Esercizio numero otto

Sezione nella quale si svolgono gli esercizi previsti da questa iniziativa.
Gaetano Intile
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Esercizio numero otto

Messaggio da Gaetano Intile »

Allora, siamo alle porte dell'estate. Anzi siamo in estate. E vi ringrazio per avermi pazientemente seguito dalla fine dell'inverno. Spero che l'incontro sia stato proficuo, per me di certo lo è stato.
Parliamo di personaggi. Si può immaginare un racconto senza azioni, infarcito di psicologia, ma è impossiibile pensare a un racconto senza un personaggio, umano o antropomorfo che sia (vi ricordate Pinocchio?).
I personaggi sono un'altro dei tanti interrogativi della teoria narrativa, che si è anche inventata una teoria del personaggio. Andatevi a leggere quanto ho scritto sul ruolo attanziale, sull'identità dei personaggi e delle linee lungo cui essi si muovono.
Vi lascio due righe, di Verga tanto per cambiare, con una superlativa caratterizzazione del personaggio, che è anche l'incipit del racconto.
La lupa
Era alta, magra, aveva soltanto un seno fermo e vigoroso da bruna e pure non era più giovane; era pallida come se avesse sempre addoso la malaria, e su quel pallore due occhi grandi così, e due labbra fresche e rosse che vi mangiavano.
Al villaggio la chiamavano la Lupa perché non era sazia giammai, di nulla. Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia, con quell'andar randagio e sospettoso della lupa affamata; ella si spolpava i loro figlioli e i loro mariti in un batter d'occhio, con le sue labbra rosse, e se li tirava dietro alla gonnella al solo guardarli con quegli occhi da satanasso, fossero stati davanti all'altare di Santa Agrippina. Per fortuna la Lupa non veniva mai in chiesa, né a Pasqua, né a Natale, né per sentir messa o confessarsi.

Ecco dunque la Lupa del Verga. Per cambiare, per una volta, lasciamo da parte i soliti racconti. Vorrei, a questo giro, che riusciste a caratterizzare un personaggio.
E, naturalmente, dovreste indicare che tipo di caratterizzazione adoperate, se sociologica o fisica o altro ancora, senza limiti anche se vi riesce, e quindi fare come meglio credete, come meglio vi riesce. Io dal canto mio ho scritto questo.

Il mio personaggio si chiama Jessica e ho provato a caratterizzare tanto i suoi tratti psicologici quanto quelli fisici.
Jessica ha ventotto anni, lunghi capelli biondi e intensi occhi castani. È alta un metro e settanta abbondante e ha un fisico snello ma tonico, impossibile non girarvi al suo passaggio. Jessica ha la pelle chiara e un viso ovale con lineamenti così dolci che tutti, fin da bambina, la chiamavano Zuccherino.
Ma è senza dubbio una persona intelligente e riflessiva, e può essere molto analitica e critica riguardo se stessa. Ha una personalità determinata e ambiziosa, con una forte etica del lavoro. Tuttavia, può essere anche un difetto l'eccessiva emotività, le capita a volte di essere travolta dai suoi sentimenti. Jessica è gentile e comprensiva con gli altri, ma anche molto riservata, e ha difficoltà ad aprirsi completamente. Rimane sospettosa, sulle sue, finché non vi ha inquadrato completamente.
Ama leggere e viaggiare; nutre una forte passione per la fotografia ed è dotata di una buona sensibilità artistica; è una persona molto attiva e adora fare camminate in mezzo ai boschi o lungo le spiagge. Tuttavia, ha anche gravi problemi d'ansia che le impediscono di tenere il punto sulla situazione e di avere fiducia in se stessa e ha degli sbalzi d'umore tali che rimanerle accanto diventa difficile anche per il più paziente degli uomini. Ha un'autostima traballante e piuttosto eterodiretta ed è perciò facilmente influenzabile e manipolabile da chi capisce come è fatta.
Pertanto è rimasta single, non riesce a tenersi un fidanzato, o allontana i possibili candidati per la paura delle delusioni; vive in una grande città, dove lavora come editor, e, sebbene sia molto impegnata nel lavoro, ha un forte bisogno di attenzioni e di affetto e spesso si sente costretta alla solitudine dalla sua condizione.

Ecco, a voi.
Robennskii
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Re: Esercizio numero otto

Messaggio da Robennskii »

Buongiorno a tutti. La caratterizzazione de 'La Lupa' è magistrale: grazie Namio.

