Esercizio numero otto

Sezione nella quale si svolgono gli esercizi previsti da questa iniziativa.
Gaetano Intile
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Re: Esercizio numero otto

Messaggio da Gaetano Intile »

Robennskii ha scritto: 01/07/2023, 13:27 Ciao Namio, sì concordo effettivamente mi sono tenuto più sull'approccio del narrato, per quanto spero sia riuscito comunque a dare un buon effetto visivo come normalmente uso fare.

Da quanto mi dici, mi sembra di aver raggiunto l'obiettivo primario della caratterizzazione. Ma non ti nascondo che lo show don't tell può diventare una sfida appassionante e al contempo davvero ostica.

Ok, attendiamo Giovanni poi ti seguiamo.
Te lo confermo la caratterizzazione andava bene, l'esercizio è ben eseguito.
Quanto allo show don't tell, considera che ci muoviamo in un campo che ha a che fare solo incidentalmente con la narratologia e di cui si occupa la scrittura creativa. A chi si occupa di teoria della narrativa non interessa sapere con quale tecnica è stato caratterizzato il personaggio di Lady Macbeth, ma perché Macbeth può dirsi una tragedia.
Nondimeno, pure se siamo partiti dalla narratologia abbiamo più volte sfiorato campi adiacenti e capisco che come far scrittura creativa, come far funzionare un racconto (piuttosto che capire cosa sia un racconto), per chi scrive sia un imperativo.
Dunque ci occuperemo dello show don't tell e, come al solito, la traduzione letterale dall'inglese non ci aiuterà molto.
Al prossimo approfondimento.
Giovanni p
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Re: Esercizio numero otto

Messaggio da Giovanni p »

Buongiorno,Namio

questa è la mia traccia, spero che vada bene, ti ringrazio in anticipo per la lettura e i commenti.

caratterizzazione di Longo.

caratteristiche fisiche: basso, gracile, pochi capelli, pelle chiara e occhiaie

caratteristiche caratteriali: acuto, taciturno, ricettivo e poco emotivo.


-E’ arrivato Longo.

Ricci annuì a Blerim, che dopo aver fatto il annuncio sparì lasciando la porta aperta. Ricci non ci fece caso e continuò a fare quello che sta facendo, cioè osservare i fogli che aveva di fronte.

- E’ permesso?

Ricci alzò lo sguardo dai fogli e sorrise, era lui e lo sapeva anche se non lo aveva mai visto prima.

- Si accomodi Longo. Disse lasciando scorrere la mano da lui alla sedia che aveva di fronte, pronta per accoglierlo.

Longo fece un cenno con la testa e si sedette velocemente come se la sedia fosse il seggiolino di una montagna russa appoggiando la sua tracolla nera per terra.

- Sono contento di vederla.

Longo annuì con un sorriso secco.

- Avevo il suo report fra le mani e devo dire che sono contento- continuò Ricci incrociando le mani davanti alla faccia- ogni tanto il sistema funziona, mi hanno mandato chi cercavo quando lo cercavo.

Longo annuì di nuovo, stavolta senza sorridere.

- Sa Longo, entrare in questo reparto è un po’ come fare un provino per un film, o come dite voi giovani un “casting”

Longo non rispose.

- Lo sa che lei è il più giovane ad essersi seduto di fronte a me?
Longo guardò Ricci e tirò la testa indietro di qualche centimetro, Ricci attese una risposta che non arrivò, poi sorrise.
- Forse non lo sapeva, ma adesso lo sa. Ci tenevo a farglielo sapere. Sa che cos’altro vorrei da lei?
- Una persona attenta, taciturna, insospettabile e precisa.

Ricci alzò lo sguardo che per qualche secondo si era rimesso a lavorare sui fogli, poi sorrise di nuovo e si lasciò andare sullo schienale facendolo scricchiolare.

- Decisamente, Longo. Mi dica secondo lei perché la sua persona racchiude tutto questo?
- Sono alto un metro e sessantasette, quindi sotto la media nazionale. Ho pochi capelli e porto gli occhiali, quindi non sono sessualmente desiderabile per le donne e neppure per gli uomini. Ho ventinove anni e peso sessanta due chili, questo fa sì che sia difficile giudicare la mia età.

Ricci rimase bloccato, poi sorrise e arrossì.

- Longo, perché mi sta dicendo tutto questo?
- Perché sono attento, lei vuole una persona attenta, giusto?

