Il Bacio

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Moderatori: Gaetano Intile, Robennskii

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Barbaluca
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Il Bacio

Messaggio da Barbaluca »

Faccio il mio ingresso in questo Forum in punta di piedi, pubblicando qui di seguito il racconto con cui ho partecipato al mio primo concorso ricevendone una "menzione d'onore".

Agosto 1984

“Lo struzzo!”
“Non esiste, scema! Mi prendi in giro?” con un mezzo broncio.
“Volevo vedere se eri ancora sveglia” con una risata.
“In effetti mi sento un po’ stanca” appoggiando la testa sulla spalla dell’amica come centinaia di altre volte.
D’improvviso Stella, con naturalezza, però, aveva girato il volto verso Anna e le aveva appoggiato le labbra sulla bocca, un bacio semplice, dolce, tre secondi durante i quali Anna aveva sentito qualcosa attorcigliarsi nella pancia.
“Andiamo, dai, prima che ti addormenti davvero qui in spiaggia”.
Stella si era alzata, aveva scosso via la sabbia dai pantaloncini e, come se niente fosse, aveva allungato una mano all’amica per aiutarla a sollevarsi da terra.
Anna l’aveva seguita come un automa, il sapore leggero di Stella sulle labbra, il cuore che batteva un po’ più forte del normale.
Non avevano più detto una parola fino a che non si erano salutate con il “solito” bacio sulla guancia.
A letto Anna non era riuscita a prendere sonno, troppe forte l’emozione scatenata da quel bacio.
Ma c’era qualcosa d’altro che le rigirava nella mente: la stella cadente!
Era sicura di averla vista proprio nel momento in cui l’amica l’aveva baciata, ma non aveva fatto in tempo a esprimere il desiderio, colta di sorpresa da quelle labbra calde, umide, dolcissime.
Aveva sorriso ripensando alla voce di Stella qualche sera prima, non sono stelle che cadono, Anna, dovresti saperlo, sono meteoridi che precipitano verso la nostra atmosfera e rilasciano quelle scie luminose quando, a contatto con la stessa, bruciano.
Stella e la sua passione per gli astri, il cielo, lo spazio e i pianeti.
Stella e la sua passione per le ragazze, lo sapevano tutti a scuola e anche lì, nel paesino di mare in cui passavano le vacanze assieme; per Anna non aveva mai rappresentato un problema, la loro amicizia era speciale, quante volte aveva preso le difese dell’amica di fronte alle solite stupide malelingue.
Nei due giorni successivi non era successo niente, Stella era la Stella di sempre, gli amici erano gli amici di sempre, solo lei, Anna, si sentiva completamente diversa.
Esternamente era anche lei la Anna di sempre, ma dentro! Tutto in subbuglio, domande su domande, dubbi, paure, spesso anche delle risate, grandi, belle, liberatorie; e poi quella sensazione allo stomaco, quel contorcersi delle viscere ogni volta che ripensava al bacio.
Non ne aveva parlato con nessuno, non ne poteva parlare con nessuno; i suoi genitori? Figurarsi! Gli altri amici della compagnia? Ma nemmeno per sogno! Forse la zia Carla, ma era in vacanza in Francia e poi… no, meglio lasciar perdere!
Ne parlava con sé stessa, lunghi monologhi che non sfociavano in nulla.
La seconda sera dopo il “fatto” si erano ritrovate in spiaggia con gli amici, una cena sotto le stelle, il bagno nel mare illuminato dalla luna e poi stese a cercare nella volta stellata, gli astri che Stella gridava al vento!
A un certo punto aveva appoggiato la testa sulla spalla di Stella, lei l’aveva accolta ma non c’era stato altro.
Era tornata a casa, si era stesa a letto più confusa che mai e si era preparata a un’altra notte in bianco.