Prendo qualche giorno per leggermi la parte teorica e sviluppare un'immagine.
Giovanni p
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Re: Esercizio numero otto

Messaggio da Giovanni p »

Buonasera, Gaetano

sto lavorando anche se non sembra da diversi giorni, comunque sia direi che è stato più che proficuo, anzi grazie di nuovo. Mi sto esercitando sulle sinossi, ne ho fatte quattro per ora su racconto brevi vari. Ho intenzione di ripetere il corso più volte, per me è stato una manna dal cielo.

Ps: a Susanna Tamaro questo corso non piacerebbe troppo:)
Robennskii
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Re: Esercizio numero otto

Messaggio da Robennskii »

Vengo da terminare il capitolo sui ruoli attanziali. Devo dire, in tutta sincerità, che non si tratta di un tema così semplice e ho dovuto leggere e rileggere per fissarne i punti cardine.

Pessima idea poi quella di cercare il termine “attanziale” sulla rete...

Ho pensato a una metafora che possa rappresentare in modo chiaro e sintetico
tale concetto. Vediamo se funziona.

In tempi passati esistevano dei fumetti con figure vuote. Su dei fogli a parte, i personaggi erano pronti per essere staccati e incollati al posto giusto. Ne ricordo uno in particolare in cui non ti potevi aiutare con la forma, poiché tutte le figure erano incorniciate in un rettangolo.
Ecco, ogni racconto ha sempre i suoi incavi a cui va data un'anima.
L'eroe lo riconosciamo, poiché è l' spazio bianco tra i rapinatori che fuggono. Non potrà che essere Topolino. E poi, tutti gli spazi da riempire con la storia che si sviluppa sotto.

Per la caratterizzazione dei personaggi, che dire: una delle vere magie della scrittura. Presto inserisco il mio testo incentrato su un solo personaggio.
Gaetano Intile
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Re: Esercizio numero otto

Messaggio da Gaetano Intile »

Ciao, Rob.
Allora, col termine attanziale non aver paura. Si adopera in semiotica ed è un quasi sinonimo di attore, nel senso giuridico del termine non in quello volgare. Attore dunque come colui che propone in giudizio un atto, termine attore Il quale a sua volta proviene dal latino agere, ossia agire, mentre l'attante è colui che propone o subisce l'atto secondo Greimas.
Esistono dei ruoli attanziali fissi, così come in diritto gli atti sono in genere codificati. Tutto si lega, almeno io la vedo così.
Ma i ruoli attanziali sono anche legati, eh ce ne vorrebbe da scrivere, alle relazioni attanziali. Entrambi, ruoli e relazioni attengono al sistema dei personaggi. Le relazioni attengono alle motivazioni profonde dell'agire degli attanti.

Le relazioni attanziali si dividono in TRE GRUPPI. RELAZIONI DI DESIDERIO (desiderio), RELAZIONI DI PARTECIPAZIONE (somiglianza/sostituzione, assimilazione), RELAZIONI DI COMUNICAZIONE (antagonismo e tradimento).
Prendiamo un romanzo che conosco molto bene, Senilità di Svevo. Allora, Emilio Brentani è l'eroe, sua sorella Amalia è la vittima, Balli è l'antagonista, Angiolina è la donna. I rapporti tra i quattro, le loro relazioni il perché si muovano in un determinato modo anziché in un altro, sono intrecciate.
Emilio e Angiolina hanno tra loro una relazione di desiderio, come Amalia e il Balli. Tra Amalia ed Emilio v'è una relazione di sostituzione somiglianza, i due fratelli sono il doppio l'uno dell'altro, l'equivalente maschile e femminile l'uno dell'altro.
Tra Amalia e Angiolina v'è una relazione di assimilazione, le due donne, inizialmente antitetiche, finiscono per fondersi nel finale nella figura simbolica Donna Madre Vittima. Tra Emilio e il Balli v'è una relazione di antagonismo, anche se apperentemente tra i due vi è un rapporto di amicizia. In realtà le due donne madri vittime sono attratte dal Balli e l'antagonismo tra i due uomini non può che esistere.
Uno schemino analogo si potrebbe trarsi per i personaggi dei Promessi Sposi: Renzo è l'eroe e la vittima e Lucia la donna e la vittima, tra loro hanno una relazione di desiderio. Renzo e don Rodrigo di antagonismo. Tra Gertrude, la Monaca di Monza, e Lucia la relazione è di tradimento, tra la Monaca di Monza e l'Innominato e di somiglianza/sostituzione, tra Fra Cristoforo e don Rodrigo di antagonismo, e così via.
Le relazioni sono sempre quelle, come i ruoli. E le relazioni si uniscono o contrappongono ai ruoli stessi.
Robennskii
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Re: Esercizio numero otto

Messaggio da Robennskii »

Devo dire, Namio, che la sintesi in tre tipologie aiuta molto, se non altro perché rende evidente che l'attante è emanazione di una "relazione". Molto interessante, come sempre.

