Esercizio numero due

Sezione nella quale si svolgono gli esercizi previsti da questa iniziativa.
Gaetano Intile
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Re: Esercizio numero due

Messaggio da Gaetano Intile »

Dunque, io ritengo che solo questa proposizione sia una sequenza propriamente descrittiva: "Solo l’intervento delle guardie lo salvò dal linciaggio, ma non lo salvò dall’inquisitore: un uomo alto, imponente con il volto distrutto dalle mille battaglie, più preoccupato per la rabbia della piazza che per l’atto in sé."
Solo qui il tuo personaggio viene propriamente analizzato nei suoi tratti caratteristici.
Gli altri periodi li hai collocati correttamente nelle sequenze appropriate.
La sequenza narrativa di epilogo la farei partire da "La distruzioni e le numerose guerre..."
Bene, non ti pare che il tuo racconto ora sia più equilibrato?
Xarabass
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Re: Esercizio numero due

Messaggio da Xarabass »

Prima di tutto grazie per l'aiuto e per il tuo tempo.


Rispondendo alla tua domanda direi che il racconto è più equilibrato.
Gaetano Intile
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Re: Esercizio numero due

Messaggio da Gaetano Intile »

Di niente, figurati.
Maria E.
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Re: Esercizio numero due

Messaggio da Maria E. »

Ci provo.
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Quella mattina si svegliò con un senso di pace interiore profonda e in lui nacque una voglia smisurata di una ciambella al pistacchio che comperava sempre ogni giovedì. Ieri però, mentre andava al supermercato, un grande acquazzone lo fermò al sottopassaggio della metro A.
-chissà quanto durerà, qui è sempre un problema quando piove - approcciò una signora dietro di lui
-lasciamo perdere signora, l'anno scorso mi sono trovato nella stessa metro ad aspettare e alla fine sono tornato a casa alle dieci tutto zuppo - rispose con tono rassegnato, seppe dentro di sè che anche quel giorno sarebbe tornato a casa tardi.
-certo che se non puliscono le fogne, questa città prima o poi si allagherà del tutto - ribattè la signora.
Pensò dentro di lui che ne aveva le scatole piene di quelle frasi fatte, trite e ritrite, che lo infastidivano fino all'orripilazione ma non rispose alla signora, fece solo un cenno con la testa in segno di approvazione.

Di lì a poco ebbe uno strano senso di calore e dovette uscire di corsa sotto la pioggia per respirare, si rese conto che era divenuto claustrofobico. D' un tratto capì perché ha sempre detestato le piccole stanze, i luoghi affollati. Si poggiò ad un corrimano del passaggio pedonale per riprendersi ma non potè neanche respirare che da lontano sentì:
-Nicola! Ciao, stai bene?

La collega invasiva del quarto piano, ufficio contabilità, che ebbe una cotta per lui più di quindici anni fa.

-ciao Alda! Io bene, tu come stai? - esclamò con falsità Nicola sapendo che la conversazione si sarebbe dilungata a sproposito.
-bene, sapessi cosa mi è succes..
-scusami cara ma sono uscito di fretta da casa e temo di aver lasciato sul fuoco il pentolino del latte, dovevo stare via solo un minuto, devo scappare, ci si vede in ufficio!

Alda rimase sconcertata con la mano tesa e guardò Nicola allontanarsi, ma si promise di andarlo a trovare nel suo ufficio, nessuno aveva mai osato scaricare la Alda, colei che emanava luce e ottimismo quando passava per i corridoi, coi suoi tacchetti sgargianti che battevano sul laminato.
Nicola, preso da un senso di colpa, si recò direttamente al lavoro, molto presto quella volta.
Si sedette alla scrivania e tutto cio a cui riusciva a pensare era quella ciambella mancata, quell'appuntamento che lui non perdeva mai.
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Re: Esercizio numero due

Messaggio da Gaetano Intile »