La vacanza, ormai, volgeva al termine, il giorno dopo Stella sarebbe rientrata in città con i suoi genitori, Anna era entrata in acqua si era avvicinata all’amica e aveva dato fondo a tutto il suo coraggio.
“Stella, posso passare da te un’oretta oggi pomeriggio prima di scendere in spiaggia, ci sono un paio di problemi di matematica che proprio non riesco a fare”.
“Certo” la sua solita gioia in ogni risposta, “ti aspetto verso le due, va bene?”.
“Grazie mille”.
“E di cosa?”.
Era arrivata con un quarto d’ora di anticipo ed era rimasta all’ombra di un grande platano ad aspettare che fossero le due, il cuore che batteva forte, lo stomaco in subbuglio nonostante non avesse praticamente toccato cibo a pranzo.
Poi era salita.
Aveva disposto il libro e il quaderno sul tavolo al centro del soggiorno mentre Stella preparava due bevande; quando l’amica si era avvicinata al tavolo per appoggiare i bicchieri, Anna si era alzata e con lo sguardo basso per la vergogna aveva cominciato “Stella, io…”.
“Sshhhh” Stella le aveva appoggiato l’indice sulle labbra e quando Anna aveva alzato lo sguardo se la era trovata troppo vicina, un sorriso così aperto che aveva sciolto ogni timore in lei, aveva avvicinato il viso e le loro labbra si erano incontrate nuovamente.
Questa volta Stella non si era scostata, le sue labbra avevano indugiato con dolcezza, ogni tanto l’avevano mordicchiata, poi aveva sentito la lingua dell’amica farsi largo tra i denti e raggiungere la sua, avvolgerla, fondersi in un’unica sensazione.
Si era accorta che assieme al groviglio nella pancia ora c’era qualcosa di più forte, di molto più bello, poco più in basso: aveva stretto forte l’amica tra le braccia.
Poi Stella, con la stessa dolcezza con cui l’aveva baciata, aveva cominciato a spogliarla senza fermarsi se non dopo averle tolto anche l’ultimo indumento, l’aveva presa per mano e, sempre senza dire una parola, l’aveva fatta stendere sul letto, le aveva detto di chiudere gli occhi e aveva cominciato a carezzarla lentamente.
Quando aveva smesso, Anna aveva aperto gli occhi e aveva visto l’amica spogliarsi fino a rimanere anche lei completamente nuda, poi Stella si era sdraiata sopra di lei e Anna aveva sentito il suo corpo esplodere in mille sensazioni mai provate prima.

Aprile 2016

Anna guarda la foto ancora una volta, la ritrae con il viso sereno, sorridente, rivolto all’obbiettivo: la testa è appoggiata sulla spalla di Stella, bella come sempre, gli occhi vagamente distratti.
Quante volte aveva fatto quel gesto! Qualcuno in quell’occasione aveva deciso di fotografarle, la foto risaliva proprio a quell’estate, l’ultima che avevano trascorso insieme al mare.
Aveva riposto la foto in un libro insieme a un dolore troppo forte da sopportare e aveva cercato di cancellare il sorriso di Stella dal suo cuore e dalla sua mente.
Prende il ritaglio di giornale che giace accanto alla foto e, nonostante la vista annebbiata dalle lacrime, legge:
“STRAGE IN AUTOSTRADA”
Autoarticolato perde il carico che colpisce un’auto con una famiglia al rientro dalle vacanze.
Morti padre di 48 anni, madre di 44 anni e figlia di 17 anni.

“Ecco dove ti eri nascosta!”.
Un sussulto.
“Giacomo, mi hai spaventata”.
“Cosa ci fai quassù tutta sola? E quel musetto triste…”.
Non ci prova a nascondere i suoi sentimenti, lui la conosce troppo bene.
Gli mostra la foto, il ritaglio di giornale.
“Stella!” stupito. “che è successo, dopo tanto tempo?”.
Giacomo, con il suo amore limpido, incondizionato.
“È stata Martina…”.
“Martina?”.
Aveva pensato di non dirgli nulla, almeno per il momento, ma ha bisogno di condividere con lui la disperazione del giorno prima della loro ragazza.
Se l’era ritrovata in lacrime tra le braccia, aveva tirato fuori tutto, tra una soffiata di naso e l’altra: “perché non posso essere come le mie amiche, perché anche a me non possono piacere i ragazzi come a tutte le altre, ci ho provato mamma, ieri al Planetario ho baciato Luigi ma non mi è piaciuto, quando guardo Federica sento qualcosa dentro, mamma che cosa ho che non va…”, un fiume in piena, non aveva saputo dire niente, inserirsi in quel grido disperato.
Si era limitata ad accoglierla tra le braccia, a coccolarla come quando era piccola e si svegliava di notte in preda agli incubi.
“Al Planetario, Giacomo, hai capito?”.
“Sì che ho capito, pensi che ci sia lo zampino di Stella, vero?”.
“Lo so che non ha senso…”.
“Dopo tanto tempo! E dai, Anna…”.
Le cinge le spalle in un abbraccio pieno di tutto.
C’era sempre stata Stella nella sua vita, ci era entrata di forza dopo quell’incidente.
Era per Stella che aveva scelto, contro tutto e tutti, di iscriversi ad astrofisica e grazie a questa decisione all’inizio del secondo anno, mentre cercava l’aula di astronomia1 era andata a sbattere contro Giacomo.
C’era Stella quando si era laureata con una tesi estremamente innovativa sul rapporto tra stelle cadenti e desideri umani, talmente innovativa da lasciare la Commissione senza parole.
E non poteva essere stata che Stella a farle incontrare Stella Milani, il destino nel nome, direttrice del Planetario della sua città: l’aveva voluta da subito al suo fianco e quando era finalmente andata in pensione le aveva lasciato la direzione.
Così Anna aveva organizzato la visita della classe di Martina, quella del bacio a Luigi, il bacio che le aveva fatto capire forse qualcosa di importante.
“Sì, Giacomo, c’è Stella anche stavolta, lo sai anche tu”.
“Pensi sempre a quel desiderio non espresso?”.
“Credo di sì, ma non sarebbe cambiato nulla, vero?”.
“No, Anna, non avresti potuto evitare l’incidente con un semplice desiderio”.
“Lo so, Giacomo, lo so”.
“Che vuoi fare, adesso?”.
“Io penso che a Martina farebbe bene conoscere Stella”.
“Sapevamo che prima o poi sarebbe arrivato il momento di un loro incontro”.
“Ora è il momento, ne ha bisogno”.
Giacomo guarda fuori dalla finestra il cielo stellato, sa che Anna ha ragione; le allunga una mano per aiutarla ad alzarsi e, guardandola negli occhi:
“Vieni, è tempo che raccontiamo a Martina la storia di Stella!”.
Robennskii
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Re: Il Bacio

