Wilbur Smith

Bibliografie e biografie commentate dei grandi scrittori
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Wilbur Smith

Messaggio da carlo » 21/02/2005, 2:35

Wilbur Smith

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Wilbur Smith ha esordito nel 1964, con il destino del leone, e da allora ha pubblicato una serie ininterrotta di successi che ne ha fatto uno dei narratori pi? letti del mondo, sono ormai oltre 100 milioni le copie di libri venduti di cui 13 solo in Italia dove ? diventato l'autore straniero di best-seller per eccellenza.
Dal Mediterraneo al Capo di Buona speranza, l'Africa ? il grandioso palcoscenico sul quale Smith ha ambientato la maggior parte delle sue storie avvincenti: storie di avventurieri e cacciatori, antichi guerrieri e moderni eroi, di sfide impossibili, amori travolgenti e odi implacabili, di uomini e donne coraggiosi che mescolano i propri destini alla terra rossa di un continente misterioso.

La stampa lo definisce"il pi? importante scrittore d'avventure del nostro tempo".


bibliografia:


1964 Il destino del leone Ciclo dei Courteney (Atto II)
1965 L'ombra del sole Altri romanzi
1966 La voce del tuono Ciclo dei Courteney (Atto II)
1968 Ci rivedremo all'inferno Altri romanzi
1970 Una vena d'odio Altri romanzi
1971 Cacciatori di diamanti Altri romanzi
1972 L'uccello del sole Altri romanzi
1974 Un'aquila nel cielo Altri romanzi
1975 Sulla rotta degli squali Altri romanzi
1976 Dove finisce l'arcobaleno Altri romanzi
1977 Gli eredi dell'eden Ciclo dei Courteney (Atto II)
1978 Come il mare Altri romanzi
1979 L'orma del califfo Altri romanzi
1980 Quando vola il falco Ciclo dei Ballantyne
1981 Stirpe di uomini Ciclo dei Ballantyne
1982 Gli angeli piangono Ciclo dei Ballantyne
1984 La notte del leopardo Ciclo dei Ballantyne
1985 La spiaggia infuocata Ciclo dei Courteney (Atto III)
1986 Il potere della spada Ciclo dei Courteney (Atto III)
1987 I fuochi dell'ira Ciclo dei Courteney (Atto III)
1989 L'ultima preda Ciclo dei Courteney (Atto III)
1990 La volpe dorata Ciclo dei Courteney (Atto III)
1991 Il canto dell'elefante Altri romanzi
1993 Il Dio del fiume Romanzi egizi
1995 Il settimo papiro Romanzi egizi
1997 Uccelli da preda Ciclo dei Courteney (Atto I)
1999 Monsone Ciclo dei Courteney (Atto I)
2001 Figli del Nilo Romanzi egizi
2003 Orizzonte Ciclo dei Courteney (Atto I)
2005 Il trionfo del sole Altri romanzi



link:

http://digilander.libero.it/bleis/

http://www.wilbursmithbooks.com/


intervista:

Wilbur Smith &
Danielle Thomas
Interview by Stuart Beaton

http://www.chariot.net.au/~rastous/wilbur.htm

Wilbur Smith, e sua moglie Danielle Thomas, fanno proprio una bella coppia. Tra tutti e due hanno scritto ben trenta libri. Li ho trovati recentemente mentre erano ad Adelaide, a pubblicizzare i loro nuovi romanzi. Entrambi scrivono romanzi ambientati soprattutto in Africa: Wilbur Smith sul passato dell'Africa e Danielle Thomas sul suo presente.Pieni di racconti di grandi eroismi, di terribili bucanieri, i loro libri si sono guadagnati un posto nelle librerie di tutto il mondo. Ma che cosa li ha indotti a scrivere? Wilbur Smith dice che scrivere "? venuto naturale: dovevo farlo. Ma c'? stato un piccolo intoppo sulla strada. Mio padre disse, quando gli comunicai che volevo fare il giornalista, 'Va e fa un vero lavoro'. Cos? finii di fare il contabile, ma subito dopo torn? la voglia di scrivere, l'avevo nel sangue". "Io penso che se vuoi essere uno scrittore, devi innanzitutto essere un lettore vorace" dice Danielle Thomas "Io venni a fare l'universit? a Cape Town, ed iniziai a scrivere un po', ma era soprattutto roba per me. Poi incontrai Wilbur, lo sposai, e lo intimidii. Iniziai a fare ricerche per lui, a leggere i suoi lavori durante il pranzo, agendo coma una cassa acustica per lui. Una sorta, io credo, di pre-editore". Fu questo lavoro di ricerca e di "lettore di prova" che ispir? Danielle a prendere la penna e a scrivere il suo primo romanzo "Children of the Darkness" (I figli del buio). "Dopo che leggevo le bozze del suo libro all'ora di pranzo, mi trovavo a voler uscire di casa, oppure a fare ricerche, o giardinaggio, o lavori di casa, controllare che tutto andasse bene, qualunque cosa insomma, e nella mia mente iniziavo ad immaginare quello che i suoi personaggi avrebbero fatto. Cos? creavo, con i suoi personaggi, una storia completamente diversa rispetto a quella che lui stava scrivendo. E, alla fine, la storia era proprio quella che avrei scritto, e allora lo feci!". "Io penso che se non lo avessi sposato, avrei probabilmente iniziato prima. Ero un poco intimidita al pensiero di dire: 'Ok, vado e provo a scrivere un libro'. Ci? mi prese un bel po' di tempo". Essendo cresciuti entrambi in Africa, sembravano essere i personaggi dei loro romanzi, pieni di avventura e di eccitazione. Wilbur diceva che "era proprio un paradiso per un bambino. C'era aria pura infinita tutt'attorno, spazio senza fine. Cani, cavalli, fucili, canne da pesca, compagni sempre nuovi, in forma di piccoli bambini neri. Andavamo nel bush a rubare i nidi degli uccelli, e tutte le altre cose orrende come quella, e solo ora, da buoni ecologisti, capiamo come fossero terribili le cose che facevamo!". "Quei tempi di gioia e spensieratezza furono interrotti da lunghi periodi di incarcerazione in un collegio, che era veramente orribile. Ero veramente capace di apprezzare la libert?, dopo essere stato chiuso in quel collegio". Danielle ne conviene, "Io ero una povera piccola pelle-e-ossa, una bimba dalle gambe storte, che era andata in collegio a soli sei anni, pi? o meno come Wilbur, e quando tornavo a casa era meraviglioso. Noi eravamo soliti andare fuori durante gli weekends, e facevamo campeggio nel bush, ed io andavo su e gi? per i fiumi, nuotando in quelle acque infestate dai coccodrilli. Oppure camminavo lungo le rive del fiume con un pezzo di bamboo, un pezzo di spago e un piccolo amo attaccato, cercando di pescare dei pesci". Danielle dice che oggi l'Africa piange, perch? la violenza e i massacri sono divenuti eventi comuni. "Era cos? piacevole, ogni cosa era cos? sicura. Bellissima e sicura. Se ti allontanavi dal campo, e ti trovavano dei componenti di una tribu, quegli uomini facevano miglia e miglia per portarti indietro al campo. Non c'era assolutamente pericolo di essere uccisi, o qualunque altra cosa spiacevole che la moderna societ? ha portato in Africa. Noi non sembravamo proprio quei diavoli che invece siamo oggi".



critica:

"Azione ? il nome del gioco di Wilbur Smith e lui ne ? il maestro."

Washington Post

"Wilbur Smith non ha rivali nel romanzo d'avventure allo stato puro... abili intrecci e azioni spettacolari su fondi favolosi."

Corriere della Sera

"Nessuno, come Wilbur Smith, sa scrivere romanzi in cui la Storia assume gli sfolgoranti colori del mito."

San Francisco Chronicle

"Un romanzo di Wilbur Smith si legge pi? rapidamente di quanto il vento possa sfogliarlo."

Independent on Sunday

"Il pi? importante scrittore di avventure del nostro tempo."

Fernanda Pivano, Corriere della Sera

"E' impossibile staccarsi dai suoi libri."

Evening Standard

"Wilbur Smith ? un autore di culto, uno di quei punti di riferimento cui gli altri scrittori vengono continuamente paragonati."