Maria E. ha scritto: 19/10/2023, 13:09 Ci provo.
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Quella mattina si svegliò con un senso di pace interiore profonda e in lui nacque una voglia smisurata di una ciambella al pistacchio che comperava sempre ogni giovedì. Ieri però, mentre andava al supermercato, un grande acquazzone lo fermò al sottopassaggio della metro A.
-chissà quanto durerà, qui è sempre un problema quando piove - approcciò una signora dietro di lui
-lasciamo perdere signora, l'anno scorso mi sono trovato nella stessa metro ad aspettare e alla fine sono tornato a casa alle dieci tutto zuppo - rispose con tono rassegnato, seppe dentro di sè che anche quel giorno sarebbe tornato a casa tardi.
-certo che se non puliscono le fogne, questa città prima o poi si allagherà del tutto - ribattè la signora.
Pensò dentro di lui che ne aveva le scatole piene di quelle frasi fatte, trite e ritrite, che lo infastidivano fino all'orripilazione ma non rispose alla signora, fece solo un cenno con la testa in segno di approvazione.

Di lì a poco ebbe uno strano senso di calore e dovette uscire di corsa sotto la pioggia per respirare, si rese conto che era divenuto claustrofobico. D' un tratto capì perché ha sempre detestato le piccole stanze, i luoghi affollati. Si poggiò ad un corrimano del passaggio pedonale per riprendersi ma non potè neanche respirare che da lontano sentì:
-Nicola! Ciao, stai bene?

La collega invasiva del quarto piano, ufficio contabilità, che ebbe una cotta per lui più di quindici anni fa.

-ciao Alda! Io bene, tu come stai? - esclamò con falsità Nicola sapendo che la conversazione si sarebbe dilungata a sproposito.
-bene, sapessi cosa mi è succes..
-scusami cara ma sono uscito di fretta da casa e temo di aver lasciato sul fuoco il pentolino del latte, dovevo stare via solo un minuto, devo scappare, ci si vede in ufficio!

Alda rimase sconcertata con la mano tesa e guardò Nicola allontanarsi, ma si promise di andarlo a trovare nel suo ufficio, nessuno aveva mai osato scaricare la Alda, colei che emanava luce e ottimismo quando passava per i corridoi, coi suoi tacchetti sgargianti che battevano sul laminato.
Nicola, preso da un senso di colpa, si recò direttamente al lavoro, molto presto quella volta.
Si sedette alla scrivania e tutto cio a cui riusciva a pensare era quella ciambella mancata, quell'appuntamento che lui non perdeva mai.
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Anche in questo esercizio ti sei mossa bene. Hai inquadrato la sequenza narrativa corretta, con l'introduzione, poi sei passata alla sequenza dialogica coi dialoghi, e quindi alla sequenza narrativa di epilogo, con in più una brevissima descrizione di Alda, una sequenza descrittiva dunque.

Vedo che hai sempre qualche problema con la punteggiatura, ma con i tempi verbali mi pare che tu abbia fatto notevoli progressi. Ne vedo un paio solo fuori posto. "Ieri però, mentre andava al supermercato, un grande acquazzone lo fermò al sottopassaggio della metro A."
Allora, considerato che è il narratore a parlare, non puoi adoperare lo ieri. Ma il giorno prima. E quel fermò, seppure l'azione non sia del tutto anteriore, ma progressiva, ci vedrei bene un aveva fermato.
"D'un tratto capì perché aveva sempre detestato le piccole stanze" perché l'azione è anteriore, ma avendo tu adoperato il passato come tempo regolare per la narrazione, devi continuare con quello. Poi va beh, Kundera non sempre la rispetta la concordanza nei suoi romanzi, ma lui è, era, Milan Kundera.
Diciamo che la regola generale è quella.
Il racconto è valido, i miei complimenti.
Quanto alla punteggiatura, il mio consiglio è di leggere lentamente e, quando ti dovessi accorgere della necessità di qualche pausa, potresti mettere una virgola, se ritieni la pausa breve. O segni più importanti, se la pausa dovesse apparirti lunga.
Poi esistono delle regole anche là.
Ad esempio: "Ieri però, mentre andava al supermercato," Qui hai correttamente inquadrato tra virgole una proposizione incidentale.
Ma qui non l'hai fatto: "certo che se non puliscono le fogne"
Prima di un ma avversativo dovresti sempre la virgola, se non qualche segno più pesante.
E poi ricordati del vocativo preceduto dalla virgola. Quando si chiama qualcuno, o ci si rivolge a qualcuno, è d'obbligo una virgola, dato che i casi l'italiano non li ha. "ciao Alda" dopo lo ciao va la virgola, perchè ti rivolgi a una persona. "Scusami, cara".
Per l'uscita e l'entrata dal discorso diretto comportati come se non ci fosse. Le regole di punteggiatura sono uniche, nell'un caso e nell'altro. Maiuscola dopo un punto fermo e via discorrendo.
Più avanti ti dirò come eliminare tutti quei che.
Gaetano Intile
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Re: Esercizio numero due