Messaggio da Robennskii »

La storia è accattivante, ben sviluppata. L'innesto della passione astronomica, collegata al nome, è stata un'ottima idea che impreziosisce.

Il racconto ha ricevuto una menzione, quindi possiede già il suo riconoscimento. Posso dire, a gusto personale, che ci avrei messo una zampata di torbido, sembra tutto troppo perfetto - come solo la tragica interruzione di una vita può fare, risparmiando gli inevitabili guasti del tempo.

Il finale forse troppo rapido.
Carla Ebli
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Re: Il Bacio

Messaggio da Carla Ebli »

Complimenti per la menzione. Il racconto è strutturato molto bene, si fa leggere anche con un certo desiderio di arrivare alla fine che poi arriva forse troppo in fretta, tanto da sembrare una troncatura.
Un bel racconto, romantico ma senza troppi sentimentalismi. Ben calibrata la storia d'amore a cui ruotano intorno vita/ morte , passato/ presente, nelle varie sfaccettature delle tendenze sessuali senza mai cadere nel volgare. Bella e dolce la breve nota erotica della prima e ultima volta tra le due amiche che poi si trascina fino alla fine della storia.
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Susanita
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Re: Il Bacio

Messaggio da Susanita »

Un bel racconto, equilibrato, senza eccessi, senza dettagli, passami il termine Luca, morbosi, ma con la consapevolezza che ogni storia d'amore deve essere raccontata con rispetto, con gentilezza. Mi è piaciuto come hai rappresentato i momenti di due ragazze che vivono un momento così delicato in un'età dove, pur sentendosi forti e coraggiosi, scontano il fatto che la vita è piena di sorprese, di momenti tosti che arrivano quando meno te l'aspetti e forse non sei pronto ad affrontarli.
Complimenti per la menzione.
digitoergosum
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Re: Il Bacio

Messaggio da digitoergosum »

Barbaluca ha scritto: 10/03/2024, 15:56 Faccio il mio ingresso in questo Forum in punta di piedi, pubblicando qui di seguito il racconto con cui ho partecipato al mio primo concorso ricevendone una "menzione d'onore".

