la Verità incomunicabile, ed è la difesa che la Verità unica attua per difendere se stessa. È un vedere non mediato dalla mente, attuato attraverso l'intelligenza universale, un vedere i princìpi costitutivi della realtà manifestata e, a gradi differenti per ognuno in dipendenza della vita condotta, anche delle loro conseguenze. Non è un conoscere esclusivamente teorico, ma coinvolge tutto l'essere perché necessita di essere applicato. Poiché è una consapevolezza assoluta non può essere comunicata né insegnata. Guénon è stato un metafisico e un maestro, ma nulla di ciò che ha detto e scritto è frutto di un suo ipotizzare. Chi vede non può più inventare verità che lo precedono. So che non è possibile comprendere nella sua essenza quello che sto dicendo, e non lo è per le ragioni sopra esposte. È un obbligo e una necessità dato dalla Libertà assoluta, quella che in Occidente è chiamata, confusamente, Dio.
Un individuo che "vede" vede attraverso un canale di comunicazione aperto nell'immediatezza dell'intuire spirituale, ma questo non contraddice alcuna logica perché l'intelligenza individuale assiste a questo intuire e, se vuole, può tradurre la Realtà vista nei termini propri alla consequenzialità discorsiva, anche se è costretta a lasciare l'Essenza nella centralità del suo proprio dominio. Questo implica una riduzione della Verità unica nelle verità relative che da questa derivano. In sé la metafisica non è soggetta a discussione perché non è una conoscenza umana, anche se all'uomo ne è concessa l'identificazione.
La Certezza è come l'infinità interna del Mistero non significa che è uguale al Mistero, il Quale essendo infinito è anche inconoscibile. Indica la condivisione data dall'assenza di limiti che la Certezza ha nel suo essere consapevole. Dire che tuo figlio condivide la tua natura per te significherebbe che siete una sola entità? Analogamente e per traslazione la cosa vale nei confronti dell'Assoluto il Quale un'entità non può essere.
P.S: la forza in ciò che si sta dicendo non è data dalla scelta delle parole, soprattutto quando è stata una scelta sbagliata, ma dalla verità presente al loro interno. Non ho letto astio in quello che hai scritto e anche se di astio si fosse trattato questi non sarebbe stato rivolto alla mia persona perché non una parola di quelle che ho scritto è farina del mio sacco. Il rifiuto è sempre rivolto alla dottrina metafisica, mai a chi la espone. Non ci può essere orgoglio intellettuale in chi semplicemente descrive ciò che vede, e lo fa necessariamente nei limiti imposti dal grado della propria intelligenza individuale che, nel mio caso, è incastrata nella più totale mediocrità.

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da quaesitor » 17/06/2013, 23:22

"Verità incomunicabile è la Verità nella sua essenza non relativa, dunque impossibilitata a stare nella realtà manifestata. La questione deve essere spostata sul chiedersi come sia possibile che qualcuno all'interno dell'esistenza ne sia a conoscenza. La risposta non può essere che questa: l'uomo non è solo quello che sembra essere. Sta a dire che la centralità ineffabile, spirituale quindi, rende partecipe l'uomo dell'assolutezza trascendente."
-
Quindi la Verità sta e NON-sta nel relativo (o, se vuoi, l'uomo è e NON-è nel relativo). Non lo accetto.

"Un individuo che "vede" vede attraverso un canale di comunicazione aperto nell'immediatezza dell'intuire spirituale, ma questo non contraddice alcuna logica perché l'intelligenza individuale assiste a questo intuire e, se vuole, può tradurre la Realtà vista nei termini propri alla consequenzialità discorsiva, anche se è costretta a lasciare l'Essenza nella centralità del suo proprio dominio."
-
E cosa dovrebbe tradurre (se c'è qualcosa da tradurre)? Come si fa a tradurre un non-significato in un significato? Ogni traduzione sarebbe anche un tradimento bello e buono.

