La metonimia

"Officina" come luogo, dove si può imparare a capire cos’è un racconto, dove poter apprendere le tecniche costruttive della narrazione, almeno le più elementari.
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Gaetano Intile
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La metonimia

Messaggio da Gaetano Intile »

Tutti noi sappiamo cos’è la metonimia.
La figura retorica secondo la quale la designazione di una cosa qualsiasi con il nome di un’altra cosa sia legata alla prima da un rapporto di reciproca dipendenza. Ad esempio, la frase “bevvi un bicchierino” indica che si è bevuto il contenuto del bicchiere e quindi si nomina il contenente al posto del contenuto.
Questa è la metonimia.
D’accordo, direte voi, e a noi a che serve?
In narratologia la metonimia è un procedimento retorico che indica due cose che compaiono in luoghi e tempi differenti.
La metonimia narrativa è un segnale che promette uno sviluppo, un piccolo episodio che pare esaurirsi nel momento in cui lo si legge ma che in seguito darà dei risvolti all’azione.
Tipico è l’esempio della pistola che compare nella narrazione, vista magari da un innocente bambino deposta in un casseto, e che prima o poi salterà fuori e dominerà la scena.
Il fazzoletto di Desdemona originerà una metonimia. Allo stesso modo il ventaglio della marchesa Attavanti davanti al pittore Caravadossi nella Tosca.
Il racconto melodrammatico è fortemente metonimico, perché il testo musicale ha continui ritorni melodici che si prestano perfettamente alle figure metonimiche, anzi hanno la capacità di richiamare i vari episodi.
Allo stesso modo il racconto giallo è il racconto metonimico per eccellenza. In cui l’autore semina dettagli, indizi, agganci, che saranno attivati in seguito, quando sarà necessario.
Al contrario, nei racconti on the road, biografici o picareschi la metonimia ha un’importanza quasi nulla. Perché la narrazione procede a scatti quando non è effettuata direttamente in prima persona. E quando avviene in prima persona sarà difficile allora per l’autore disseminare il racconto di metonimie o indizi, perché obbligato a seguire passo passo il protagonista, a non abbandonarlo mai. Ecco perché nel romanzo giallo il protagonista è quasi sempre un poliziotto o un investigatore: perché per mestiere va a caccia di indizi, che poi decifrerà insieme al lettore.
Ma il racconto in prima persona, sebbene amato dal genere giallo, non ha vocazione metonimica.
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