The Times

"Ho letto tutti i libri di Wilbur Smith. Mi piace il suo stile e trovo che la variet? degli argomenti da lui trattati sia non solo molto interessante ma anche istruttiva. Di fatto, non vedo l'ora che esca il prossimo romanzo."

Jack Nicklaus

"Il lettore di Wilbur Smith ? spinto a girare le pagine con la stessa velocit? di una tempesta di sabbia."

Independent on Sunday

"Una lettura bella e tempestosa ? l'unico modo per descrivere i romanzi di Wilbur Smith".

Irish Times

"E' impossibile staccarsi dalle avventure narrate da Wilbur Smith."

Sunday Express

"Il pi? popolare scrittore di avventure in circolazione sul pianeta."

Il Messaggero


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"Sono un semplice story-teller, un narratore di storie...
Gli scrittori letterari usano le parole per dimostrare erudizione e intelligenza, chi come me scrive storie presta attenzione solo a ci? che avviene, non alle parole.
Io non faccio letteratura, io scrivo storie.
Con i miei libri invito i lettori a unirsi a me, a venirsi a fare un giro nel mondo dell'immaginazione, in posti esotici che non si penserebbe mai di visitare e in tempi passati che non ritornano pi?.
Offro loro una sorta di tappeto volante su cui salire..."

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Messaggio da Melpunk » 22/03/2005, 11:34

Uh uno srittore molto interessante. nell'ultimo libro appena pubblicato si sofferma sulla descrizione di un pene stretto da una mano muliebre. molto interessane. la moglie ha detto che loro pranzano sempre a casa mai al ristorante e mangiano aragosta. molto interessante. insomma, un narratore, come dice lui
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Wilbur Smith

Messaggio da QueenV » 31/03/2005, 11:58

uuuuuuuuuuuuuuuuuhhhhh wilbur!!!!

l' unico difetto ? che non riesco a stargli dietro con tutti quelli che scrive....
penso che il ciclo dei courtney non lo finir? mai probabilmente dato che sono arrivata solo ai fuochi dell' ira!
x? ho finito quelli egizi (e le prime 100 pagine de "il dio del fiume" sono quelle che mi hanno segnato di pi?) che ho trovato bellissimi nel complesso.....

ma vabb?,i suoi mi piacciono sempre...? una sorta di garanzia di qualit?! :D
empre estendere il "culto della V" nel mondo

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Messaggio da carlo » 31/03/2005, 16:59

Io pure l'ho sempre adorato! :D

scherzo... Lo conosco poco, ma se piace a queen, approfondir?!

? che non sono un amante del genere... e, in quell'ambito, preferisco Ken Follett.


ne approfitto per segnalare qualche testo e intervista:


Autore: Anonimo


Provenienza: http://www.imgpress.it


Wilbur Smith boccia il cinema

Incontriamo Wilbur Smith a Milano, dove ha fatto molto parlare di s? anche per la posizione pro Bush assunta sulla guerra in Iraq.

Come mai i suoi cicli narrativi, pur adattandosi benissimo al grande schermo, non sono mai stati sfruttati da Hollywood?

"Ho un meraviglioso rapporto con agenti e produttori cinematografici, perch? vengono da me, acquistano a colpi di milioni i diritti e poi li fanno scadere, perdendo l'opzione, senza fare film. Cos? arriva un altro, mi paga di nuovo e la storia si ripete. Questo fatto bellissimo ? accaduto per tutti i miei romanzi. Anzi, uno ? stato venduto dodici volte. Cos? ci ho guadagnato molto di pi? che se il film fosse stato effettivamente girato. E in pi? non ho avuto il dolore di vedere le mie storie massacrate...".

Basterebbe scrivere direttamente le sceneggiature.

"Nel corso della mia carriera stavo quasi per cadere in questa trappola, ma mi sono accorto presto che il mio mestiere ? diverso: non sono uno sceneggiatore, io scrivo libri. Inoltre, il modo in cui vengono trattati gli sceneggiatori ? veramente pessimo. Mi ricordo che a una riunione, dopo che avevo consegnato e illustrato la mia storia alla produzione, il boss, fumando il sigaro come Saddam Hussein, disse: 'Bene, proviamo a tirare fuori qualcosa da questo secchio di merda'. Da allora col cinema ho chiuso".

