IL MALE CHE C'E' IN NOI

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N.E.
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IL MALE CHE C'E' IN NOI

Messaggio da N.E. »

Visto che non si tratta di una poesia ho deciso di metterla qui. E' la prima volta che scrivo un piccolo racconto sarei felice di avere dei vostri pareri. grazie

IL MALE CHE C'E' IN NOI

Siamo ormai alla fine della cena, la bottiglia di grappa e le quattro di lambrusco sono finite e vengono recuperate dal cameriere.
"Hey jim! passami un filtrino" sfatto e pieno di vino rovista nel marsupio e mi lancia il bottino: "Tieni" io felice come un bambino a natale, mi preparo l’ultima sigaretta. Alla fine di una cena cosi, bisogna concentrasi per chiudere bene a bandiera; credo di essere l'unico al mondo che si chiude le sigarette in quel modo; abitudine.
Mentre sono al lavoro, l’orecchio sinistro ascolta Vince, Cliff e Anna che progettano il loro prossimo viaggio per l'estate. Mi sembra di aver capito che si fanno due settimane in Spagna, tra Barcellona, Valencia e Granada accompagnati da un Mercedes Vito, prestato per l'occasione da un loro amico a cui non mancano i soldi; a pensarci bene nemmeno a loro mancano. Siamo tutti in piedi tra il tavolo e la fila di vasi disposti sul lato lungo del bersò, a fumarci il nostro veleno quotidiano e ad aiutare la digestione di un antipasto di torta fritta e salume e un tris di tortelli di erbetta, zucca e spalla cotta.
Leo, mio cugino Lars e la mia ragazza Marla si chiedono come sta Dominic che a metà cena si è dovuto ritirare nella mia macchina per un forte mal di testa; spero solo che non abbia vomitato sul sedile. E' arrivato il momento ideale per chiedere il conto e nel frattempo andare a vedere come sta messo il malato.
Arrivo alla macchina e lo trovo con il sedile abbassato, che dorme sdraiato su di un fianco, con le portiere chiuse dall'interno. Busso un paio di volte sul finestrino, non risponde. Busso con più forza, fa uno scatto brusco in avanti e si alza. Apre la portiera.
"come stai? tutt a post?"  mi guarda; ha due biglie rosse come dopo un personal da zero quattro, e mi dice:
"Si, ora sto meglio. C'hai mica un fazzoletto?" penso per due secondi e rispondo:
"Guarda nello sportello che hai davanti" apre, rovista sotto delle vecchie cassette dei miei e trova un fazzoletto del Merdonald di un mese prima. Non credo farà lo schizzinoso in un momento così.
Gli dico che stiamo per pagare il conto e torno al tavolo. Rassicuro gli altri sulle condizioni di salute di Dominic e proprio in quel momento arriva il cameriere:
"Sono ventidue euro a testa". Per essere cosi vicini al centro pensavo molto di più.
Prendo i soldi dal portafoglio e li appoggio sul tavolo.
"Tieni i miei" Marla mi porge una banconota da venti e una decina di monete.
"Aspetta che forse nel portafoglio ho due euro da cambiarti" Mentre sto per prendere il portafoglio sento la voce di Lars che mi dice:
"Hai mica da cambiarmi cinquanta euro"
"No mi dispiace" gli rispondo.
Prendo il portafoglio e cambio i due euro a Marla.
Jim mi urla  da capo tavola:
"Ho due da venti ce l'hai il resto?"
"adesso no, aspetta che forse ci arriviamo"
Leo appoggia i suoi ventidue euro sul tavolo. Vince mi allunga una banconota da cento e mi dice:
"Io pago per tre"
"Allora… ventidue per tre fanno… sessantasei... sono quarantaquattro di resto, tieni".
Lars finalmente riesce a cambiare la banconota da cinquanta. Rimane solo jim che con rammarico dice:
"Tieni i quaranta e quando paghi mi dai il resto"
In una mano ho i soldi e nell’altra il conto. Controllo, faccio un rapido calcolo e dico a Jim con un tono di voce senza la minima sorpresa:
"Mi sa che non c'è resto"
"Come non c'è?"
"Abbiamo solo i soldi per pagare il conto"
Il viso terrorizzato di Jim mi fissa, sta pensando se toccherà a lui pagare i conti sbagliati per stasera.
"Ragazzi qua mancano diciotto euro che Jim ha messo in più“ silenzio, tutti si guardano.
Sono troppo ubriaco per rifare i conti e non mi ricordo più chi ha dato i soldi e chi no. Passano due minuti, ancora non ci siamo saltati fuori; e pensare che oggi pomeriggio ho convinto Jim a venire anche se ha il conto in rosso di duecento euro perché la sua ditta paga lo stipendio in ritardo.
Passano altri due minuti. Non è possibile che tutte le volte mancano dei soldi. Cazzo, io non dimentico se ho dato o no ventidue euro. Sono troppo ubriaco e non me ne rendo conto, faccio uno scatto verso gli altri e dico con tono di voce arrabbiato:
"Cazzo! lui ha il conto in rosso di duecento euro, vedete di tirare fuori i soldi che mancano". Tutti si girano verso di me.
Leo mi guarda con la sua solita faccia incazzata, in lui ormai è naturale, come una maschera di autodifesa, succede quando sei sempre sospettato di tutto, a maggior ragione se sei Napoletano e mi dice:
"Ma che cazzo stai dicendo!?"
"Non sto dicendo niente, e poi non ho detto che sei stato tu; lo so io chi è stato!" mi giro e mi allontano, non so perché l’ho detto.
A quel punto Vince si avvicina di gran passo, lo vedo con la coda dell’occhio, mi giro e gli vado contro. Siamo faccia a faccia e dice: "Se sai chi è stato diccelo!?"
"Non lo so chi è stato" porto l'indice e il medio della mano destra verso la tempia e dico: "so solo che chi è stato, qui dentro, lo sa benissimo" dopodiché mi allontano.
A quel punto mi calmo. Non m’interessa più se i soldi saltano fuori o no, mi sento solo bene. Paghiamo il conto e ce ne andiamo alle macchine. Alla fine mi dicono che Anna ha dato diciotto euro a Jim perché avevano confuso due conti che non avevo notato. Mentre camminiamo Lars e Marla mi guardano e dicono:
"Hai fatto una figura di merda, ci siamo solo sbagliati".
"Se loro hanno più soldi di te non devono pagare per tutti".
Arrivati alle macchine mi sento male per quello che ho fatto e rivolto a tutti dico:
"Scusatemi per la scenata del cazzo".
"Non preoccuparti capita".
La fabbrica si rimette al lavoro.   
La lotta contro te stesso non la vinci mai da solo.

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