"La Certezza è come l'infinità interna del Mistero non significa che è uguale al Mistero, il Quale essendo infinito è anche inconoscibile. Indica la condivisione data dall'assenza di limiti che la Certezza ha nel suo essere consapevole. Dire che tuo figlio condivide la tua natura per te significherebbe che siete una sola entità?"
-
No, ma dire che mio figlio è infinito sì (e questo stai dicendo). Perché mio figlio (diciamo A) fosse infinito e anche il padre (diciamo B) lo fosse, condividendone la natura, si danno solo tre possibilità:
1) si da che A=B
2) si da che A>B (è un ordine d'infinito maggiore, e quindi comprende B come tutto)
3) si da che A<B (è un ordine d'infinito minore, e quindi è compreso da B come parte)
A questo punto o è la 1) oppure l'infinita della Certezza e del Mistero non sono comparabili. Ma se non lo sono, e mi pare di capire che dovrebbe essere il Mistero a prevalere, allora la Certezza dovrebbe essere da sempre sovrastata dal Mistero, cioè dalla non-Certezza. Cioè in pratica il proprio essere-certi sarebbe una forma del non-essere-certi. Non lo accetto.

"In sé la metafisica non è soggetta a discussione perché non è una conoscenza umana, anche se all'uomo ne è concessa l'identificazione."
-
Per questo dico che la metafisica intesa in questo senso è una conoscenza di un contenuto vuoto. È come parlare di una scatola che rimarrà chiusa per sempre. Fino a che, ti promettono, non finirai dentro la scatola. Ma a quel punto tanto quando ne uscirai non saprai comunque esprimere a te stesso né agli altri cosa hai visto. (Paradosso della Verità che sta e non-sta nel relativo.)

"Il rifiuto è sempre rivolto alla dottrina metafisica, mai a chi la espone."
-
Dal mio punto di vista invece, considerando io la dottrina metafisica conoscenza di un contenuto vuoto (che in quanto tale non posso rifiutare o accettare, perché non c'è nulla su cui far pendere il giudizio), tutto quello che rifiuto sono i contenuti del discorso concretamente esposto. Non che ci sia o voglia esserci comunque nulla di personale.

"La forza in ciò che si sta dicendo non è data dalla scelta delle parole, soprattutto quando è stata una scelta sbagliata, ma dalla verità presente al loro interno."
-
Se non che i termini hanno significati differenti in ambiti differenti. Se Guenon dice "metafisica" si sta parlando di una cosa, se ci riferiamo ad Aristotele si sta parlando di una cosa leggermente differente (scienza delle cause prime, senza richiami a qualcosa di sovra-razionale), se lo dice Heidegger una cosa ancora differente.
La precisazione ha il suo senso, ma non facciamo troppo i puntigliosi quando non è il caso. Siamo in un forum di fantascienza, dopotutto, e credo che ben pochi qui abbiano conoscenze riguardo a quello che si sta dicendo. Inoltre, come mi sembra di aver mostrato, lo stesso termine 'metafisica' è adatto solo finché vogliamo che lo sia (e cioè in definitiva ci pieghiamo in una certa misura alla terminologia Guenoniana fregandocene ad esempio di quella filosofica attuale).

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da Massimo Vaj » 18/06/2013, 5:36

