Poesie di una canaglia

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Ipponatte
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Re: Poesie di una canaglia

Messaggio da Ipponatte »

Sogno

A volte faccio sogni talmente
                          Reali
Che al risveglio
                                        Mi fanno sussultare
E chiedermi
                        Come potrò
                        Rimediare
Mi sembrano
Cosi VERI
Proprio perché
                            Non li reputo più sogni
La differenza
Tra sogno e realtà
Si assottiglia a tal punto
                  Da farmi credere che tutto
Sia REALE                 
                            Orrore,
forse
quando tutto
                        mi apparirà come un SOGNO
acquisterò una nuova
                    saggezza.

Ipponatte
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Re: Poesie di una canaglia

Messaggio da Ipponatte »

Improvvisazione

Mentre me ne sto
accovacciato
          tra queste
      Madonne piangenti
  di
    Sodomia e Gomorra
  nel giorno senza perdono
  con la consueta arroganza
   
    cerco di raccogliere
  i colori dal pavimento

              ma son tutti sporchi
potrei forse dipingere?
                Amare?
                Scrivere?
    Guardarti mentre torni da me
        dopo
una scomparsa prematura?
NON ero come mi volevo
        sull’Olandese Volante
con la spuma come ghiaccio
come sperma
          tutti parlavano troppo
e nessuno diceva niente
ma
  che follia!
        Vomitare la mia insofferenza
        mascherata da palpiti di gioia
        durante un terremoto
  chi era? Dio?
        Grazie all’IO sono tornato
        a sputare orgoglio e inchiostro
        e una gioia spavalda mi assale

  ed ecco che scopro
DI AVER VISSUTO
in un mondo irreale motorizzato
viaggio al Purgatorio
e ritorno alla mia beatitudine infernale
        FINALMENTE!

Ipponatte
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Re: Poesie di una canaglia

Messaggio da Ipponatte »

È veramente
affascinante
il masochismo isterico ed esterrefatto
              della massa,
a me manca la perversione giusta
    per andare a votare
      non ho quel bel senso
di appartenenza al tricolore
            (verde banconota,bianco sborra e rosso coglione)
    non capisco
il loro attaccamento al lavoro
credono nel lavoro
            “nobilita l’uomo”
  dicono
mah
a me non sembrano cosi nobilitati ed elevati
quando escono dal lavoro
      piuttosto mi appaiono
come formiche sbronze
impazzite per ritornare
    alla propria cella
a vegliare la dama di picche gonfia
di pettegolezzi e mal di schiena,
      i miei vicini
brava gente
mi vedono si e no
    una volta a settimana,
l’ultima volta che mi hanno visto
    ero più forte che mai,
    in maglietta e pantaloni cadenti
  con una borsa gonfia di ricordi
e bottiglie di vino
        SBAM
Ho mollato tutto per terra
Bestemmiando
E sono rientrato
Il punto è che io stò bene cosi
  E non so se questo
Si possa dire anche della massa...
    Ad ogni modo
Me ne fotto
          Basta che stia bene IO
    Giusto?
In un modo o nell’altro
Siamo tutti degli assassini

Ipponatte
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Re: Poesie di una canaglia

Messaggio da Ipponatte »

Illuminato
Da una pioggia di fine
Aprile
Nella quiete del salotto
Bevo un caffè stupendo,
fuori
il giardino
svanisce dietro
un’idea nuvolosa
calma cosi perfetta
incontaminata quasi
dai grovigli industriali
nemmeno un rumore
si alza sul muro
e sui quadri,
un’unica presenza: il mio cane,
è una femmina
ha gli occhi color ambra
di un profondo inafferrabile
indecifrabile in verità
come un bosco
di noccioli di maggio,
se ne sta
li bella sul divano
ogni tanto viene da me
a reclamare le carezze
come ogni
essere umano
ed ogni volta che mi guarda
ho l’impressione
che mi stia
sorridendo
ma forse sono io
che sorrido
guardandola
nella quiete
e tutto il mondo
con me.

