ROMA SPARITA E OSTIA PROFUMATA DI MARE

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ROMA SPARITA E OSTIA PROFUMATA DI MARE

Messaggio da leggere da Mario Pulimanti » 14/03/2014, 16:52

:blob10: ROMA SPARITA E OSTIA PROFUMATA DI MARE

Sono un testaccino, svezzato alla Garbatella ed ora lidense doc: quindi un vero “romano de Roma”.
Ma la mia Roma è sempre stata quella Roma silenziosa dove, però, le meraviglie non sono più cartoline consunte di una Roma imperiale, barocca, spesso intrisa dei pianti folkloristici, nostalgici della vita “de ’na vorta”.
La mia Roma è sempre stata la Roma invisibile, direbbe Calvino: la città ai margini, la città del Testaccio e della Garbatella, dove s’intrecciavano storie diverse, famiglie, classi sociali, poteri, mestieri, uomini e donne, ragioni pubbliche e private.
Adesso é cambiato tutto.
Infatti a Testaccio adesso ci vivono poeti che ogni anno vincono premi letterari, artigiani che fabbricano ancora ombrelli e bastoni artigianali di alta fattura: oggetti unici e ricercati diventati famosi per design e qualità e pittori di pesci morti.
Le case del Testaccio sono di moda perché si vede che in esse si trova lo spirito del popolo romano, in attesa che qualcuno lo colga.
Ma ai miei tempi da lì uscivano solo le urla delle partorienti i cui mariti avevano sbagliato numero nel chiamare l’ambulanza.
Gli strilli dei bambini.
Le scoregge dei pensionati. Le manganellate regolamentari della polizia.
Era un mondo spietato, con le tavole vuote e le condutture intasate.
Motivo conduttore della Garbatella era, invece, il cortile.
Spazio, oltre che architettonico, della cortesia, dello scambio d’idee, del vicinato, dell’amorosa conoscenza dell’altro, dove s’affollavano fluide diplomazie, relazioni libere, variabili, controverse, come quelle fissate dalla poesia, cortese per l’appunto, di trovatori e giullari medievali.
I cortili di Via Luigi Orlando, per esempio, una stretta stradina in salita, che porta al cuore della vecchia Garbatella: i due lati della strada sono costeggiati infatti da una serie di deliziosi villini tutti mono o bifamiliari, ognuno col suo giardinetto privato, con grandi alberi fioriti.
Seppur ad una prima occhiata sembrino molto simili fra loro, si possono notare alcune differenze nei particolari: nella scaletta esterna, nella loggia o nel portico su colonnine, sui tetti, tutti ricoperti da tegole e fantasiosi comignoli.
Ricordo i cortili della Garbatella quando noi bambini giocavamo a calcio, con i pantaloni corti, le bretelle, il pallone supersantos comprato alla bottega facendo una colletta.
La Garbatella a me piace così, con le facciate di alcuni palazzi che si sgretolano e sui marciapiedi cadono i gusci degli anni ormai andati.
Ricordo, poi, i chiostri dell’Aventino con il Testaccio della mia infanzia. Ricordi, memorie, nostalgie, rimpianti.
Orme indelebili, incancellabili nostalgie, profondi flashback.
Orme, sì orme di una vita trascorsa in una città incantevole.
Anche se Roma, la mia Roma è ora diversa da quella città che si mostrava a me quando ero un giovane romano di un tempo che non c’è più.
Comunque, da trent’anni abito ad Ostia, città di mare e di cultura.
Sì, proprio il Lido di Roma, dal profumo salmastro inimitabile, dove guardo il cielo profondo e azzurro diventare tutt'uno con il mare.
Cielo e mare, doni meravigliosi, simboli blu di libertà, di una magia infinita e misteriosa.
Sconvolgente simbiosi di vita, aria e acqua, il mistero della vita sulla terra. Ostia, profumata di mare.
Per me un angolo di paradiso.

Mario Pulimanti (Lido, di Ostia –Roma)
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