Messaggio da Gaetano Intile »

Puoi proseguire con gli esercizi, Maria. Se hai qualche dubbio, o curiosità, non esitare a farmelo sapere.
Maria E.
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Re: Esercizio numero due

Messaggio da Maria E. »

Come sempre grazie ma, vediamo se ho capito bene le tue indicazioni:
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La ciambella

Quella mattina si svegliò con un senso di pace interiore profonda e in lui nacque una voglia smisurata di una ciambella al pistacchio che comperava sempre ogni giovedì. Il giorno prima però, mentre andava al supermercato, un grande acquazzone lo aveva fermato al sottopassaggio della metro A.
-chissà quanto durerà, qui è sempre un problema quando piove - approcciò una signora dietro di lui
-lasciamo perdere signora, l'anno scorso mi sono trovato nella stessa metro ad aspettare e alla fine sono tornato a casa alle dieci tutto zuppo - rispose con tono rassegnato, sapendo dentro di sè che anche quel giorno sarebbe tornato a casa tardi.
-certo, se non puliscono le fogne, questa città prima o poi si allagherà del tutto - ribattè la signora.
Aveva le scatole piene di quelle frasi fatte, trite e ritrite, che lo infastidivano fino all'orripilazione; non rispose alla signora, fece solo un cenno con la testa in segno di approvazione.
Di lì a poco ebbe uno strano senso di calore e dovette uscire di corsa sotto la pioggia per respirare, si rese conto di essere diventato claustrofobico. D' un tratto aveva capito perché ha sempre detestato le piccole stanze, i luoghi affollati. Si poggiò ad un corrimano del passaggio pedonale per riprendersi, ma non riuscì neanche a respirare quando da lontano sentì:
-Nicola! Ciao, stai bene?
La collega invasiva del quarto piano, ufficio contabilità, più di quindici anni fa ebbe una cotta per lui.
-ciao, Alda! Io bene, tu, come stai? - esclamò con falsità Nicola sapendo che la conversazione si sarebbe dilungata a sproposito.
-bene, sapessi cosa mi è succes..
-scusami, cara, sono uscito di fretta e temo di aver lasciato sul fuoco il pentolino del latte, dovevo stare via solo un minuto, devo scappare, ci si vede in ufficio!
Alda rimase sconcertata con la mano tesa e guardò Nicola allontanarsi, ma si promise di andarlo a trovare nel suo ufficio; nessuno aveva mai osato scaricare la Alda, colei emanava luce e ottimismo quando passava per i corridoi, coi suoi tacchetti battenti a ritmo sul laminato scivoloso.
Nicola, preso da un senso di colpa, si recò direttamente al lavoro, molto presto quella volta.
Si sedette alla scrivania e tutto cio a cui riusciva a pensare era quella ciambella mancata, quell'appuntamento del giovedì ormai svanito.
Gaetano Intile
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Re: Esercizio numero due

Messaggio da Gaetano Intile »

Maria E. ha scritto: 20/10/2023, 13:41 Come sempre grazie ma, vediamo se ho capito bene le tue indicazioni:
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La ciambella