Agosto 1984

“Lo struzzo!”
“Non esiste, scema! Mi prendi in giro?” con un mezzo broncio.
“Volevo vedere se eri ancora sveglia” con una risata.
“In effetti mi sento un po’ stanca” appoggiando la testa sulla spalla dell’amica come centinaia di altre volte.
D’improvviso Stella, con naturalezza, però, aveva girato il volto verso Anna e le aveva appoggiato le labbra sulla bocca, un bacio semplice, dolce, tre secondi durante i quali Anna aveva sentito qualcosa attorcigliarsi nella pancia.
“Andiamo, dai, prima che ti addormenti davvero qui in spiaggia”.
Stella si era alzata, aveva scosso via la sabbia dai pantaloncini e, come se niente fosse, aveva allungato una mano all’amica per aiutarla a sollevarsi da terra.
Anna l’aveva seguita come un automa, il sapore leggero di Stella sulle labbra, il cuore che batteva un po’ più forte del normale.
Non avevano più detto una parola fino a che non si erano salutate con il “solito” bacio sulla guancia.
A letto Anna non era riuscita a prendere sonno, troppe forte l’emozione scatenata da quel bacio.
Ma c’era qualcosa d’altro che le rigirava nella mente: la stella cadente!
Era sicura di averla vista proprio nel momento in cui l’amica l’aveva baciata, ma non aveva fatto in tempo a esprimere il desiderio, colta di sorpresa da quelle labbra calde, umide, dolcissime.
Aveva sorriso ripensando alla voce di Stella qualche sera prima, non sono stelle che cadono, Anna, dovresti saperlo, sono meteoridi che precipitano verso la nostra atmosfera e rilasciano quelle scie luminose quando, a contatto con la stessa, bruciano.
Stella e la sua passione per gli astri, il cielo, lo spazio e i pianeti.
Stella e la sua passione per le ragazze, lo sapevano tutti a scuola e anche lì, nel paesino di mare in cui passavano le vacanze assieme; per Anna non aveva mai rappresentato un problema, la loro amicizia era speciale, quante volte aveva preso le difese dell’amica di fronte alle solite stupide malelingue.
Nei due giorni successivi non era successo niente, Stella era la Stella di sempre, gli amici erano gli amici di sempre, solo lei, Anna, si sentiva completamente diversa.
Esternamente era anche lei la Anna di sempre, ma dentro! Tutto in subbuglio, domande su domande, dubbi, paure, spesso anche delle risate, grandi, belle, liberatorie; e poi quella sensazione allo stomaco, quel contorcersi delle viscere ogni volta che ripensava al bacio.
Non ne aveva parlato con nessuno, non ne poteva parlare con nessuno; i suoi genitori? Figurarsi! Gli altri amici della compagnia? Ma nemmeno per sogno! Forse la zia Carla, ma era in vacanza in Francia e poi… no, meglio lasciar perdere!
Ne parlava con sé stessa, lunghi monologhi che non sfociavano in nulla.
La seconda sera dopo il “fatto” si erano ritrovate in spiaggia con gli amici, una cena sotto le stelle, il bagno nel mare illuminato dalla luna e poi stese a cercare nella volta stellata, gli astri che Stella gridava al vento!
A un certo punto aveva appoggiato la testa sulla spalla di Stella, lei l’aveva accolta ma non c’era stato altro.
Era tornata a casa, si era stesa a letto più confusa che mai e si era preparata a un’altra notte in bianco.

La vacanza, ormai, volgeva al termine, il giorno dopo Stella sarebbe rientrata in città con i suoi genitori, Anna era entrata in acqua si era avvicinata all’amica e aveva dato fondo a tutto il suo coraggio.
“Stella, posso passare da te un’oretta oggi pomeriggio prima di scendere in spiaggia, ci sono un paio di problemi di matematica che proprio non riesco a fare”.
“Certo” la sua solita gioia in ogni risposta, “ti aspetto verso le due, va bene?”.
“Grazie mille”.
“E di cosa?”.
Era arrivata con un quarto d’ora di anticipo ed era rimasta all’ombra di un grande platano ad aspettare che fossero le due, il cuore che batteva forte, lo stomaco in subbuglio nonostante non avesse praticamente toccato cibo a pranzo.
Poi era salita.
Aveva disposto il libro e il quaderno sul tavolo al centro del soggiorno mentre Stella preparava due bevande; quando l’amica si era avvicinata al tavolo per appoggiare i bicchieri, Anna si era alzata e con lo sguardo basso per la vergogna aveva cominciato “Stella, io…”.
“Sshhhh” Stella le aveva appoggiato l’indice sulle labbra e quando Anna aveva alzato lo sguardo se la era trovata troppo vicina, un sorriso così aperto che aveva sciolto ogni timore in lei, aveva avvicinato il viso e le loro labbra si erano incontrate nuovamente.
Questa volta Stella non si era scostata, le sue labbra avevano indugiato con dolcezza, ogni tanto l’avevano mordicchiata, poi aveva sentito la lingua dell’amica farsi largo tra i denti e raggiungere la sua, avvolgerla, fondersi in un’unica sensazione.
Si era accorta che assieme al groviglio nella pancia ora c’era qualcosa di più forte, di molto più bello, poco più in basso: aveva stretto forte l’amica tra le braccia.
Poi Stella, con la stessa dolcezza con cui l’aveva baciata, aveva cominciato a spogliarla senza fermarsi se non dopo averle tolto anche l’ultimo indumento, l’aveva presa per mano e, sempre senza dire una parola, l’aveva fatta stendere sul letto, le aveva detto di chiudere gli occhi e aveva cominciato a carezzarla lentamente.
Quando aveva smesso, Anna aveva aperto gli occhi e aveva visto l’amica spogliarsi fino a rimanere anche lei completamente nuda, poi Stella si era sdraiata sopra di lei e Anna aveva sentito il suo corpo esplodere in mille sensazioni mai provate prima.