Per teoria deve essere intesa una sequenza di affermazioni o negazioni legate tra loro da un procedimento consequenziale logico oppure illogico. Dunque e in sé il termine teoria non include e non esclude necessariamente una verità. Si accetta oppure no una teoria, che appare logica o contraddittoria in dipendenza dell'ampiezza dell'orizzonte intellettuale di chi accetta o rifiuta quella teoria. La si può condividere in diversi modi, che corrispondono al piano sul quale sta la coscienza individuale di una persona. Ci si può limitare al crederla giusta o errata stando su un piano emotivo oppure su un altro livello prettamente intellettuale, ed entrambi i modi del credere o del non credere hanno le loro diverse gradazioni e sfumature. È qualcosa che ricorda il discutere attorno al sapore che ha il sugo di pomodoro quando è semi crudo o cotto troppo a lungo. I princìpi della logica sono fissi rispetto al muoversi del linguaggio, ma la stessa e unica logica ha, come costrizione, quella data dal dover procedere da presupposti che quando sono sbagliati conducono al contraddire i princìpi di verità che sono detti universali in ragione della loro applicabilità all'intero universo. Sarebbe buona norma, quando si discute di qualche cosa, specificare il perché si accetta una teoria oppure no. La Verità assoluta è la ragione d'essere di tutte le verità relative e sta alla loro radice tanto quanto sull'ultima foglia dell'albero dell'esistenza, ma il fatto che sia presente non significa che sia anche visibile a tutti. Noi tutti siamo all'interno dalla Verità tanto quanto la Verità è al nostro interno, ed è una questione di visuali: siamo al suo interno dal punto di vista della Verità e lei è al nostro interno dal punto di vista che ci appartiene. La Verità è l'unica Realtà che ha il dentro grande come il fuori, perché non ha un dentro e non ha un fuori. Gli abiti dei quali si vestono le verità relative sono necessari al fine di renderle adatte al confronto con le verità che stanno loro in opposizione. Opposizione su un determinato piano di osservazione che quando si eleva vede quella opposizione essere una complementarità che tende a risolversi nell'unità principiale dalla quale l'apparente opposizione ha avuto origine. Questo è un forum di fantascienza, me ne sono accorto persino io, ma significa forse che chi ama la fantascienza detesta la verità o il confronto dialettico attorno a delle possibili verità? Quello che posso ancora aggiungere è che scrivo storielle proprio per evitare di dire troppo chiaramente cosa la Verità sia e quali siano gli imperfetti modi del suo esprimersi. Non scrivo e non parlo per convincere, perché il farlo aggiungerebbe o sottrarrebbe dei credo ad altri credo, e il credere non è amico del conoscere.

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da Massimo Vaj » 18/06/2013, 6:48

L'Infinito è uno, non ce n'è uno minore o uno maggiore. Due infiniti sarebbero contraddittori costituendo l'uno il limite dell'altro. Non avendo limiti che possano includerlo o escluderlo l'Infinito è ovunque tracciato all'interno dei suoi effetti e nello stesso istante è al loro esterno, ma questa visuale che implica l'estensione è originata da punti di vista complementari tra loro: all'interno dalla visuale che si ottiene a partire dalla manifestazione e all'esterno dalla visuale trascendente la manifestazione della realtà relativa. In effetti l'Infinito non ha un esterno né un interno, perché questo lo ridurrebbe a essere, e sarebbe un essere pure relegato all'interno dell'ambito dell'estensione, la quale è soltanto una, e nemmeno la più importante, delle sue infinite modalità possibili, sia del "Non essere" che dell'essere. È la stessa questione riproposta, anche se in termini diversi, riguardante la problematica che si chiede se sia lo spirito a essere all'interno dell'uomo o l'uomo all'interno dello spirito. Non bisogna confondere le realtà date dalle differenti visuali ottenute stando sulla circonferenza, con quella centrale, nel suo essere universale, che per la sua centralità non costituisce propriamente un "punto di vista" a causa del suo non avere opponenti, e non ne ha perché le circonferenze sono suoi effetti. La vista interiore è centrale, e si avvale dell'Intelligenza universale, quella esteriore è relativa e superficiale ed è prerogativa dell'intelligenza individuale. La "traduzione" operata dall'intelligenza individuale è rivolta a ridurre la Certezza, immediata perché sovra temporale, che è di ordine universale, riconducendola alle leggi della logica, consequenziale e relativa. Leggi le quali sono date dal riflettersi della sovra razionalità nella razionalità del linguaggio attraverso il principio di non contraddizione. Ogni traduzione è necessariamente una corruzione di ciò che è tradotto, e a maggior ragione lo è quando chi traduce è costretto a escludere l'essenziale che, non essendo relativo, non si presta a essere tradotto nel relativo. Davvero più chiaro di così non mi è possibile essere, ma so che la chiarezza può essere oscurità quando chi la considera non è disposto a scansare il proprio pregiudizio, magari guadagnato accumulando anni, e persino decenni, di lunghi e impegnativi studi. La Certezza non la si vive attraverso lo studio, né per le opere compiute, e mostra a chiunque ne abbia accesso gli stessi princìpi, perché la Verità è una, quando è assoluta. Nel relativo le verità sono molte e, dicendolo evocando le parole di un Sufi africano: "Quando si parla dell'Uno lo si trasforma nei molti"...
P.S: la metafisica è una a immagine dell'unità principiale della quale si occupa. La metafisica di Aristotele è analoga a quella del Guénon, come lo è rispetto a quella di Eraclito, Socrate o Platone, ma la dottrina ha diverse visuali che sono chiamate, nelle scritture vediche, "darshana" e corrispondono ai diversi rami di uno stesso albero. Aristotele considerava l'immanenza mentre Platone la trascendenza. Per essere ortodosse nei confronti dei princìpi universali queste visuali, che procedono dal centro nel mettere a fuoco aspetti diversi della dottrina, non devono mai contraddirsi vicendevolmente e, a maggior ragione, non dovranno contraddire i princìpi dei quali sono l'espressione manifestata sul piano dell'intellettualità universale. Si sa come sono manipolabili le parole e il termine metafisica, in sé, è soltanto un nome convenzionale migliore di altri che sono stati corrotti e fraintesi in maggior misura. È chiamata metafisica anche quella di Hegel e di Haidagger, di Schopenhauer o addirittura di Kant o Cartesio, che con la metafisica nulla hanno a che fare. Non mi aspetto che tu possa cogliere quello che sostiene le parole che ho scritto, ma non è un limite implicito alla mia pur mediocre capacità espositiva.