Posterò tra poco lo svolgimento dell'esercizio, con un testo dove ho provato a caratterizzare un personaggio con qualche indicazione diretta ma molto più con il famoso "show don't tell" di cui parlavi. Spero risponda alla consegna.
Robennskii
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Re: Esercizio numero otto

Messaggio da Robennskii »

Rosemary era la più bella. La più cattiva. Rocco moriva per lei, lei che non l’aveva mai degnato di uno sguardo.

Le avrebbe perdonato tutto, perfino il suo immondo, folle egoismo, pur di averla accanto. Cos’era quello, se non vero amore?

Ricordò quando la vide la prima volta, con quei suoi occhi verdi che lo avevano fatto tremare. E come le fosse stato accanto in amicizia per anni, attendendo un suo segno, confortandola, incoraggiandola in una gioventù piena di sentimenti incerti. Lui, che non poteva certo dirsi altrettanto giovane.

Quando Rosemary divenne donna, la amò ancor di più. Forse perché lei viveva ormai una propria vita e le occasioni di incontrarla si erano azzerate. Così, la attendeva ogni mattina dietro una vetrina di un bar, o defilato tra le colonne di un portico, per incrociarne la figura che scendeva lungo il marciapiede verso la fermata del bus. Voleva ogni giorno riscoprire quel volto da bambina, i capelli chiari, un corpo che, seppur tutto poteva dirsi tranne che perfetto, lo faceva impazzire per quei misteri che solo l’amore, ed esso soltanto, custodisce gelosamente.

Perché lui quel “qualcosa” in più lo provava solo per Rosemary. Una voce mai sopita glielo ripeteva a ogni respiro, sussurrandogli parole che lo torturavano per dargli una conferma di cui non aveva bisogno: delle colate inarrestabili di puro desiderio.

Rosemary sapeva. Aveva spesso incrociato di sfuggita lo sguardo di lui, a volte tradito dai movimenti involontari delle labbra serrate che la passione riusciva a forzare con timidi bisbigli, o frasi appena accennate. A quelle gocce di emozione distillata, lei rispondeva con un’indifferenza glaciale.

Un giorno Rocco, devastato dal sentimento, le si parò di fronte: “Rosemary, io… io…!” Ma il cuore gli pompava il sangue a tremila e non riuscì a spiccicare una sola parola. Lei lo guardò con gli occhi vuoti, vacui, somiglianti a quelli di certi predatori feroci, le cui iridi restano inerti e immobili anche nei concitati momenti in cui riducono a brandelli la sfortunata preda.

Rocco pianse lacrime amare. Quella notte, nella successiva e in molte, molte altre ancora.

Perché Rosemary non amava che Rosemary.
Gaetano Intile
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Re: Esercizio numero otto

Messaggio da Gaetano Intile »

Giovanni p ha scritto: 26/06/2023, 20:30 Buonasera, Gaetano

sto lavorando anche se non sembra da diversi giorni, comunque sia direi che è stato più che proficuo, anzi grazie di nuovo. Mi sto esercitando sulle sinossi, ne ho fatte quattro per ora su racconto brevi vari. Ho intenzione di ripetere il corso più volte, per me è stato una manna dal cielo.

Ps: a Susanna Tamaro questo corso non piacerebbe troppo:)
Grazie a te Giovanni. Sulla gara stagionale le sinossi, vero?
Gaetano Intile
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Re: Esercizio numero otto

Messaggio da Gaetano Intile »

Robennskii ha scritto: 30/06/2023, 12:58 Rosemary era la più bella. La più cattiva. Rocco moriva per lei, lei che non l’aveva mai degnato di uno sguardo.

Le avrebbe perdonato tutto, perfino il suo immondo, folle egoismo, pur di averla accanto. Cos’era quello, se non vero amore?