Quella mattina si svegliò con un senso di pace interiore profonda e in lui nacque una voglia smisurata di una ciambella al pistacchio che comperava sempre ogni giovedì. Il giorno prima però, mentre andava al supermercato, un grande acquazzone lo aveva fermato al sottopassaggio della metro A.
-chissà quanto durerà, qui è sempre un problema quando piove - approcciò una signora dietro di lui
-lasciamo perdere signora, l'anno scorso mi sono trovato nella stessa metro ad aspettare e alla fine sono tornato a casa alle dieci tutto zuppo - rispose con tono rassegnato, sapendo dentro di sè che anche quel giorno sarebbe tornato a casa tardi.
-certo, se non puliscono le fogne, questa città prima o poi si allagherà del tutto - ribattè la signora.
Aveva le scatole piene di quelle frasi fatte, trite e ritrite, che lo infastidivano fino all'orripilazione; non rispose alla signora, fece solo un cenno con la testa in segno di approvazione.
Di lì a poco ebbe uno strano senso di calore e dovette uscire di corsa sotto la pioggia per respirare, si rese conto di essere diventato claustrofobico. D' un tratto aveva capito perché ha sempre detestato le piccole stanze, i luoghi affollati. Si poggiò ad un corrimano del passaggio pedonale per riprendersi, ma non riuscì neanche a respirare quando da lontano sentì:
-Nicola! Ciao, stai bene?
La collega invasiva del quarto piano, ufficio contabilità, più di quindici anni fa ebbe una cotta per lui.
-ciao, Alda! Io bene, tu, come stai? - esclamò con falsità Nicola sapendo che la conversazione si sarebbe dilungata a sproposito.
-bene, sapessi cosa mi è succes..
-scusami, cara, sono uscito di fretta e temo di aver lasciato sul fuoco il pentolino del latte, dovevo stare via solo un minuto, devo scappare, ci si vede in ufficio!
Alda rimase sconcertata con la mano tesa e guardò Nicola allontanarsi, ma si promise di andarlo a trovare nel suo ufficio; nessuno aveva mai osato scaricare la Alda, colei emanava luce e ottimismo quando passava per i corridoi, coi suoi tacchetti battenti a ritmo sul laminato scivoloso.
Nicola, preso da un senso di colpa, si recò direttamente al lavoro, molto presto quella volta.
Si sedette alla scrivania e tutto cio a cui riusciva a pensare era quella ciambella mancata, quell'appuntamento del giovedì ormai svanito.
Per la punteggiatura è una questione di respirazione.

Come sempre grazie, (prima del ma avversativo la virgola) ma vediamo se ho capito bene le tue indicazioni:
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La ciambella

Quella mattina si svegliò con un senso di pace interiore profonda, (qui metterei una pausa) e in lui nacque una voglia smisurata di una ciambella al pistacchio, (anche qui) che comperava sempre ogni giovedì. Il giorno prima però, mentre andava al supermercato, un grande acquazzone lo aveva fermato al sottopassaggio della metro A.
-C (Dopo il punto la maiuscola) hissà quanto durerà, qui è sempre un problema quando piove - approcciò una signora dietro di lui. (qui ci va un punto fermo)
-l (anche qui la maiuscola) asciamo perdere signora, l'anno scorso mi sono trovato nella stessa metro ad aspettare (pausa con virgola) e alla fine sono tornato a casa alle dieci tutto zuppo - rispose, (incidentale quindi una virgola) con tono rassegnato, sapendo dentro di sè che, anche quel giorno, (lo metterei tra virgole) sarebbe tornato a casa tardi.
-c (e qui la maiuscola) erto, se non puliscono le fogne, questa città prima o poi si allagherà del tutto - ribattè la signora.

Coi tempi verbali ci siamo, la punteggiatura, mi ripeto, necessita di una lettura lenta, per riuscire a individuare i punti di pausa.
Giovanni p
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Re: Esercizio numero due

Messaggio da Giovanni p »

esercizio numero 2

ho ripetuto l'esercizio creando un racconto dove ci siano diverse sequenze ben distinte. Ho riletto l'analisi del contenuto dove dove si spiegano le differenze fra le sequenze narrative, descrittive, riflessive e dialogiche . Rileggendolo e ripetendo l'esercizio ho capito meglio la questione della velocità e del ritmo della narrazione.
Come la prima volta che ho trovato difficoltà a gestire il cambio di sequenza, ovvero passare in maniera fluida e disinvolta da una sequenza all'altra, credo che sia la cosa più difficile. Questa ho proposto un racconto più articolato ed esteso così da esercitarmi meglio. Credo che la prima persona al singolare sia la strada più facile per garantire al lettore una buona immersione, ma naturalmente avendo un punto di vista piuttosto rigido le sequenze descrittive sono limitate a meno che non si imposti un racconto basato sulle descrizioni ( un avventura con esplorazioni oppure un viaggio)

Questo è il ,io racconto vi ringrazio in anticipo per la lettura.


