Esercizio numero quattro

Sezione nella quale si svolgono gli esercizi previsti da questa iniziativa.
Gaetano Intile
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Re: Esercizio numero quattro

Messaggio da Gaetano Intile »

Ciao, Maria. L'hai suddiviso perfettamente. Ti sarà sembrato un esercizio ozioso, ma, in realtà, è utile a rintracciare le strutture che si nascondono dietro ogni narrazione, come nel caso delle sequenze. Utilizzando alcune sequenze, più veloci, rispetto ad altre, meno, si può accellerare o frenare il corso della narrazione. Avrai letto i miei post a proposito. Allo stesso modo identificare lo schema del racconto servirà magari a capire perché un discorso narrativo non pare efficace. Ogni parte deve essere in equilibrio rispetto alle altre. Antefatti troppo lunghi, o peripezie troppo brevi, mutano l'equilibrio del racconto. Se l'autore ha i mezzi per capire dove sbaglia, agirà per correggere l'errore, altrimenti lo subirà.
Ritorno al tuo racconto, virgolettato

"Si sedette sulla poltrona di fronte la scrivania (,) e si guardò intorno con fare distaccato. Osservò come il dottore avesse una passione smisurata per le monete, tutte incastonate in quadri minuziosamente confezionati e catalogati; più vicino, sullo scrittoio teneva una sola moneta, una 500 (meglio in lettere) lire del 1957 d'argento. Quella con le caravelle di Colombo. Pensò dentro di lui (sé) che era (fosse) scintillante, non se ne vedevano tante in giro.
-a (A) nche tu ne sei appassionato?
-n (N) on come lei, vedo che è un assiduo collezionista.
-d (D) iciamo che ho una modesta conoscenza della moneta, ma vedi (Vocativo) caro Nicola, questa moneta? Questa fu per me il primo passo, la mia prima paga. Quel giorno, ancora ricordo, ne fui entusiasta. Un lavoro svolto da me che veniva retribuito, dando un valore intrinseco al mio operato. Ero considerato abile nel farlo, mi ha permesso di poter valere qualcosa. Capisci, Nicola? (qui il vocativo l'hai ben segnalato)
Quelle 500 lire, all'epoca, non valevano chissà che (chissacché) (,) ma, avendole tenute per un ricordo personale e intimo, dopo oltre 40 anni, valgono tantissimo; se guardi bene le vele delle navi, noterai che sono controvento.
-che significa? Chiese Nicola con interesse (.)
-significa che quella moneta è il risultato di un errore di conio, rendendola unica nel suo genere.
-chissà quanto varrà (?)
-inestimabile valore affettivo, non c'è cifra eguagliabile. Hai portato il fascicolo?"

Ho estratto solo un brano, da utilizzare come esempio, di come effettuare la correzione sulla punteggiatura e poco altro, in verità. I titoli, dott. avv. prof., vanno inseriti per esteso: dottor, professor, avvocato. A meno che non si riporti una targa, una dicitura, una targhetta, e via discorrendo.
Ottimo racconto.
Maria E.
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Re: Esercizio numero quattro

Messaggio da Maria E. »

Grazie mille per la correzione e gli spunti, ho preso in considerazione l'estratto per rivedere tutto il racconto.
Se vuoi lo posso riproporre qui sotto, sono preziosi un paio d'occhi in più, oltre ai miei (io sono di parte :D)
Per quanto riguarda le suddivisioni, credo che qualcuna andrebbe ridimensionata, come il climax che, secondo me, è un po troppo lungo. Alcune fasi andrebbero limate, magari, come giustamente dici tu, per non subire il racconto. Solo che non ho idea di come fare, magari la notte mi porterà ispirazione.