Dietro i finissimi occhiali neri la faccia di Longo non era tesa, né cordiale. Il suo viso sembrava fatto di marmo. Il suo pallore era insolito, quasi gradevole, se non fosse per le profonde occhiaie nere che gli macchiavano il viso come dei lividi. Nel frattempo la faccia borsa da mastino napoletano di Ricci cambiava espressione continuamente. La sedia continuava a scricchiolare sotto i novanta chili di muscoli in continua contrazione. Ricci si sentì a disagio, un uomo grande, grosso e violento, messo a disagio da quello che sembrava un liceale slavato, un campione nei videogiochi e nei porno. Ma quello che aveva di fronte era un “95/100” e per lo più non lo sembrava minimamente.

- Longo, lei ha colto nel segno- disse Ricci alzandosi facendo sì che la sedia scricchiolasse di gioia- ho bisogno di una persona attenta, taciturna e insospettabile.
Una volta in piedi si mise di nuovo a sedere, stavolta sulla scrivania, poi aggiunse:

- Ma posso contare sulla sua velocità?
Longo si astenne dal rispondere, le sue gracili spalle ebbero una contrazione, Ricci la notò e ne fu compiaciuto.
- Con velocità non intendo chiederle se sa sparare, 95/100 parla da solo come risultato. Intendo velocità di pensiero, rapidità nell’elaborare. Quello che i suoi occhi vedono e le su orecchie sentono.

Longo rimase in silenzio, Ricci allungò le braccia fino ad arrivare ad abbracciare il ginocchio destro lasciando il piede sinistro piantato a terra.

- Lei dimostra di essere intelligente, Blerim l’ha contatto senza darle informazioni e ciò nonostante si è già fatto un idea sul perché cercassi uno come lei. Ma lo tenga bene a mente, l’intelligenza, come la destrezza nell’utilizzo delle armi non bastano.
- Lo capisco.
- Questo lo so, lei è intelligente, non lo sembra, lo è.

Longo rimase in silenzio, come se Ricci non avesse parlato a lui.

- È sicuro di avere anche queste doti? Domandò Ricci staccandosi dalla scrivania.

Longo si sistemò gli occhiali, aveva una folta peluria sui dorsi delle mani, il che era strano dato che i sui capelli neri erano sottili e radi.

- Purtroppo essere sicuro di una cosa come questa è difficile, sarebbe come credere di essere versati nella scrittura.
- Anche colto il nostro Longo. Lo interruppe Ricci sforzandosi di non ridere.

La stanza si riempì di un silenzio strano che Ricci avvertì come uno schiaffo, ma che cercò di dissimulare.

- Ad ogni modo- continuò Longo- io posso raccontarle che sono veloce e ricettivo con le solite parole che potrei usare per dirle che Cristo è morto di sonno. Senza mostrarglielo posso raccontarle quello che voglio. D’altro canto, per mostrale quello che so fare, potrei dirle che le vostre pareti si sporcano alla svelta, soprattutto nelle stanze lontane dall’ingresso.
- Continui, Longo…
- Lo zio Blerim sta imbiancando velocemente delle pareti in ottimo stato con uno smalto, quando in realtà si userebbero le idropitture che sono anche più economiche, ma porose e meno lavabili, soprattutto se si tratta di doverle smacchiare da liquidi.
- Liquidi?
- Si, come caffè…. Oppure sangue.

Ricci aggrottò la fronte facendo sì che una linea si disegnasse come un taglio.

- Non voglio fare allusioni, ma è la prima cosa che ho notato entrando.
- E sentiamo Longo, cos’altro ha notato?
- Che la vostra segretaria ha grossi problemi di dermatite, l’odore delle sue creme al cortisone si sente passando. Usa tanto trucco per il viso e nasconde le mani.
- Povera Gemma, non ci avevo fatto caso…
- Per finire, ma questo chiunque se ne accorgerebbe, questo edificio è lontano dalle telecamere di banche e semafori, la facciata è scalcinata e le finestre sono sempre chiuse. Nella corte interna invece è tutto diverso.
- È stato nella nostra corte Longo?
- Non ce né bisogno, basta sentire il riscontro che c’è nei corridoi. È chiaro che ci sono alcune portefinestre o bandoni aperti, buoni per un carico e scarico da fare con dei furgoni.

Ricci sorrise illuminando gli occhiali di Longo, poi disse:

- Torni qua domani, per me va bene così.

Longo annuì senza fare una piega, si alzò incamminandosi verso l’uscita.