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Devo fare alla svelta o la nave partirà e per me sarà la fine. Questa maledetta auto stride a ogni curva che sia degna di essere chiamata tale, le sospensioni non esistono più da almeno cinque anni. Le strade sono sgombre, ai MiH è bastato imporre il coprifuoco alla radio, non hanno avuto bisogno di mettere un solo soldato per strada. L’auto becca una buca e il parabrezza si scheggia, maledirei con tutto il cuore chi ha costruito queste strade schifose, ma il problema è che sono stato io a farlo. Un autostrada a sei corsie costruita in un paese dove ancora si circola con un carretto legato a un cavallo, e questo se si è ricchi, altrimenti un asino è quello che si può avere come motore. Ricordo ancora quando quella demente della presidente della commissione è venuta a inaugurare questo scempio, credo che lo avesse definito “un miracolo che segna il progresso e la collaborazione fra primo e terzo mondo”.
Non ricordo cos’altro aggiunse, io, Selim, Mazzocchi e Diop eravamo troppo occupati a trattenerci dal ridere. Mi sono sempre domandato se anche lei si fosse in qualche modo riempita le tasche con quell’autostrada inutile, noi quattro lo avevamo fatto e bene. Un altra buca e per poco non perdo il controllo dell’auto, ammazzerei chi ha progettato questi lampioni altissimi dotati di lampade alogene che in Europa abbiamo smesso di usare negli anni settanta, ma sarebbe un suicidio e tanto varrebbe smetterla di correre a rotta di collo. Un’altra buca centrata e la crepa inizia a camminare lungo il vetro, spero tanto che non si spacchi il parabrezza. Guardo l’orologio, sono le venti e trenta, ho poco tempo e l’auto non mi da il minimo affidamento. Il cellulare si illumina muto, predo la chiamata e lo appoggio in vivavoce sulla coscia destra.

- Mattei, dove si trova?

Quel coglione di Lanza, con tutti i soldi che Mazzocchi ha rubato poteva permettersi anche un ruffiano migliore.

- Lanza, mi passi Mazzocchi!
- Come dice?

- Passami Mazzocchi, maiala di quella troia!

Dall’altra parte sento il rumore di gente che parla con un sottofondo di musica, ma quello che mi spaventa è un ronzio sordo che assomiglia tanto al rumore della navein moto.

- Mattei?

Questo è Mazzocchi.

- Eccolo!

- Che mi combina?

- Cosa vuole che combini, Mazzocchi?!

- Perchè non è con noi sulla nave?

- Sto arrivando, la comunicazione sull’evacuazione mi è arrivata alle diciassette, è più di tre ore che viaggio su questa merdosissima auto!

- Viaggia per arrivare qua?

- Certo, se questa autostrada di merda me lo consente.

Dall’altra parte sento Mazzocchi ridere.

- Mazzocchi, per Dio sia serio!

- Mi scusi, ma vede sentirla imprecare sulla nostra opera di punta mi suscita il riso. Se lo ricorda quanti soldi ci abbiamo fatto?

- Mazzocchi, per favore non divaghiamo,

. Rifiuti e scarti industriali non trattati usati per fare l’asfalto, abbiamo guadagnato bene sia da chi ci ha pagato per smaltire i rifiuti, ma anche da la comunità che ci ha dato i sussidi per fare l’opera. Se lo ricorda?
- Non è questo il punto!

- Se lo ricorda il giorno dell’inaugurazione, lei apostrofò la presidente come “la signora delle camelie”, volevamo morire tutti dal ridere. Non fu lei a tirare fuori la questione?

- Mazzocchi, che questione?

- Se quella donna fosse delicata al punto di toccare il pene con i guanti, mi fece morire, ma io non sono bravo come lei. Lei, Mattei, usò un lessico più colorito.

Mi sembra di sognare, fra poco arriveranno i MiH e questo mi racconta queste scemenze.

- Ascolti Mazzocchi, non ho tempo per le battute. Fra poco i MiH arriveranno, rastrelleranno la popolazione e se oltre i musi sudici che cercano troveranno quelli come me saranno dolori. Questa è gente selvaggia, gente che ci odia. Hanno promesso di torturare e uccidere tutti gli stranieri e tutti quelli che hanno collaborato con loro. Nelle città è il panico, il loro esercito è alle porte!