:)
GiacomoB
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Re: Esercizio numero quattro

Messaggio da GiacomoB »

Ciao, allego qui sotto il mio esercizio numero 4.
Più procedo con il corso più mi accorgo delle mie lacune. Devo fare i complimenti alle ottime lezioni e alla struttura che mi permette di lavorare in modo deliberato sul mio essere scrittore; spero di riuscirci.
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L’antefatto

La vita per Dawn era semplice: mamma, gran lavoratrice, cuoca eccezionale e appassionata di serie tv. Ma si può riassumere così la vita di una persona?
In scelte fatte e a non essersi mai confrontata con sfide al di fuori della sua portata?
Dall’acciaio si possono ricavare sia pentole che spade, non è il materiale di partenza a determinare il risultato.
E se ripartisse da zero?

La situazione iniziale

Gli occhi misero a fuoco la strada, il grigio dell’asfalto si divise dal bianco delle strisce pedonali.
Dawn appoggiò le mani a terra e sedette, il mondo non smise di girare intorno a lei.
Il cielo coperto restituiva una luce fioca che avvolgeva la zona in un pallore spento e malato.
Dawn si alzò in piedi e barcollò, un passo dopo inciampò in un uomo riverso e cadde di nuovo, fermò la caduta con le mani.
“Scusi” bofonchiò, rivolta all’asfalto.
Il silenzio la circondava, non una macchina si muoveva, non una persona parlava.
Si avvicinò all’uomo disteso.
“Tutto apposto?”
Lo scosse, non respirava. Fece un salto indietro. Iniziò a iperventilare, con una mano si premette il petto.
“Aiuto!” urlò.
Si rannicchiò a terra, in posizione fetale.

La rottura dell’equilibrio

Una mano sulla spalla calmò il battito del suo cuore.
“Ehi tu… ce la fai a respirare?”
“Io… penso di sì”
Da terra guardò il suo interlocutore, una donna con i capelli neri e corti, un’espressione pensierosa.
“Cosa ci fai qui? eri a lavoro quando sta cosa è iniziata?”
“Io… non lo so…”
“Vabbè come ti chiami?”
“Dawn.”
“Dai, vieni. Cerchiamo di capirci qualcosa in questa situazione.”
Le porse una mano, Dawn la prese e fece forza, il braccio cedette e finì con il sedere al suolo. La donna si era accasciata e non respirava più.

Le peripezie

Dawn staccò la mano stizzita. Girò la testa evitando di guardare il cadavere.
Il cielo plumbeo prometteva pioggia, la zona industriale era deserta. Dawn si ingobbi, tentando di nascondere la testa tra le spalle.
Iniziò a camminare spedita lungo la strada dissestata. Un brivido le percorse la schiena, si sforzò di ricordare qualcosa ma la testa era vuota. Tutti i pensieri erano nuovi.

Scrutava l’anonimo capannone del supermercato, le luci al neon erano l’unica fonte di luce.
Iniziò a piovere.
Dawn esitò sotto la pioggia prima di correre dentro.

Il suo ingresso non aveva riportato reazioni, i presenti erano impegnati a razziare quello che trovavano.
Lei girò per gli scaffali, trovò delle merendine e ne aprì una scatola. Ingozzandosi.

Uno sparo e il silenzio calò.
Un gruppo di teppisti entrò nel supermercato.
“Le porte sono chiuse, non tentate di fare cagate.” disse quello con la pistola.
Avevano le facce coperte. Tenevano in mano coltelli e spranghe.
“Ora, venite tutti fuori che facciamo due chiacchiere."
Dawn si sentì trascinare e gettare con un gruppo di altre persone.
“Allora quelle donne lì, portatemele una alla volta.”

Si spostò dentro una corsia, fischiettando. Dawn venne trascinata di nuovo.