Aprile 2016

Anna guarda la foto ancora una volta, la ritrae con il viso sereno, sorridente, rivolto all’obbiettivo: la testa è appoggiata sulla spalla di Stella, bella come sempre, gli occhi vagamente distratti.
Quante volte aveva fatto quel gesto! Qualcuno in quell’occasione aveva deciso di fotografarle, la foto risaliva proprio a quell’estate, l’ultima che avevano trascorso insieme al mare.
Aveva riposto la foto in un libro insieme a un dolore troppo forte da sopportare e aveva cercato di cancellare il sorriso di Stella dal suo cuore e dalla sua mente.
Prende il ritaglio di giornale che giace accanto alla foto e, nonostante la vista annebbiata dalle lacrime, legge:
“STRAGE IN AUTOSTRADA”
Autoarticolato perde il carico che colpisce un’auto con una famiglia al rientro dalle vacanze.
Morti padre di 48 anni, madre di 44 anni e figlia di 17 anni.

“Ecco dove ti eri nascosta!”.
Un sussulto.
“Giacomo, mi hai spaventata”.
“Cosa ci fai quassù tutta sola? E quel musetto triste…”.
Non ci prova a nascondere i suoi sentimenti, lui la conosce troppo bene.
Gli mostra la foto, il ritaglio di giornale.
“Stella!” stupito. “che è successo, dopo tanto tempo?”.
Giacomo, con il suo amore limpido, incondizionato.
“È stata Martina…”.
“Martina?”.
Aveva pensato di non dirgli nulla, almeno per il momento, ma ha bisogno di condividere con lui la disperazione del giorno prima della loro ragazza.
Se l’era ritrovata in lacrime tra le braccia, aveva tirato fuori tutto, tra una soffiata di naso e l’altra: “perché non posso essere come le mie amiche, perché anche a me non possono piacere i ragazzi come a tutte le altre, ci ho provato mamma, ieri al Planetario ho baciato Luigi ma non mi è piaciuto, quando guardo Federica sento qualcosa dentro, mamma che cosa ho che non va…”, un fiume in piena, non aveva saputo dire niente, inserirsi in quel grido disperato.
Si era limitata ad accoglierla tra le braccia, a coccolarla come quando era piccola e si svegliava di notte in preda agli incubi.
“Al Planetario, Giacomo, hai capito?”.
“Sì che ho capito, pensi che ci sia lo zampino di Stella, vero?”.
“Lo so che non ha senso…”.
“Dopo tanto tempo! E dai, Anna…”.
Le cinge le spalle in un abbraccio pieno di tutto.
C’era sempre stata Stella nella sua vita, ci era entrata di forza dopo quell’incidente.
Era per Stella che aveva scelto, contro tutto e tutti, di iscriversi ad astrofisica e grazie a questa decisione all’inizio del secondo anno, mentre cercava l’aula di astronomia1 era andata a sbattere contro Giacomo.
C’era Stella quando si era laureata con una tesi estremamente innovativa sul rapporto tra stelle cadenti e desideri umani, talmente innovativa da lasciare la Commissione senza parole.
E non poteva essere stata che Stella a farle incontrare Stella Milani, il destino nel nome, direttrice del Planetario della sua città: l’aveva voluta da subito al suo fianco e quando era finalmente andata in pensione le aveva lasciato la direzione.
Così Anna aveva organizzato la visita della classe di Martina, quella del bacio a Luigi, il bacio che le aveva fatto capire forse qualcosa di importante.
“Sì, Giacomo, c’è Stella anche stavolta, lo sai anche tu”.
“Pensi sempre a quel desiderio non espresso?”.
“Credo di sì, ma non sarebbe cambiato nulla, vero?”.
“No, Anna, non avresti potuto evitare l’incidente con un semplice desiderio”.
“Lo so, Giacomo, lo so”.
“Che vuoi fare, adesso?”.
“Io penso che a Martina farebbe bene conoscere Stella”.
“Sapevamo che prima o poi sarebbe arrivato il momento di un loro incontro”.
“Ora è il momento, ne ha bisogno”.
Giacomo guarda fuori dalla finestra il cielo stellato, sa che Anna ha ragione; le allunga una mano per aiutarla ad alzarsi e, guardandola negli occhi:
“Vieni, è tempo che raccontiamo a Martina la storia di Stella!”.
Ciao Luca. Il tuo racconto è molto bello, ci sono valori importanti e moderni. C'è una seguenza che cattura. C'è una sensibilità che mostra quanto tu abbia da regalare per fantasia e tua esperienza. Poi c'è l'aspetto letterario. Perché assiduamente nomini Stella quando potevi dire, era chiaro che a parlare era Anna, semplicemente "lei"? Perché questi dialoghi, soprattutto alla fine, senza un po' di respiro, d'interruzione studiata e funzionale, con qualche spiegazione che allontani l'urgenza a favore di una comprensione dei e sui personaggi? L'articolo di giornale che citi va oltre la cronaca "fredda", impersonale, semplicemente un articolista non proporrebbe un suo scritto in questo modo. Riassumendo, la storia mi è piaciuta tantissimo, ma c'è altrettanto "tanto" da lavorare sui tempi verbali (in realtà mi ricordo un solo passaggio sbagliato), sulle ripetizioni, sulla scorrevolezza. Mi è piaciuta la garbata tensione erotica. Sempre bello leggerti. Cresciamo assieme.
Gaetano Intile
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Re: Il Bacio

