Focalizzazione, prospettiva o punto di vista

Discutiamo qui dell'Analisi della struttura di un testo.
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Gaetano Intile
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Focalizzazione, prospettiva o punto di vista

Messaggio da Gaetano Intile »

La focalizzazione è l’angolatura da cui decidiamo di raccontare la nostra storia, il punto di vista che facciamo adottare al nostro narratore.
A seconda del suo modo di vedere i fatti, il narratore potrà raccontarli in molti modi diversi ed è da qui che si origina la complessità di un testo narrativo.
La focalizzazione è il punto di vista dal quale il narratore osserva, e quindi narra la storia. Ha la stessa funzione che nel cinema assume l’inquadratura. Il regista può scegliere di riprendere la scena in oggettiva, cioè dal di fuori e in maniera diretta e neutrale; oppure in soggettiva, cioè ponendosi all’interno di un personaggio e rappresentando ciò che egli vede, la realtà secondo il suo punto di vista, come se la cinepresa venisse messa in mano all’attore stesso.
Allo stesso modo, il narratore può osservare la storia dall’esterno e in modo oggettivo, con uno sguardo che coglie le cose così come si presentano, senza modificarle o interpretarle; oppure può guardarla dall’interno, ad esempio attraverso gli occhi di un personaggio, il quale modificherà la percezione, e dunque la diegesi stessa, in base alla propria interpretazione e alla sua personale visione del mondo.
Per esempio, nel Don Chisciotte di Cervantes i mulini a vento, se osservati con gli occhi del narratore, restano mulini a vento; se osservati con gli occhi del protagonista diventano giganti dalle lunghe braccia. Nel primo caso si ha la “realtà” dal punto di vista del narratore; nel secondo caso si ha la “realtà” dal punto di vista dell’eroe, al cui interno il narratore si è calato per mostrare il mondo attraverso i suoi occhi.
In base al rapporto e all’alternanza tra sguardo esterno e sguardo interno, oggettività e soggettività della narrazione, punto di vista del narratore e punto di vista dei personaggi, si distinguono diversi tipi di focalizzazione: zero, esterna, interna fissa, interna variabile, interna multipla.
— Si ha focalizzazione zero quando il narratore è onnisciente e gode di uno sguardo illimitato che gli permette di osservare e conoscere la vicenda sotto ogni punto di vista, sia dall’intero che dall’esterno. Egli sa tutto, è informato circa i precedenti della storia e ne conosce già la conclusione, è superiore rispetto ai personaggi, sa quello che essi pensano e provano, conosce anche ciò che essi non sanno e può pertanto fornire un quadro completo della storia. Esempi di focalizzazione zero si possono trovare ne I promessi sposi e ne Il piacere.
— Si ha focalizzazione esterna quando il narratore è come uno spettatore che si trova ad assistere a una scena e racconta solo ciò che vede in quel momento, senza avere la possibilità o il potere di fornire spiegazioni su avvenimenti passati, dare anticipazioni su cosa succederà o entrare nella mente dei personaggi. Questo tipo di narrazione è generalmente caratterizzato da un utilizzo frequente del discorso diretto, attraverso il quale il narratore riporta nel testo le parole così come vengono pronunciate dai personaggi. Se ne trova un esempio ne I Viceré di De Roberto.
— Nella focalizzazione interna invece abbonda l’uso del discorso indiretto libero, una tecnica narrativa che riporta le parole o i pensieri del personaggio non presentandoli come discorsi diretti, ma incorporandoli nel testo senza alcuna mediazione grafica, e cioè senza usare gli appositi segni di interpunzione (: «» “” –).
Un altro importante segnale di focalizzazione interna è l’utilizzo da parte del narratore di verbi percettivi e cognitivi quali: vedere, notare, osservare, sentire, ascoltare, intendere, avvertire, percepire, pensare, stimare, ritenere, supporre, ecc. Tali verbi, infatti, rimandano alla sfera del personaggio impegnato in un atto di percezione o cognizione, e indicano che in quel frangente la narrazione è condotta secondo il suo punto di vista.
— Si ha focalizzazione interna fissa quando il narratore racconta in prima persona, e quindi caratterizzando la storia in base alla propria soggettività, come ne La casa in collina o La coscienza di Zeno; oppure in terza persona, ma assumendo per tutta la narrazione il punto di vista di uno stesso personaggio, e quindi caratterizzando la storia prevalentemente in base alla soggettività di quest’ultimo. È il caso, per esempio, dei romanzi Una vita di Svevo o Rubè di Borgese.
— Si ha focalizzazione interna variabile quando il narratore adotta, oltre al suo, il punto di vista di più personaggi in successione, passando nel corso della narrazione da una soggettività all’altra. Se ne ha un esempio ne Gli indifferenti di Moravia.
— Si ha focalizzazione interna multipla quando, nel raccontare un avvenimento, il narratore alterna il proprio sguardo a quello dei vari personaggi. In altre parole, uno stesso fatto viene raccontato in base a più punti di vista e attraverso più voci. L’oggetto della narrazione riceve così diverse interpretazioni, nessuna delle quali, spesso compresa quella del narratore, può essere ritenuta con certezza la più valida. Un esempio di focalizzazione multipla si trova nella novella Il treno ha fischiato [Novelle per un anno (1922-1937)] di Luigi Pirandello.