Climax

“Bene bene bene” disse il teppista girato di spalle, giocando con un coltello a serramanico.
Quando guardò Dawn si raggelò. Si bloccò, come se fosse diventato una statua. Si colpì il volto con uno schiaffo.
“Mamma? sono io, Jason.”
Dawn scosse la testa.
“Scusa, non ti conosco…”
“Pensavo fossi morta… “
Dawn teneva gli occhi fissi a terra.
“Beh, adesso ci penso io…”
Fece scattare la lama.
Il coltello guizzò nell’aria sfiorando la guancia di Dawn, lei indietreggiò. Un rivolo di sangue scese sul suo viso.
Il respiro del ragazzo era affannato. Gli occhi di Dawn erano pieni di terrore, si guardò intorno, vide solo cibo e cose inutili in una lotta.
Jason inspirò profondamente e si scagliò sulla madre, la mano tremava, Dawn evitò il fendente con un movimento laterale e spinse il figlio a terra che, sbilanciato, cadde e il coltello gli sfuggì dalle mani.
Dawn lo raccolse.
“Ora basta,” disse con voce roca, “è finita, questa commedia è finita.”
Jason puntò i piedi al suolo e si lanciò contro Dawn con i pugni chiusi, il coltello gli entrò nel petto, si accasciò al pavimento. Le sue lacrime si mescolarono al suo sangue.

Dawn uscì dalla corsia
“Qualcun altro vuole favorire?” disse, il coltello in mano. Mostrava i denti e gli occhi erano fuori dalle orbite.
I teppisti indietreggiarono fino a lasciarle il vuoto intorno.

Lo scioglimento

“Usciamo da qui” disse agli altri ostaggi, il gruppo uscì dal supermercato sotto la pioggia battente
Dawn in testa si incamminarono, lei aveva un sorriso stampato in faccia.
Era l’inizio di una vita, in un mondo nuovo.
Gaetano Intile
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Re: Esercizio numero quattro

Messaggio da Gaetano Intile »

GiacomoB ha scritto: 15/04/2024, 14:18 Ciao, allego qui sotto il mio esercizio numero 4.
Più procedo con il corso più mi accorgo delle mie lacune. Devo fare i complimenti alle ottime lezioni e alla struttura che mi permette di lavorare in modo deliberato sul mio essere scrittore; spero di riuscirci.
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L’antefatto

La vita per Dawn era semplice: mamma, gran lavoratrice, cuoca eccezionale e appassionata di serie tv. Ma si può riassumere così la vita di una persona?
In scelte fatte e a non essersi mai confrontata con sfide al di fuori della sua portata? (di questo passo non salta fuori il significato. Proverei a definirlo in altro modo)
Dall’acciaio si possono ricavare sia pentole che spade, non è il materiale di partenza a determinare il risultato.
E se ripartisse da zero? (l'antefatto funziona)

La situazione iniziale

Gli occhi misero a fuoco la strada, il grigio dell’asfalto si divise dal bianco delle strisce pedonali.
Dawn appoggiò le mani a terra e sedette, il mondo non smise di girare intorno a lei.
Il cielo coperto restituiva una luce fioca che avvolgeva la zona in un pallore spento e malato.
Dawn si alzò in piedi e barcollò, un passo dopo inciampò in un uomo riverso e cadde di nuovo, fermò (troppe principali, suggerisco un gerundio) la caduta con le mani.
“Scusi” bofonchiò, rivolta all’asfalto.
Il silenzio la circondava, non una macchina si muoveva, non una persona parlava.
Si avvicinò all’uomo disteso.
“Tutto apposto?” (apposto è un termine gergale)
Lo scosse, non respirava. Fece un salto indietro. Iniziò a iperventilare, con una mano si premette il petto.
“Aiuto!” urlò.
Si rannicchiò a terra, in posizione fetale. (in realtà trovare un cadavere per strada implica una rottura dell'equilibrio. L'antefatto presume una stabilità iniziale, una situazione calma).

La rottura dell’equilibrio

Una mano sulla spalla calmò il battito del suo cuore.
“Ehi tu… ce la fai a respirare?”
“Io… penso di sì”
Da terra guardò il suo interlocutore, una donna con i capelli neri e corti, un’espressione pensierosa.
“Cosa ci fai qui? eri a lavoro quando sta cosa è iniziata?” (Eri al lavoro quando 'sta cosa...)
“Io… non lo so…”
“Vabbè come ti chiami?”
“Dawn.”
“Dai, vieni. Cerchiamo di capirci qualcosa in questa situazione.”
Le porse una mano, Dawn la prese e fece forza, il braccio cedette e finì con il sedere al suolo. La donna si era accasciata e non respirava più. (L'equilibrio è rotto, i puntini sono troppi, ma non si capisce il perché l'equilibrio sia rotto.)