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da quaesitor » 18/06/2013, 15:29

"I princìpi della logica sono fissi rispetto al muoversi del linguaggio, ma la stessa e unica logica ha, come costrizione, quella data dal dover procedere da presupposti che quando sono sbagliati conducono al contraddire i princìpi di verità che sono detti universali in ragione della loro applicabilità all'intero universo."
-
Cosa vuol dire che la Logica potrebbe avere presupposti 'sbagliati'? Tali presupposti a quali 'principi' di Verità assoluta dovrebbero corrispondere, se questa stessa Verità non è dicibile (e, in più, se quei principi arrivi a dirli li rendi 'interni' a un certo tipo di logica)? Tra l'altro parlando di 'corrispondenza' fra una cosa e un'altra non ci si muove al di là del principio di non contraddizione e del principio d'identità.
(L'applicabilità universale di quei principi di Verità assoluta di cui sopra sono universalmente applicabili perché non hanno nessun contenuto, non normano nulla.)

"Sarebbe buona norma, quando si discute di qualche cosa, specificare il perché si accetta una teoria oppure no."
-
Cosa c'entra questo? Io sto criticando alcune tue formulazioni perché mi pare che abbiano contenuto contraddittorio, gli unici miei presupposti che hanno importanza qui sono il principio di non-contraddizione e il principio di identità, nonché la loro validità autofondante (sono presupposti ovvi? No, ma se li neghiamo ogni discorrere perde di significato). Perché dovrei rendere conto di questo?

"Questo è un forum di fantascienza, me ne sono accorto persino io, ma significa forse che chi ama la fantascienza detesta la verità o il confronto dialettico attorno a delle possibili verità?"
-
Non facciamone una questione di principio, il termine 'mistica' mi è solo parso più adatto per rendere conto di un pensiero che pretende di essere sovra-razionale a chi non conosce la terminologia guenoniana.

"L'Infinito è uno, non ce n'è uno minore o uno maggiore. Due infiniti sarebbero contraddittori costituendo l'uno il limite dell'altro."
-
Perché adesso ti muovi all'interno del principio di non contraddizione? Perché l'infinito assoluto non potrebbe porre un altro infinito assoluto? In via di principio se ti muovi 'sopra' la logica puoi affermare la contraddizione, ma questo solo per inciso.