— Focalizzazione e punto di vista o prospettiva
Rilevante è il rapporto tra il narratore e il punto di vista.
Secondo S. Chatman,
«il punto di vista è il luogo fisico o l’orientamento ideologico o la situazione pratica esistenziale
rispetto a cui si pongono in relazione gli eventi narrativi. La voce narrante, al contrario, si riferisce al discorso o agli altri mezzi espliciti tramite i quali eventi ed esistenti vengono comunicati al pubblico. Punto di vista non significa espressione, significa solo la prospettiva secondo cui è resa l’espressione. Prospettiva ed espressione non necessariamente sono collocate nella medesima persona.»
S.Chatman, Storia e discorso, la struttura narrativa nel romanzo e nel film, p.161, Mondadori.


Facciamo un esempio. Nei due enunciati «Luigi passeggiava nel bosco» e «Marco vide che Luigi passeggiava nel bosco» la voce narrativa non cambia (può essere quella di un narratore esterno), ma il punto di vista sì: nel primo, il punto di vista è quello del narratore, mentre nel secondo è quello di Marco. Anche nei due enunciati «Luigi era persona di grande sensibilità» e «Marco era convinto che Luigi fosse una persona di grande sensibilità», la voce narrativa non cambia, ma nel primo la voce e il punto di vista (il giudizio su Luigi) coincidono (sono del narratore), mentre nel secondo la voce è del narratore e il punto di vista è di Marco (punto di vista che può essere diverso da quello del narratore, il quale può anche smentirlo, dicendo «Marco era convinto che Luigi fosse una persona di grande sensibilità, ma si sbagliava di grosso»).
La voce narrativa, quindi, appartiene a colui che parla, mentre il punto di vista a colui che percepisce e giudica; ne consegue che tra questi due aspetti non vi è necessariamente coincidenza e che il punto di vista cambia più frequentemente di quanto cambi la voce narrativa: nell’enunciato «Marco era convinto che Luigi fosse una persona di grande sensibilità, mentre Giorgio lo riteneva un incapace, ma si sbagliavano di grosso perché Luigi aveva un carattere inafferrabile» la voce narrativa non cambia (narratore esterno), mentre il punto di vista è triplice (Marco / Giorgio / narratore).

— Non v’è nel campo della narratologia aspetto come il punto di vista (definito anche «prospettiva», «visione sguardo», «focus della narrazione»,«focalizzazione», «angolo percettivo») che abbia spinto i vari autori a proporre diverse opzioni classificatorie e terminologiche.