Le peripezie

Dawn staccò la mano stizzita. Girò la testa evitando di guardare il cadavere.
Il cielo plumbeo prometteva pioggia, la zona industriale era deserta. Dawn si ingobbi, tentando di nascondere la testa tra le spalle.
Iniziò a camminare spedita lungo la strada dissestata. Un brivido le percorse la schiena, si sforzò di ricordare qualcosa ma la testa era vuota. Tutti i pensieri erano nuovi.

Scrutava l’anonimo capannone del supermercato, le luci al neon erano l’unica fonte di luce.
Iniziò a piovere.
Dawn esitò sotto la pioggia prima di correre dentro.

Il suo ingresso non aveva riportato reazioni, i presenti erano impegnati a razziare quello che trovavano.
Lei girò per gli scaffali, trovò delle merendine e ne aprì una scatola. Ingozzandosi.

Uno sparo e il silenzio calò.
Un gruppo di teppisti entrò nel supermercato.
“Le porte sono chiuse, non tentate di fare cagate.” disse quello con la pistola.
Avevano le facce coperte. Tenevano in mano coltelli e spranghe.
“Ora, venite tutti fuori che facciamo due chiacchiere."
Dawn si sentì trascinare e gettare (?) con un gruppo di altre persone.
“Allora quelle donne lì, portatemele una alla volta.”

Si spostò dentro una corsia, fischiettando. Dawn venne trascinata di nuovo. (Le peripezie servono a raggiungere la meta, non devono essere fini a se stesse. Dawn qui affronta il pericolo per delle merendine?)

Climax

“Bene bene bene” disse il teppista girato di spalle, giocando con un coltello a serramanico.
Quando guardò Dawn si raggelò. Si bloccò, come se fosse diventato una statua. Si colpì il volto con uno schiaffo.
“Mamma? sono io, Jason.”
Dawn scosse la testa.
“Scusa, non ti conosco…”
“Pensavo fossi morta… “
Dawn teneva gli occhi fissi a terra.
“Beh, adesso ci penso io…”
Fece scattare la lama.
Il coltello guizzò nell’aria sfiorando la guancia di Dawn, lei indietreggiò. Un rivolo di sangue scese sul suo viso.
Il respiro del ragazzo era affannato. Gli occhi di Dawn erano pieni di terrore, si guardò intorno, vide solo cibo e cose inutili in una lotta.
Jason inspirò profondamente e si scagliò sulla madre, la mano tremava, Dawn evitò il fendente con un movimento laterale e spinse il figlio a terra che, sbilanciato, cadde e il coltello gli sfuggì dalle mani.
Dawn lo raccolse.
“Ora basta,” disse con voce roca, “è finita, questa commedia è finita.”
Jason puntò i piedi al suolo e si lanciò contro Dawn con i pugni chiusi, il coltello gli entrò nel petto, si accasciò al pavimento. Le sue lacrime si mescolarono al suo sangue.

Dawn uscì dalla corsia
“Qualcun altro vuole favorire?” disse, il coltello in mano. Mostrava i denti e gli occhi erano fuori dalle orbite.
I teppisti indietreggiarono fino a lasciarle il vuoto intorno. (direi che come climax potrebbe andare, ma non sei riuscito a inquadrare, seppure a tratti veloci, ciò che realmente accade a Dawn e l'ambiente in cui si muove. La narrazione è sospesa e quindi anche nello scioglimento finale il non detto rimane prevalente.)

Lo scioglimento

“Usciamo da qui” disse agli altri ostaggi, il gruppo uscì dal supermercato sotto la pioggia battente
Dawn in testa si incamminarono, lei aveva un sorriso stampato in faccia.
Era l’inizio di una vita, in un mondo nuovo. (D
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