"Non bisogna confondere le realtà date dalle differenti visuali ottenute stando sulla circonferenza, con quella centrale, nel suo essere universale, che per la sua centralità non costituisce propriamente un "punto di vista" a causa del suo non avere opponenti, e non ne ha perché le circonferenze sono suoi effetti."
-
Forse non hai compreso appieno: quello che non ti concedo è proprio questo punto, che esista una Verità (e quindi una Conoscenza assoluta) che sta e non-sta nel relativo a piacimento del metafisico che la 'vede' senza poterla dire o giustificare. Lo sto ripetendo dall'inizio della conversazione.

"Ogni traduzione è necessariamente una corruzione di ciò che è tradotto, e a maggior ragione lo è quando chi traduce è costretto a escludere l'essenziale che, non essendo relativo, non si presta a essere tradotto nel relativo."
-
Sostituisci 'essenziale' con 'privo di contenuto' e 'relativo' con 'dotato di contenuto' e la frase fila perfettamente lo stesso.

"Davvero più chiaro di così non mi è possibile essere, ma so che la chiarezza può essere oscurità quando chi la considera non è disposto a scansare il proprio pregiudizio, magari guadagnato accumulando anni, e persino decenni, di lunghi e impegnativi studi."
-
Non sono certo decenni di studi 'antimetafisici' ad aver 'formato' il mio 'pregiudizio' (che poi sia davvero tale lo dici tu), visto che non studio filosofia di professione, ho 21 anni e ho passato circa gli ultimi 10 di questi ad ascoltare espressioni come la tua (e qualcosa di buono ne ho tratto, intendiamoci, non sono qua a sputare sulla metafisica per partito preso). Quindi evitiamo di scadere nello psicologismo a buon mercato, per piacere.

"Nel relativo le verità sono molte e, dicendolo evocando le parole di un Sufi africano: "Quando si parla dell'Uno lo si trasforma nei molti"..."
-
Quello di cui parli è un mondo abbandonato dalla Verità, che si nasconde da qualche parte per sempre irraggiungibile, e lo stesso raggiungerla da parte del metafisico si risolve in uno stringere nulla; questo modo di pensare va di pari passo con il nichilismo, anzi È nichilismo. Basta sostituire la parola Infinito (o Assoluto) con la parola Nulla (nihil negativum) e ci si accorge che non c'è mai stata differenza fra le due. A questo punto viene da chiedersi: 'Perché non il Nulla?'

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da quaesitor » 18/06/2013, 15:30

" La metafisica di Aristotele è analoga a quella del Guénon, come lo è rispetto a quella di Eraclito, Socrate o Platone, ma la dottrina ha diverse visuali che sono chiamate, nelle scritture vediche, "darshana" e corrispondono ai diversi rami di uno stesso albero. Aristotele considerava l'immanenza mentre Platone la trascendenza."
-
E ovviamente Aristotele accettava che il suo punto di vista convivesse con quello di Platone, come no... infatti la critica del Terzo Uomo alla dottrina delle idee l'ha fatta giusto per avere qualcosa di cui parlare e non perché volesse negare radicalmente l'esistenza delle idee; e il suo Dio, atto primo e causa prima, non è trascendente ma dev'essere immanente perché se no lo Stagirita si sarebbe distaccato dall'ambito in cui aveva scelto di confinarsi per non infastidire il maestro. È di sicuro così.
Ironia a parte, sulla base di questo modo di pensare si può derivare che OGNI posizione, in quanto espressione parziale/contingente della Verità (come fa una Verità infinita e assoluta ad avere qualcosa fuori di sé? L'esistenza del falso la renderebbe limitata), è parzialmente/contingentemente vera. E questo per qualsiasi posizione, quella di Aristotele come quella di Heidegger, quella di Piergiorgio Odifreddi come quella di Francesco Totti. Il ché in sé non sarebbe nemmeno una fesseria, se non che poi si pretende di ri-separare gli ambiti ('vera' metafisica e 'falsa' metafisica, ragione individuale e intelletto sovraindividuale, e così via).
Una domanda al riguardo: hai studiato i testi dei differenti Darshana? No perché giusto per fare un esempio ci sono esponenti del Nyaya-Vaisheshika che negano la Liberazione in quanto 'sat-cit-ananda' e affermano che essa è solo puro annullamento della sensibilità ('essere come un sasso'). Non mi sembra un punto di vista che possa accettare la propria subalternità o complementarietà agli altri (e non lo fa, come non lo fa Aristotele rispetto a Platone).