- Lo so, sono momenti duri.

- Appunto, la nave dell’unione è ancora al porto vero?

- Temo di no.

L’asfalto polveroso scorre sotto le ruote malandate dell’auto che sono stato costretto a rubare per scappare da questo paese maledetto. Sento il mio cuore fermarsi, vorrei piangere e urlare, ma a malapena riesco a respirare dopo questa notizia.

- Mattei è ancora in linea?

La ruota sinistra becca una piccola buca che per poco non fa sbandare l’auto, per fortuna il tergicristallo non accusa il colpo.

- Mattei cos’è stato questo rumore?

- Mazzocchi...lei sta scherzando, vero?

- Non mi permetterei mai di scherzare in un momento così critico.

- Siete partiti senza aspettarmi sapendo che a breve quelle belve del MiH invaderanno il paese spargendo il sangue di chiunque non reputino di loro gradimento?

Dall’altra parte del telefono sento Mazzocchi sospirare.

- Vede Mattei, noi non siamo partiti, ce ne siamo dovuti andare.

- Non mi avete aspettato! Mi state condannando a morte!

Mi sento svenire, vorrei aprire il finestrino e cambiare aria ma non ne ho le forze.

- Non abbiamo potuto aspettare neppure Diop.

Con un pugno per poco non sfondo il tetto dell’auto, non sento neppure male.

- Mazzocchi ma che cazzo sta dicendo?
- Mattei la sento male, mi ripeta.
- Mi avete abbandonato in un posto che si trasformerà nell’inferno in terra e lei mi parla di Diop?
- So che siete molto amici…
- Diop è un negro, quando arriveranno i MiH a lui basterà infilarsi un cazzo di caftano a salire su un treno, non lo noterà nessuno!

Mazzocchi rimane in silenzio io ho il cuore che mi scoppia.

- A me quei bangladini dal cazzo faranno pelo e contropelo appena mi vedranno.

Mazzocchi sospira, io vorrei morire.

- Vede Mattei, a volte le cose…
- Mi stia a sentire Mazzocchi, lei ora fa invertire la rotta a quella bagnarola e torna al porto dove fra meno di quindici minuti sarò arrivato, lei non mi lascia a morire scannato in questo posto di merda!

Dall’altra parte del telefono Mazzocchi ride come se stesse guardando un film di Stanlio e Ollio.

- Mazzocchi…

- Mattei, io non so pilotare una nave, per chi mi ha preso per un corsaro?

- Mazzocchi, se lei non passa subito a prendermi io le giuro che la sputtanerò per mari e monti. Racconterò delle opere sulle quali ha rubato senza ritegno come la scuola che è crollata mandando al diavolo più di cinquanta bambini, ci faremo quattro risate con le autorità competenti sui rifiuti tossici seppelliti nei campi dove questa gente maledetta coltiva le sue schifezze puzzolenti. Racconterò a giornalisti e tv la sua passione per le minorenni e tanto altro ancora!

Una risata fa friggere il cellulare, accosto l’auto e mi fermo, tanto è tutto inutile.

- Che ha da ridere?

- Mi fa ridere l’idea di un damerino viziato come Diop vestito con un caftano sudicio mentre cerca di mescolarsi con gente che ha sempre sfruttato e disprezzato. Uno che ha speso decine di migliaia di dollari in abiti firmati, decine di migliaia di dollari rubati. E lei Mattei come li ha spesi i soldi rubati a questa gente?

Non posso crederci.

- Lei oltre che un ladro è pure un somaro, mio caro Mattei. Ma prima di mandarla al diavolo, ricordandole che le sue illazioni senza prove solo semplicemente letteratura, le voglio inviare un video dove potrà togliersi la curiosità di sapere cose l’aspetta. Il protagonista del video è il nostro caro amico Selim. Arrivederci.

Mazzocchi butta giù il telefono, non provo neppure a richiamarlo, so benissimo che è inutile. Qualche istante dopo mi arriva come promesso un video su whatsapp. Lo apro e il tremore si impossessa di me. Nel video, girato con un cellulare vedo Selim nudo e legato, mentre alcuni guerriglieri gli sciolgono addosso della plastica fusa. Esco dall’auto, vomito e mi ritrovo a vagare solo e perso sotto la luna piena più bella che abbia mai visto.