Ipponatte
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Re: Poesie di una canaglia

Messaggio da Ipponatte »

Questi sono i tempi
    In cui siamo qui
Al bancone del bar
    A tuffare il nostro sguardo
Nello spritz
    A sentir battere le nostre ore
In un cerchio insonne
    A leccarci le ferite
A bruciarle
Disinfettarle
A forza di vino
    Ferite di donne
Che pensavamo ben diverse
Impotenti l’uno di fronte
          All’altra
Come piccoli bicchierini da Vodka liscia
    Muti imbarazzati
    Come non sapremmo mai spiegare
Donne che abbiamo amato
Anche solo per un secondo
      Che ci hanno regalato notti
D’impetuosa solitudine
E ora noi
      Qui
Seduti pazzi nudi nella luce
    In fondo il coraggio
Non esiste
O forse siamo noi
Che ne abbiamo avuto troppo
        Ed ora la bottiglia è vuota
Come le nostre tasche
Ma basta un messaggio
Uno sguardo
Un gesto
      Lo sappiamo
E continueremo a girare
E a scorrere come fiumi
    Giù nelle nostre gole
Inseguendo i minuti
Catturandoli
      Noi
Vagabondi della sponda notturna
E per una volta tanto
    Tutto finirà con un bacio
E non più con la morte
E non più con una semplice alba
Sarà qualcosa di più...
Ma questi sono i tempi
In cui noi stiamo qui
    E nessuno sa dove siamo
E noi continuiamo a scegliere
A scambiarci con noi stessi
      Gelidi
Rinfrescanti
Come il nostro vino
Siamo qui
Questa sera
E alla fine
È meglio cosi.

Ipponatte
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Re: Poesie di una canaglia

Messaggio da Ipponatte »

Ero in IV ginnasio
Ero la pecora nera della classe
Ma stavo cominciando
A sbattermene
Era u  periodo di merda
Ma sentivo di avere delle qualità...
              Qualcosa,
perciò facevo lo sbruffone
per non farmi annientare.
Era il giorno
Delle padelline
E tutti erano in classe
A farsela sotto
Chi più chi meno
Compreso il sottoscritto.

In fondo mi dispiaceva
Di andar male a scuola
Non tanto per me,
per mia madre
insomma, avevo ancora delle illusioni

entrò la preside
una donna vecchia, orribile
truccata pesantemente
una smorfia allucinata
avvolta in un mantello viola
di dubbio gusto

cominciò a chiamare
in ordine alfabetico

avrei voluto essere
da qualsiasi altra parte
a letto, a sognare d’andarmene

“ben fatto Ludovico, STAI LAVORANDO”
Ludovico era figlio di un gallerista
Straricco, un cagone
                Senza dubbio
Dal modo in cui
Quella puttana
  Pronunciò il suo nome
Pensai subito
(non so bene perché)
ad un favore economico,
          beh
è come se gli avesse detto
“tuo padre è un prezioso contribuente”

arrivò il mio turno
ero uno stronzo
ero impaurito
non c’era posto per me
niente sorrisi
niente carezze

mi avvicinai
e abbozzai un sorriso
speranzoso

la preside fece una smorfia di disgusto
e mi fissò per un attimo
da sotto in su

non era solo il SUO sguardo
era quello della società intera
l’intero sistema del cazzo

            CHE MI FISSAVA

Presi il foglio ricoperto
D’insufficienze
Ero ammutolito
Mi sedetti, e li rimasi

La vita per me
Era andata in pausa pranzo
E io non sapevo
Quando sarebbe tornata.

Ipponatte
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Re: Poesie di una canaglia

Messaggio da Ipponatte »

Certe persone
certe facce
cosi, ossa di porcellana
avorio e spezie, trucchi e rossetti
che hanno da ridere?
Perché? Perché trascinare la propria maschera
con la violenza di un sorriso
e nascondersi dietro
dietro il sipario di un “va tutto bene”
come va? Bene bene
poi si appanna il sole
e più si appanna
più splendono
dietro il vetro
in macchina come allo schermo
click! Perché?
Mentre Liszt suona per me
branchi vacui di orribile memoria
sorridente, ecco tutto
va tutto bene
nulla di più falso, nulla di più lusinghiero
anche quelli del videopoker
la lingua gli si blocca
si espande la ferita, più forte di loro
non possono urlare
la gente è spaventosa
o almeno ciò che ne rimane
le foto di Facebook prendono vita
e camminano per la strada
tabacchini, santi, ronde, fermate degli autobus
zeppi di nulla, cose che nessuno leggerà mai
una nota, un’altra
un auto si è fracassata
qui all’angolo
le lamiere abbracciano le fiamme
suoneria nuova, ecco un passante
scatta una foto…che inutile violenza!
Siamo cosi stretti l’uno contro l’altro
eppure non esistiamo, insieme
che pena quella donna, coi bambini!
Il suo rosario è caduto
nemmeno lei osa raccoglierlo
e rimane la, a fissarlo, cos’è?
Tutto ciò che posso fare è guardarmi
soddisfatto accendere una cicca, davvero belli
questi schizzi ndi sangue saliva e tutto il resto
che chiamiamo pensieri, beh, Oddio
più che altro una serie di circostanze
più o meno sfortunate
chissà la notte, fuori…
gatti marmorei piangono
scarpe vecchie in una pozzanghera,
c’è sempre qualcosa
che la società mi chiede, brama, insegue
e che io non ho voglia di fare
ma che? Capitomboli ritmati
verso il massimo grado di distruzione
voglio sollevarti
e baciarti, mentre tu ansimi
e chiaviamo, scopiamo, nel pomeriggio
mentre
contiamo quante lacrime
ci rimangono le portafoglio
datemi retta…voi giovani filistei col diritto di voto
godetevi i vostri soldi
sguazzate nella vostra dolorante imbecillità
quasi incredula, ma tutt’altro che innocente
è molto facile
portare il velo, la maschera
la TV è un burqa
occidentale!
All’ultimo piano del grattacielo rosso e bianco
al bar
la cameriera mi chiede se ho paura
le rispondo con un cenno, di fretta
e finisco lo Spritz
pago, me la mocco
che avrei dovuto dire, fare?
Passa l’ombra, la luce s’allontana, si fa piccola
cosa? Luce! Quale luce?
A questo punto
credo sia meglio
un eloquente silenzio.