- Longo….
- Mi dica, prego.
- Cosa tiene in quella tracolla?
Longo guardò la sua tracolla, poi rispose:
- Niente.
Ricci incrociò le braccia e chiese:
- E perché se la porta dietro?
- Qua vicino c’è la facoltà di ingegneria, è per sembrare uno di loro.
Ricci salutò Longo, poi si accese una sigaretta e si lasciò andare ad una risata insolitamente isterica.
Gaetano Intile
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Re: Esercizio numero otto

Messaggio da Gaetano Intile »

Giovanni p ha scritto: 04/07/2023, 12:36 Buongiorno,Namio

questa è la mia traccia, spero che vada bene, ti ringrazio in anticipo per la lettura e i commenti.

caratterizzazione di Longo.

caratteristiche fisiche: basso, gracile, pochi capelli, pelle chiara e occhiaie

caratteristiche caratteriali: acuto, taciturno, ricettivo e poco emotivo.


-E’ arrivato Longo.

Ricci annuì a Blerim, che dopo aver fatto il annuncio sparì lasciando la porta aperta. Ricci non ci fece caso e continuò a fare quello che sta facendo, cioè osservare i fogli che aveva di fronte.

- E’ permesso?

Ricci alzò lo sguardo dai fogli e sorrise, era lui e lo sapeva anche se non lo aveva mai visto prima.

- Si accomodi Longo. Disse lasciando scorrere la mano da lui alla sedia che aveva di fronte, pronta per accoglierlo.

Longo fece un cenno con la testa e si sedette velocemente come se la sedia fosse il seggiolino di una montagna russa appoggiando la sua tracolla nera per terra.

- Sono contento di vederla.

Longo annuì con un sorriso secco.

- Avevo il suo report fra le mani e devo dire che sono contento- continuò Ricci incrociando le mani davanti alla faccia- ogni tanto il sistema funziona, mi hanno mandato chi cercavo quando lo cercavo.

Longo annuì di nuovo, stavolta senza sorridere.

- Sa Longo, entrare in questo reparto è un po’ come fare un provino per un film, o come dite voi giovani un “casting”

Longo non rispose.

- Lo sa che lei è il più giovane ad essersi seduto di fronte a me?
Longo guardò Ricci e tirò la testa indietro di qualche centimetro, Ricci attese una risposta che non arrivò, poi sorrise.
- Forse non lo sapeva, ma adesso lo sa. Ci tenevo a farglielo sapere. Sa che cos’altro vorrei da lei?
- Una persona attenta, taciturna, insospettabile e precisa.

Ricci alzò lo sguardo che per qualche secondo si era rimesso a lavorare sui fogli, poi sorrise di nuovo e si lasciò andare sullo schienale facendolo scricchiolare.

- Decisamente, Longo. Mi dica secondo lei perché la sua persona racchiude tutto questo?
- Sono alto un metro e sessantasette, quindi sotto la media nazionale. Ho pochi capelli e porto gli occhiali, quindi non sono sessualmente desiderabile per le donne e neppure per gli uomini. Ho ventinove anni e peso sessanta due chili, questo fa sì che sia difficile giudicare la mia età.

Ricci rimase bloccato, poi sorrise e arrossì.

- Longo, perché mi sta dicendo tutto questo?
- Perché sono attento, lei vuole una persona attenta, giusto?

Dietro i finissimi occhiali neri la faccia di Longo non era tesa, né cordiale. Il suo viso sembrava fatto di marmo. Il suo pallore era insolito, quasi gradevole, se non fosse per le profonde occhiaie nere che gli macchiavano il viso come dei lividi. Nel frattempo la faccia borsa da mastino napoletano di Ricci cambiava espressione continuamente. La sedia continuava a scricchiolare sotto i novanta chili di muscoli in continua contrazione. Ricci si sentì a disagio, un uomo grande, grosso e violento, messo a disagio da quello che sembrava un liceale slavato, un campione nei videogiochi e nei porno. Ma quello che aveva di fronte era un “95/100” e per lo più non lo sembrava minimamente.

- Longo, lei ha colto nel segno- disse Ricci alzandosi facendo sì che la sedia scricchiolasse di gioia- ho bisogno di una persona attenta, taciturna e insospettabile.
Una volta in piedi si mise di nuovo a sedere, stavolta sulla scrivania, poi aggiunse:

- Ma posso contare sulla sua velocità?
Longo si astenne dal rispondere, le sue gracili spalle ebbero una contrazione, Ricci la notò e ne fu compiaciuto.
- Con velocità non intendo chiederle se sa sparare, 95/100 parla da solo come risultato. Intendo velocità di pensiero, rapidità nell’elaborare. Quello che i suoi occhi vedono e le su orecchie sentono.