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SEQUENZE NARRATIVE


Devo fare alla svelta o la nave partirà e per me sarà la fine. Questa maledetta auto stride a ogni curva che sia degna di essere chiamata tale, le sospensioni non esistono più da almeno cinque anni. Le strade sono sgombre, ai MiH è bastato imporre il coprifuoco alla radio, non hanno avuto bisogno di mettere un solo soldato per strada. L’auto becca una buca e il parabrezza si scheggia, maledirei con tutto il cuore chi ha costruito queste strade schifose, ma il problema è che sono stato io a farlo. Un autostrada a sei corsie costruita in un paese dove ancora si circola con un carretto legato a un cavallo, e questo se si è ricchi, altrimenti un asino è quello che si può avere come motore.



SEQUENZE RIFLESSIVE


Ricordo ancora quando quella demente della presidente della commissione è venuta a inaugurare questo scempio, credo che lo avesse definito “un miracolo che segna il progresso e la collaborazione fra primo e terzo mondo”.
Non ricordo cos’altro aggiunse, io, Selim, Mazzocchi e Diop eravamo troppo occupati a trattenerci dal ridere. Mi sono sempre domandato se anche lei si fosse in qualche modo riempita le tasche con quell’autostrada inutile, noi quattro lo avevamo fatto e bene.




SEQUENZE NARRATIVE


Un altra buca e per poco non perdo il controllo dell’auto, ammazzerei chi ha progettato questi lampioni altissimi dotati di lampade alogene che in Europa abbiamo smesso di usare negli anni settanta, ma sarebbe un suicidio e tanto varrebbe smetterla di correre a rotta di collo. Un’altra buca centrata e la crepa inizia a camminare lungo il vetro, spero tanto che non si spacchi il parabrezza. Guardo l’orologio, sono le venti e trenta, ho poco tempo e l’auto non mi da il minimo affidamento. Il cellulare si illumina muto, predo la chiamata e lo appoggio in vivavoce sulla coscia destra.


SEQUENZE DIALOGICE

- Mattei, dove si trova?

Quel coglione di Lanza, con tutti i soldi che Mazzocchi ha rubato poteva permettersi anche un ruffiano migliore.

- Lanza, mi passi Mazzocchi!
- Come dice?

- Passami Mazzocchi, maiala di quella troia!

Dall’altra parte sento il rumore di gente che parla con un sottofondo di musica, ma quello che mi spaventa è un ronzio sordo che assomiglia tanto al rumore della navein moto.

- Mattei?

Questo è Mazzocchi.

- Eccolo!

- Che mi combina?

- Cosa vuole che combini, Mazzocchi?!

- Perchè non è con noi sulla nave?

- Sto arrivando, la comunicazione sull’evacuazione mi è arrivata alle diciassette, è più di tre ore che viaggio su questa merdosissima auto!

- Viaggia per arrivare qua?

- Certo, se questa autostrada di merda me lo consente.

Dall’altra parte sento Mazzocchi ridere.

- Mazzocchi, per Dio sia serio!

- Mi scusi, ma vede sentirla imprecare sulla nostra opera di punta mi suscita il riso. Se lo ricorda quanti soldi ci abbiamo fatto?

- Mazzocchi, per favore non divaghiamo,

. Rifiuti e scarti industriali non trattati usati per fare l’asfalto, abbiamo guadagnato bene sia da chi ci ha pagato per smaltire i rifiuti, ma anche da la comunità che ci ha dato i sussidi per fare l’opera. Se lo ricorda?
- Non è questo il punto!

- Se lo ricorda il giorno dell’inaugurazione, lei apostrofò la presidente come “la signora delle camelie”, volevamo morire tutti dal ridere. Non fu lei a tirare fuori la questione?

- Mazzocchi, che questione?

- Se quella donna fosse delicata al punto di toccare il pene con i guanti, mi fece morire, ma io non sono bravo come lei. Lei, Mattei, usò un lessico più colorito.

Mi sembra di sognare, fra poco arriveranno i MiH e questo mi racconta queste scemenze.