Ricordò quando la vide la prima volta, con quei suoi occhi verdi che lo avevano fatto tremare. E come le fosse stato accanto in amicizia per anni, attendendo un suo segno, confortandola, incoraggiandola in una gioventù piena di sentimenti incerti. Lui, che non poteva certo dirsi altrettanto giovane.

Quando Rosemary divenne donna, la amò ancor di più. Forse perché lei viveva ormai una propria vita e le occasioni di incontrarla si erano azzerate. Così, la attendeva ogni mattina dietro una vetrina di un bar, o defilato tra le colonne di un portico, per incrociarne la figura che scendeva lungo il marciapiede verso la fermata del bus. Voleva ogni giorno riscoprire quel volto da bambina, i capelli chiari, un corpo che, seppur tutto poteva dirsi tranne che perfetto, lo faceva impazzire per quei misteri che solo l’amore, ed esso soltanto, custodisce gelosamente.

Perché lui quel “qualcosa” in più lo provava solo per Rosemary. Una voce mai sopita glielo ripeteva a ogni respiro, sussurrandogli parole che lo torturavano per dargli una conferma di cui non aveva bisogno: delle colate inarrestabili di puro desiderio.

Rosemary sapeva. Aveva spesso incrociato di sfuggita lo sguardo di lui, a volte tradito dai movimenti involontari delle labbra serrate che la passione riusciva a forzare con timidi bisbigli, o frasi appena accennate. A quelle gocce di emozione distillata, lei rispondeva con un’indifferenza glaciale.

Un giorno Rocco, devastato dal sentimento, le si parò di fronte: “Rosemary, io… io…!” Ma il cuore gli pompava il sangue a tremila e non riuscì a spiccicare una sola parola. Lei lo guardò con gli occhi vuoti, vacui, somiglianti a quelli di certi predatori feroci, le cui iridi restano inerti e immobili anche nei concitati momenti in cui riducono a brandelli la sfortunata preda.

Rocco pianse lacrime amare. Quella notte, nella successiva e in molte, molte altre ancora.

Perché Rosemary non amava che Rosemary.
Robennskii ha scritto: 30/06/2023, 12:58 Rosemary era la più bella. La più cattiva. Rocco moriva per lei, lei che non l’aveva mai degnato di uno sguardo.

Le avrebbe perdonato tutto, perfino il suo immondo, folle egoismo, pur di averla accanto. Cos’era quello, se non vero amore?

Ricordò quando la vide la prima volta, con quei suoi occhi verdi che lo avevano fatto tremare. E come le fosse stato accanto in amicizia per anni, attendendo un suo segno, confortandola, incoraggiandola in una gioventù piena di sentimenti incerti. Lui, che non poteva certo dirsi altrettanto giovane.

Quando Rosemary divenne donna, la amò ancor di più. Forse perché lei viveva ormai una propria vita e le occasioni di incontrarla si erano azzerate. Così, la attendeva ogni mattina dietro una vetrina di un bar, o defilato tra le colonne di un portico, per incrociarne la figura che scendeva lungo il marciapiede verso la fermata del bus. Voleva ogni giorno riscoprire quel volto da bambina, i capelli chiari, un corpo che, seppur tutto poteva dirsi tranne che perfetto, lo faceva impazzire per quei misteri che solo l’amore, ed esso soltanto, custodisce gelosamente.

Perché lui quel “qualcosa” in più lo provava solo per Rosemary. Una voce mai sopita glielo ripeteva a ogni respiro, sussurrandogli parole che lo torturavano per dargli una conferma di cui non aveva bisogno: delle colate inarrestabili di puro desiderio.

Rosemary sapeva. Aveva spesso incrociato di sfuggita lo sguardo di lui, a volte tradito dai movimenti involontari delle labbra serrate che la passione riusciva a forzare con timidi bisbigli, o frasi appena accennate. A quelle gocce di emozione distillata, lei rispondeva con un’indifferenza glaciale.

Un giorno Rocco, devastato dal sentimento, le si parò di fronte: “Rosemary, io… io…!” Ma il cuore gli pompava il sangue a tremila e non riuscì a spiccicare una sola parola. Lei lo guardò con gli occhi vuoti, vacui, somiglianti a quelli di certi predatori feroci, le cui iridi restano inerti e immobili anche nei concitati momenti in cui riducono a brandelli la sfortunata preda.

Rocco pianse lacrime amare. Quella notte, nella successiva e in molte, molte altre ancora.