Tra le principali quella di Gérard Genette, che parla di punto di vista esterno (un personaggio secondario racconta la storia del protagonista), di punto di vista interno (il protagonista racconta la sua stessa storia), e di focalizzazione per indicare l’adozione di un determinato punto di vista (la domanda non è: Chi è il narratore?, ma: qual è il personaggio il cui punto di vista orienta la narrazione?), distinguendo tra:
a. focalizzazione interna: il narratore dice ciò che vede, pensa, prova un personaggio, e giudica in base al suo punto di vista morale e ideologico. Il suo grado di conoscenza coincide con quello dei personaggi (N = P): il narratore dischiude al lettore l’interiorità di un personaggio. La focalizzazione interna può essere a sua volta:
- fissa, quando il narratore adotta il punto di vista di un solo personaggio che rimane costante per tutto il racconto;
- variabile, quando il narratore adotta il punto di vista di diversi personaggi;
- multipla, quando vengono adottati punti di vista diversi per narrare lo stesso fatto (lo stesso fatto narrato da più personaggi).
b. focalizzazione esterna: il narratore si limita ad osservare imparzialmente i fatti, a registrarli, senza esprimere giudizi morali o ideologici; i personaggi e i fatti sono visti dal di fuori. Il suo grado di conoscenza è inferiore a quello dei personaggi (N < P): il narratore racconta ciò che il lettore potrebbe già sapere.
c. focalizzazione zero: il narratore è onnisciente e ubiquo; è in grado di anticipare o posticipare fatti (prolessi e analessi); è in grado di adottare il punto di vista proprio o interno a più personaggi; è in grado di indagare e svelare anche i pensieri più riposti dei personaggi. Di conseguenza, il suo grado di conoscenza è superiore a quello dei personaggi (N > P).
Così ad esempio: un narratore intradiegetico (omodiegetico o autodiegetico, cioè interno alla narrazione) può adottare solo la focalizzazione interna, mentre un narratore extradiegetico (esterno alla narrazione) può adottare sia la focalizzazione esterna sia quella interna.
Il narratore extradiegetico può portare all’attenzione del lettore il punto di vista di uno o più personaggi agendo in due modi: o riportando il punto di vista di altri (ad es. «Le case, viste attraverso il finestrino dell’aereo, apparivano a Marie come microscopici puntini colorati messi lì a macchiare il verde uniforme della campagna») oppure assumendo il punto di vista di altri (ad es.«Le case lì sotto erano microscopici puntini colorati messi lì a macchiare il verde uniforme della campagna»).

Il tutto può essere così riassunto:
1.Narratore esterno alla storia
a. non adotta mai il punto di vista dei personaggi, ne sa meno dei personaggi (focalizzazione esterna);
b. adotta il punto di vista di un personaggio (focalizzazione interna);
c. adotta il punto di vista di più personaggi senza plausibili motivazioni, vede e conosce cose che
nessuno dei personaggi potrebbe conoscere (focalizzazione zero; ovvero focalizzazioni interne,
variabili o multiple → narratore onnisciente).
2. Narratore interno alla storia
a. Adotta, di necessità, il proprio punto di vista (=focalizzazione interna rispetto alla sua persona) …
… e non adotta il punto di vista di nessuno degli altri personaggi, che vede e descrive dall’esterno (=
focalizzazione esterna rispetto agli altri personaggi della storia);
b. adotta, di necessità, il proprio punto di vista (=focalizzazione interna rispetto alla sua persona) …
… ma adotta anche il punto di vista di altri personaggi senza addurne plausibili motivazioni (=
focalizzazione interna variabile o multipla; focalizzazione zero rispetto agli altri personaggi della
storia) → narratore onnisciente

Dal canto suo, Jean Pouillon stabilisce una triplice focalizzazione:
1. la «visione alle spalle», tipica della narrativa fino al sec. XIX, presuppone un
narratore onnisciente;
2. la «visione con», in cui il narratore si pone allo stesso livello di conoscenza
dei personaggi; può essere usata indifferentemente la prima o la terza
persona;
3. la «visione dal di fuori», tipica della narrazione naturalista e verista, in cui il
narratore si limita a raccontare quello che vede.
Meir Sternberg distingue invece il punto di vista del narratore, del
personaggio, del lettore.
Boris Uspensky individua quattro livelli del punto di vista:
1. punto di vista fraseologico: la scelta di termini o locuzioni usati dal narratore
e dai personaggi consente di cogliere il punto di vista degli uni e degli altri;
2. punto di vista spaziale e temporale: il primo indica la “posizione” del
narratore all’interno della narrazione, mentre il secondo indica il rapporto tra
tempo del racconto e tempo della storia;
3. punto di vista psicologico: esprime lo stato d’animo, i pensieri e i
comportamenti dei vari personaggi di una storia;
4. punto di vista ideologico: si occupa dei valori etico-morali e visione del
mondo del narratore, visione che spesso si deduce dall’analisi degli altri punti
di vista.
I primi due rappresentano un punto di vista oggettivo, indicano cioè la
posizione del narratore rispetto alla narrazione (interno, esterno, onnisciente); gli
altri due rappresentano un punto di vista soggettivo, indicano cioè l’orizzonte
ideologico del narratore.

— D’altra parte il nostro Angelo Marchese quando parla di struttura del racconto si riferisce ad essa con termini e concetti quali:
Istituzioni narrative
Latitanza ed Epifania dell’Autore
Storia e narrazione, Fabula e intreccio
Lo smontaggio del racconto
Il punto di vista narrativo
Il messaggio e i codici
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