- Ascolti Mazzocchi, non ho tempo per le battute. Fra poco i MiH arriveranno, rastrelleranno la popolazione e se oltre i musi sudici che cercano troveranno quelli come me saranno dolori. Questa è gente selvaggia, gente che ci odia. Hanno promesso di torturare e uccidere tutti gli stranieri e tutti quelli che hanno collaborato con loro. Nelle città è il panico, il loro esercito è alle porte!

- Lo so, sono momenti duri.

- Appunto, la nave dell’unione è ancora al porto vero?

- Temo di no.

L’asfalto polveroso scorre sotto le ruote malandate dell’auto che sono stato costretto a rubare per scappare da questo paese maledetto. Sento il mio cuore fermarsi, vorrei piangere e urlare, ma a malapena riesco a respirare dopo questa notizia.

- Mattei è ancora in linea?

La ruota sinistra becca una piccola buca che per poco non fa sbandare l’auto, per fortuna il tergicristallo non accusa il colpo.

- Mattei cos’è stato questo rumore?

- Mazzocchi...lei sta scherzando, vero?

- Non mi permetterei mai di scherzare in un momento così critico.

- Siete partiti senza aspettarmi sapendo che a breve quelle belve del MiH invaderanno il paese spargendo il sangue di chiunque non reputino di loro gradimento?

Dall’altra parte del telefono sento Mazzocchi sospirare.

- Vede Mattei, noi non siamo partiti, ce ne siamo dovuti andare.

- Non mi avete aspettato! Mi state condannando a morte!

Mi sento svenire, vorrei aprire il finestrino e cambiare aria ma non ne ho le forze.

- Non abbiamo potuto aspettare neppure Diop.

Con un pugno per poco non sfondo il tetto dell’auto, non sento neppure male.

- Mazzocchi ma che cazzo sta dicendo?
- Mattei la sento male, mi ripeta.
- Mi avete abbandonato in un posto che si trasformerà nell’inferno in terra e lei mi parla di Diop?
- So che siete molto amici…
- Diop è un negro, quando arriveranno i MiH a lui basterà infilarsi un cazzo di caftano a salire su un treno, non lo noterà nessuno!

Mazzocchi rimane in silenzio io ho il cuore che mi scoppia.

- A me quei bangladini dal cazzo faranno pelo e contropelo appena mi vedranno.

Mazzocchi sospira, io vorrei morire.

- Vede Mattei, a volte le cose…
- Mi stia a sentire Mazzocchi, lei ora fa invertire la rotta a quella bagnarola e torna al porto dove fra meno di quindici minuti sarò arrivato, lei non mi lascia a morire scannato in questo posto di merda!

Dall’altra parte del telefono Mazzocchi ride come se stesse guardando un film di Stanlio e Ollio.

- Mazzocchi…

- Mattei, io non so pilotare una nave, per chi mi ha preso per un corsaro?

- Mazzocchi, se lei non passa subito a prendermi io le giuro che la sputtanerò per mari e monti. Racconterò delle opere sulle quali ha rubato senza ritegno come la scuola che è crollata mandando al diavolo più di cinquanta bambini, ci faremo quattro risate con le autorità competenti sui rifiuti tossici seppelliti nei campi dove questa gente maledetta coltiva le sue schifezze puzzolenti. Racconterò a giornalisti e tv la sua passione per le minorenni e tanto altro ancora!

Una risata fa friggere il cellulare, accosto l’auto e mi fermo, tanto è tutto inutile.

- Che ha da ridere?

- Mi fa ridere l’idea di un damerino viziato come Diop vestito con un caftano sudicio mentre cerca di mescolarsi con gente che ha sempre sfruttato e disprezzato. Uno che ha speso decine di migliaia di dollari in abiti firmati, decine di migliaia di dollari rubati. E lei Mattei come li ha spesi i soldi rubati a questa gente?

Non posso crederci.

- Lei oltre che un ladro è pure un somaro, mio caro Mattei. Ma prima di mandarla al diavolo, ricordandole che le sue illazioni senza prove solo semplicemente letteratura, le voglio inviare un video dove potrà togliersi la curiosità di sapere cose l’aspetta. Il protagonista del video è il nostro caro amico Selim. Arrivederci.
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