Perché Rosemary non amava che Rosemary.
Allora, Rob.
È un corto autoconclusivo alla fine. Niente male, fattura ottima. La caratterizzazione di Rosemary è fisica, ma anche psicologica piuttosto ben curata. Per quanto attiene al tema dell'esercizio per me l'hai colto in pieno e, in più, con un vero e proprio racconto.

Sull'imperativo jamesiano invece, il famigerato show, don't tell, il mostrare e non raccontare, a mio avviso non ci siamo. Nel senso che tu hai raccontato non mostrato. Il tuo protagonista, Rocco, narra al lettore quel che prova per Rosemary, non lascia intendere quanto prova da qualche altro fatto, da un'azione o da un dialogo, ma narra appunto, informa direttamente il lettore dei suoi sentimenti nei confronti di Rosemary. Anche il ricordo è un espediente utile a raccontare, almeno che non si ricordi qualcosa che con l'amore per Rosemary ha a che fare solo indirettamente. Insomma, per mostrare il narratore deve sviare l'attenzione del lettore, parlare di altro mentre si parla proprio di quello. Una tecnica non certo facile.
Facciamo così, provo a scrivere di Rocco e Rosemary adoperando la tecnica di James, veniamo che ne esce fuori.

Ad esempio:
Erano passati anni da quella mattina al St.James Park.
Nonostante l'aria frizzante della mattina aveva camminato lungo il vialetto fiorito del parco, un calore interiore lo teneva al riparo dal freddo.
Si era avvicinato a Rosemary con un sorriso, lei lo aveva salutato gentilmente, con uno sguardo veloce. Rocco non si era lasciato scoraggiare e le aveva chiesto di proseguire la passeggiata insieme.
Nei pressi di Lenehan Hill Rosemary era inciampata su una pietra ed era quasi caduta: sostenerla gli venne istintivo, come abbracciarla con delicatezza per evitare che si facesse del male.
Poco dopo, aveva notato una rosa rossa che si era staccata dal mazzo che Rosemary stringeva in mano. Senza pensarci su la prese e, con un gesto delicato, la infilò dietro l'orecchio di lei. Rosemary si voltò confusa, mentre un leggero rossore le illuminava il viso.

Un giorno d'estate, erano seduti al tavolino di un bistrot, Rocco aveva preso coraggio e le aveva regaato un diario fitto di pagine bianche,
"Ci scriveremo insieme la nostra storia" le aveva detto.
Rosemary sorrise a stento, lo prese e lo posò sul tavolino, senza aprirlo, come se sfogliare le sue pagine sarebbe stato pericoloso per lei. E cambiò argomento, iniziò a parlare della sua amica Susan e di quell'ammiratore che non la lasciava respirare pure se lei in tutti i modi gli aveva fatto capire di non nutrire i medesimi sentimenti.
L'aveva ascoltata col cuore colmo di speranza, la sua immaginazione vagava altrove, provò a prenderle la mano.
Roesemary l'aveva ritirata di scatto e aveva tratto un respiro profondo, si alzò e andò via senza dire una parola.
ll diario rimase là dove l'aveva lasciato, appena sfiorato, e mai aperto.

Ecco, Rob. Non so se sono riuscito nell'intento. Sono più adatto a narrare che a mostrare. Il punto è non dire le cose esattamente come stanno, ma lasciare che emergano da sole, in questo caso ho tentato con un paio di incontri tra Rocco e Rosemary. L'amore di Rocco e la repulsione di Rosemary vengono a galla, o penso che vengano fuori, dalle loro parole e dal loro comportamento, non vengono direttamente esposte. Poi toccherà al narratore magari indagare sui perché, ma intanto la situazione tra i due si è rivelata da sola.

Effettivamente potremmo approfondire questa tecnica narrativa e fare qualche esercizio sul mostrare e sul raccontare e sulle differenze.
Ma aspetto Giovanni prima, nel frattempo metto insieme un po' di materiale sull'argomento per approfondire la questione.
Robennskii
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Re: Esercizio numero otto

Messaggio da Robennskii »

Ciao Namio, sì concordo effettivamente mi sono tenuto più sull'approccio del narrato, per quanto spero sia riuscito comunque a dare un buon effetto visivo come normalmente uso fare.

Da quanto mi dici, mi sembra di aver raggiunto l'obiettivo primario della caratterizzazione. Ma non ti nascondo che lo show don't tell può diventare una sfida appassionante e al contempo davvero ostica.

Ok, attendiamo Giovanni poi ti seguiamo.
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