Longo rimase in silenzio, Ricci allungò le braccia fino ad arrivare ad abbracciare il ginocchio destro lasciando il piede sinistro piantato a terra.

- Lei dimostra di essere intelligente, Blerim l’ha contatto senza darle informazioni e ciò nonostante si è già fatto un idea sul perché cercassi uno come lei. Ma lo tenga bene a mente, l’intelligenza, come la destrezza nell’utilizzo delle armi non bastano.
- Lo capisco.
- Questo lo so, lei è intelligente, non lo sembra, lo è.

Longo rimase in silenzio, come se Ricci non avesse parlato a lui.

- È sicuro di avere anche queste doti? Domandò Ricci staccandosi dalla scrivania.

Longo si sistemò gli occhiali, aveva una folta peluria sui dorsi delle mani, il che era strano dato che i sui capelli neri erano sottili e radi.

- Purtroppo essere sicuro di una cosa come questa è difficile, sarebbe come credere di essere versati nella scrittura.
- Anche colto il nostro Longo. Lo interruppe Ricci sforzandosi di non ridere.

La stanza si riempì di un silenzio strano che Ricci avvertì come uno schiaffo, ma che cercò di dissimulare.

- Ad ogni modo- continuò Longo- io posso raccontarle che sono veloce e ricettivo con le solite parole che potrei usare per dirle che Cristo è morto di sonno. Senza mostrarglielo posso raccontarle quello che voglio. D’altro canto, per mostrale quello che so fare, potrei dirle che le vostre pareti si sporcano alla svelta, soprattutto nelle stanze lontane dall’ingresso.
- Continui, Longo…
- Lo zio Blerim sta imbiancando velocemente delle pareti in ottimo stato con uno smalto, quando in realtà si userebbero le idropitture che sono anche più economiche, ma porose e meno lavabili, soprattutto se si tratta di doverle smacchiare da liquidi.
- Liquidi?
- Si, come caffè…. Oppure sangue.

Ricci aggrottò la fronte facendo sì che una linea si disegnasse come un taglio.

- Non voglio fare allusioni, ma è la prima cosa che ho notato entrando.
- E sentiamo Longo, cos’altro ha notato?
- Che la vostra segretaria ha grossi problemi di dermatite, l’odore delle sue creme al cortisone si sente passando. Usa tanto trucco per il viso e nasconde le mani.
- Povera Gemma, non ci avevo fatto caso…
- Per finire, ma questo chiunque se ne accorgerebbe, questo edificio è lontano dalle telecamere di banche e semafori, la facciata è scalcinata e le finestre sono sempre chiuse. Nella corte interna invece è tutto diverso.
- È stato nella nostra corte Longo?
- Non ce né bisogno, basta sentire il riscontro che c’è nei corridoi. È chiaro che ci sono alcune portefinestre o bandoni aperti, buoni per un carico e scarico da fare con dei furgoni.

Ricci sorrise illuminando gli occhiali di Longo, poi disse:

- Torni qua domani, per me va bene così.

Longo annuì senza fare una piega, si alzò incamminandosi verso l’uscita.

- Longo….
- Mi dica, prego.
- Cosa tiene in quella tracolla?
Longo guardò la sua tracolla, poi rispose:
- Niente.
Ricci incrociò le braccia e chiese:
- E perché se la porta dietro?
- Qua vicino c’è la facoltà di ingegneria, è per sembrare uno di loro.
Ricci salutò Longo, poi si accese una sigaretta e si lasciò andare ad una risata insolitamente isterica.
Ciao, Giovanni.
Hai eseguito la caratterizzazione correttamente. E in più, una piccola chicca, hai lasciato che fosse il protagonista Longo, durante una lunga sequenza dialogica, a parlare di sé, a caratterizzare se stesso.
Non male. Il racconto in più è completo e autoconclusivo, lo potresti anche sfruttare.
Ricordati però di controllare i refusi, ce ne sono parecchi, dettati dalla fretta di terminare suppongo.
E non scordare la virgola nei vocativi.
È arrivato Longo, non è un vocativo e la virgola non serve, ma Si accomodi Longo, è invece un vocativo e necessita di una virgola dopo accomodi.
Giovanni p
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Re: Esercizio numero otto

Messaggio da Giovanni p »

Grazie mille.

Questo laboratorio è stupendo.
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