Messaggio da Gaetano Intile »

Il racconto è diviso in due parti, che si svolgono a sedici anni di distanza. Il narratore mi pare impersonale e onnisciente, e dunque, a mio avviso, questo è un racconto a focalizzazione zero, con un punto di vista che dirige i personaggi con uno sguardo dall'altro. Sequenze e schema narrativo mi pare si avvicendino in modo corretto. Le sequenze dialogiche non mi hanno convinto del tutto e a volte avrei adoperato il discorso libero indiretto, come qui: "Se l’era ritrovata in lacrime tra le braccia, aveva tirato fuori tutto, tra una soffiata di naso e l’altra: “perché non posso essere come le mie amiche, perché anche a me non possono piacere i ragazzi come a tutte le altre, ci ho provato mamma, ieri al Planetario ho baciato Luigi ma non mi è piaciuto, quando guardo Federica sento qualcosa dentro, mamma che cosa ho che non va…”, Avrei scritto: tra una soffiata di naso e l'altra le aveva detto che voleva essere come le altre, ecc.
Non sempre le sequenze dialogiche sono adeguate al tipo di narrazione che si adopera e comunque rallentano sempre il ritmo. Quando se ne adoperano tante, il ritmo della narrazione va inesorabilmente giù.
Altro punto dolente, mi pare, è quello dei tempi verbali. Se nella prima parte hai quasi sempre rispettato la consequenzialità dei tempi, adoperando il passato, nella seconda parte inizi al presente e poi fai variare i tempi anche nella stessa frase, come qui: "Aveva pensato di non dirgli nulla, almeno per il momento, ma ha bisogno di condividere con lui la disperazione del giorno prima della loro ragazza."
D'accordo che per l'italiano non vigono le rigide regole della consecutio latina, ma un po' d'attenzione non fa male. Io avrei mantenuto il presente, per dividerlo dalla parte iniziale.
Qualcosa sul registro lessicale. Giacomo chiede a Stella perché abbia quel musetto triste. Beh, Stella è un'astrofisica di cinquant'anni ed è al lavoro. I due sono sposati da anni. Forse il termine musetto è inadeguato.
Per il resto il racconto strizza l'occhio al fantastico più che al surreale. Che un astrofisico faccia una tesi su stelle cadenti e desideri, mi pare richieda al lettore uno sforzo supplementare di immaginazione.
L'amore per le stelle non lo avrei collocato in ambito scientifico, ma meramente estetico. Astronomi e astrofisici studiano i meccanismi di funzionamento degli oggetti celesti, la loro genesi ed evoluzione. Forse con delle persone comuni, che si possono permettere uno sguardo più trasognato e meno prosaico, il racconto sarebbe risultato più verosimile.
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