l.zag

Re: Poesie di una canaglia

Messaggio da l.zag »

Di tanto in tanto, passo  da queste parti, e mi soffermo a leggere le tue, e incredulo dico a me stesso: "perchè non scrivi cosi?" Mi dico spesso, che quando ciò accade, cioè quando qualcuno dice o si pone in discussione rapportandosi ai tuoi versi, in questo modo, allora è vera poesia, certo questi versi sono "grezzi"  magari andrebbero più slegati tra loro mha il più è fatto, il più è maledettamente poesia. Poesia, sempre lei, sempre questa parola che ti annienta anche quando sei felice e vorresti non pensare a niente. Io penso spesso alla felicità degli altri, penso a quella dei più umili, e credo che sia gioia anche quando un piccolo gesto, è in grado di stravolgere ogni cosa,  la routine, la noiosa routine.
Penso alla felicità del laureando al quale gli mancano poche ore per rimettersi in discussione davanti ad una commissione che lo valuterà, e oltre quella linea di demarcazione, c'è la vita, una vita intera che lo aspetta alle "termopili".
Penso al dolce sorriso della madre che allatta, penso al tifo allo stadio, penso alla felicità del capitano di una squadra di calcio che alza la coppa dei campioni, penso a Zoff quando alzò la coppa nell'82, la più bella coppa che ho potuto vincere da tifoso.
Questa è la poesia! La poesia è tutto ciò che suscita emozioni, nel bene e nel male, la poesia, è anche malinconia, tristezza, solitudine che colpisce gli animi più sensibili.
La poesia colpisce con le sue frecce sempre chi predispone l'animo a percepire tutto ciò che lo circonda.
Penso all’infinità di nomi che l’hanno praticata prima di noi e sono nomi che si fa fatica anche a citarli tanto hanno dato col loro contributo alla letteratura, penso ad una poetessa contemporanea Alda Merini, che con la sua straordinaria grandezza che mal si cela nella sua pochezza di mezzi di sussistenza tanto è grande, e continua a regalarci versi che mai e poi mai potranno essere messi in discussione.
Penso ai grandi compositori di musica non è pur essa poesia? La musica che ci accompagna nei versi, la musica che ci fa compagnia quando seguitiamo a stressare con le nostre mani tastiera e mente, mente e tastiera. Punto.
Dalla poesia, da questa fonte interminabile dovremmo imparare l’arte della tolleranza, l’arte di saper leggere e ascoltare i versi della vita, poiché non è per caso la vita stessa una forma interminabile di poesia? 
Vita uguale arte di fare la poesia. In tanti la vivono con indifferenza, con la costanza dell’inerzia, del tirare a campare, altri, invece, forse i più fortunati, sanno cogliere la pagliuzza che accieca.
Quella inutile e fragile pagliuzza che disturba, che ti giudica in ogni modo, che ti perseguita se non seguiti ad appuntare, ad osservare ogni cosa, a giudicarla senza commentare con l’indifferenza tra le righe e le piaghe al cuore.
Chi scrive i versi, chi li legge, è abituato a sopportare, e a giudicare con indifferenza, conosce l’arte della tolleranza, sa bene interpretare ogni principio fondamentale che investe ogni qual si voglia forma di rispetto dei nostri simili, della natura, di ogni specie animale, delle stelle che secondo Pirandello stanno in cielo solo per offrirci un magnifico spettacolo, e che spettacolo.
Questo, tutto questo dovrebbe essere il poeta.

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