"Non mi aspetto che tu possa cogliere quello che sostiene le parole che ho scritto, ma non è un limite implicito alla mia pur mediocre capacità espositiva."
-
Di sicuro dev'essere il fatto che sono io a essere sordo, sicuramente qualcun altro con cui l'uccellino della Verità sarà più gentile saprà darti ragione in tutto... pardon, 'vedere' la Verità assoluta.
Una domanda, in totale buona fede: non è che se al mondo sembrano tutti sordi magari è chi parla a essere muto?


Questo dialogo si sta rivelando tanto sfiancante quanto improduttivo, non mi sembra sia granché utile continuare. Dico solo questo: è ovvio che la ragione ha dei limiti (il contrasto doxastico che dura da millenni lo mostra chiaramente, se mai ce ne sia stato bisogno), ma questo non ci fornisce in nessun modo il diritto di andare 'oltre' la ragione, come se noi non le appartenessimo. Fuori c'è solo il mondo dei fantasmi e delle ombre, dove si può dire letteralmente tutto e il contrario di tutto... dove, in definitiva, si elimina il contrasto solo perché ogni cosa è uguale a ogni altra cosa. Ma questo non è espressione della massima potenza della Verità quanto piuttosto del suo impoverimento radicale, di una trascendenza che consegna il mondo e se stessa al non-senso (sembra il destino dei monoteismi: allontanano Dio così tanto dal mondo da provocare l'ateismo e il nichilismo, e poi se ne lagnano).
A chi legge l'ardua sentenza.

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da Massimo Vaj » 18/06/2013, 16:47

Continui a definire vuoto ciò che non comprendi e questo dimostra che, per te, è davvero un vuoto di significati. Nulla ti si può obiettare a questo punto. Posso solo, come ultima mossa scorretta, invitarti a dare un'occhiata a questo mio scritto, troppo lungo da pubblicare qui: http://metafisica-vajmax.blogspot.it/20 ... ncipi.html
Ciao

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da quaesitor » 18/06/2013, 17:35

Se avrò tempo lo leggerò.

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da Massimo Vaj » 18/06/2013, 17:56

Ahahahahahah.....

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da Massimo Vaj » 23/06/2013, 18:08

@ Android

I differenti punti di vista dai quali la dottrina metafisica è composta sono una necessità data dalla sua universalità. Platone considerava la trascendenza mentre Aristotele l'immanenza. Non c'è contraddizione nei due modi d'intendere i princìpi; se ci fosse questa sarebbe il risultato di un'errata interpretazione delle loro conseguenze, sempre possibile d'altronde, perché l'entrata nella sfera delle relazioni implica necessariamente un degrado della perfezione principiale. In tutti i casi ogni errore interpretativo è sempre conseguenza di un limite implicito all'individuo, non alla dottrina perché questa è il risultato di un vedere perfetto che può corrompersi solo quando è traslato nel regno dove l'imperfezione domina. La mente è poi lo strumento attraverso il quale l'ispirazione intellettuale si traduce nel linguaggio, che comunica necessariamente la sequenza di limiti costituita dalle parole, molto spesso inadatte a illustrare significati precisi. Il "vedere" dell'intelligenza universale è immediato e diretto, perché è conseguenza dell'identificazione tra soggetto e oggetto del vedere o, se si vuole considerarlo dal punto di vista dell'oggetto, corrisponde all'assimilazione tra oggetto e soggetto che "vede". Non so cosa tu intenda per "produttivo", in un discutere che svolge concetti al fine di renderli al massimo grado possibile intellegibili, ma ho il sospetto che tu intenda qualificare la discussione solo attraverso la tua capacità di comprensione; cosa del tutto legittima, certo, ma che implica il dover ridurre le cose alla tua portata di comprensione quando, invece, dovresti essere tu a elevarti per poter comprendere. Questo è quello che ogni verità, per non essere degradata, esige.

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da Marco Signorelli » 23/06/2013, 19:59

:-P Massimo, mi sa che hai letto la qualifica, che è android, mentre il nick è Quaesitor. Nulla di grave, ma così potevi rivolgerti a chiunque [anche io sono android :-P]

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da Massimo Vaj » 23/06/2013, 20:32

Hai ragione Marco, di fronte alle cattive intenzioni di un ego che conta di riuscire a conoscere mantenendo il suo infantile orgoglio, la mia abituale attenzione sfuma in un nervosismo che sarebbe meglio evitare...

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da quaesitor » 24/06/2013, 21:22

Non ha molto senso che io replichi in lungo e in largo, le risposte che posso dare ad affermazioni di quel tipo sono già contenute in quello che ho scritto sopra. Giusto per riassumere in estrema sintesi: o rispetti il principio di non-contraddizione o non lo fai. O la Verità è nella propria concretezza e da sempre con e nel relativo (e quindi accetti di porre sulla bilancia della contraddizione ciò che dici), oppure se non lo è ogni discorso su di essa è auto-negante (parlo di ciò di cui non si può parlare) al di là di qualunque contenuto possa avere.

"[...] di fronte alle cattive intenzioni di un ego che conta di riuscire a conoscere mantenendo il suo infantile orgoglio[...]"
'Cattive intenzioni'=Visione contrastante con la tua.
'Mantenendo il suo infantile orgoglio'=Cercando di pensare in termini non-contraddittori, pur nella mia limitatezza.

Evitiamo di fare i processi alle intenzioni, se non vogliamo farli ai contenuti.

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da Massimo Vaj » 25/06/2013, 6:37

Te lo dirò un'ultima volta: nulla di ciò che ho scritto è frutto di mie idee o concezioni. Il mio è un illustrare quello che è possibile dire della dottrina universale chiamata metafisica per convenzione, la quale indica tutto ciò che è inerente ai princìpi universali che sono normativi dell'intera manifestazione della realtà relativa. È la stessa conoscenza che ha esposto Eraclito, Socrate, Platone, Aristotele, Ermete, Zarathustra, Shankaracharia, Lao Tze, Gesù, Maometto, Buddha, Dante, Guénon, Coomaraswamy, Matgioi, Shuon, e nessuno di loro ne è stato proprietario, come non lo sono io. Niente di anormale che non si sia in grado di intuire di cosa si tratti, perché non è una consapevolezza che si può guadagnare attraverso lo studio. Il tuo rifiuto non è dunque rivolto alla mia persona, ma è verso la verità, superiore al tempo, dei princìpi che modulano la realtà. Tu sei uno studioso dici, ma delle qualità che dovrebbero caratterizzare un ricercatore hai solo la presunzione tipica dei ragazzini che ancora non possono comprendere la ragione essenziale del loro essere al mondo.

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da quaesitor » 25/06/2013, 17:21

Sono sicuramente un povero sciocco arrogante e 'troppo giovane per capire' (se avessi avuto 60anni invece di 20 ovviamente sarei stato un vecchio universitario con il cervello ingrippato dal troppo studio e perciò allo stesso modo 'impossibilitato a capire').

Non mi sembra ci sia niente, qui, a parte sordità alle mie obiezioni unita a insinuazioni francamente futili. Non è che non capisca quello che dici, è che rifiuto alcuni punti che hai esposto. È così difficile da accettare?

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da carlo » 26/06/2013, 1:16

quaesitor, hai 20 anni?

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da quaesitor » 26/06/2013, 11:06

21 per essere precisi

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Re: Vuoto - il racconto di Carlo Trotta rifiutato in le tre

Messaggio da leggere da Massimo Baglione » 26/06/2013, 11:16

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