Cosa ne pensa dello scrittore italiano a lei pi? simile, cio? Valerio Massimo Manfredi?

"Ho letto, divertendomi, tutti i suoi libri, uno dopo l'altro. E' il genere che pi? mi piace e sono veramente eccezionali. Ma rispetto ai miei, basta leggere "Alexandros", sono molto pi? orientati sulla biografia".





Autore: Jasmina Trifoni

Provenienza: http://www.bol.com


Figli del Nilo


E? il Re Leone degli scrittori, Wilbur Smith. Nato in Zambia, ha 68 anni e li porta con disinvoltura. Con i suoi 28 romanzi che, in tutto il mondo, hanno venduto 80 milioni di copie, ha accumulato un discreta fortuna (pi? di 100 miliardi di lire, a volergli fare i conti in tasca). Con questi presupposti, potrebbe starsene a cacciare nella savana, nella sua tenuta in Sud Africa. Oppure a godersi il sole, sull?isola che ha comprato alle Seychelles. E invece, adesso, ? in Italia per l?uscita di Figli del Nilo. Lo incontriamo a Milano, nella suite di un grande albergo. Nonostante il tour de force al quale ? stato sottoposto dal suo editore ? una gimkana tra fans e gionalisti ? ? calmo, sorridente, abbronzato, non d? segni di stanchezza. Proprio come gli eroi duri e puri delle sue avventure. Un vero professionista.

Mr Smith, come mai ha scelto l?Italia per la prima uscita mondiale di "Figli del Nilo"?
Questo ? un buon posto per una vacanza. E, soprattutto, ho voluto fare un regalo ai miei lettori italiani, che mi sono molto affezionati. Nel vostro paese, negli anni, ho venduto 13 milioni di copie. E non venitemi a dire che gli italiani non sono un popolo che legge. Gli italiani sono fantasiosi e forse hanno semplicemente bisogno di belle storie.

A proposito di belle storie?"Figli del Nilo" ? il suo terzo romanzo ambientato nell?antico Egitto, un mondo molto lontano nello spazio e nel tempo da quello degli altri suoi libri. Non ? che sta forse cavalcando l?onda di una moda?
Non ? una questione di moda. Non mi ? mai venuta nemmeno la tentazione di leggere Cristian Jacq, mentre quello che io considero il capolavoro sull?antico Egitto, Antiche sere di Norman Mailer, ? stato scritto molti anni fa, in tempi non sospetti. E l?Egitto, dopotutto, ? nella mia Africa? Scherzi a parte, i misteri della civilt? del Nilo mi hanno affascinato sin da bambino. Ho fatto molti viaggi da quelle parti, l? ho cominciato a costruire il personaggio dell?eunuco e mago Taita, protagonista de Il Dio del Fiume. Poi Il settimo papiro e, adesso, i Figli del Nilo sono nati, come dire, a furor di popolo. Continuavo a ricevere lettere in cui mi si chiedeva come sarebbero proseguite le avventure di Taita.

Le scrivono in molti?
Ogni anno ricevo diverse migliaia di lettere attraverso i miei editori di tutto il mondo. E cerco di rispondere a ognuna. Ho anche commesso la sciocchezza di far comparire la mia e-mail su qualche sito? un incubo. Ogni mio lettore che va a fare un safari in Africa si sente in dovere di mandarmi una sua foto in posa sulla jeep con tutta la famiglia. Posso chiedere un favore? Scrivete pregandoli da parte mia che non me ne mandino pi?: le foto mi mandano in tilt il computer. Ci metto ore e ore a scaricarle...

Ok, Mr Smith, sar? fatto. Ma ci tolga un paio di curiosit?: chi la aiuta a fare le ricerche storiche e quanto ci mette a scrivere un libro?
La mia azienda ha un solo dipendente: me stesso. Sembrer? una risposta retorica, ma tutta la vita ? una ricerca. Ci sono libri ai quali ho pensato molti anni fa ? sono quarant?anni che lavoro con le storie ? e dei quali non ho ancora messo sulla carta una riga. Sono l?, in embrione. Per quanto riguarda scriverli, posso fare un esempio: per "Figli del Nilo", dalla prima parola all?ultima, mi ci sono voluti otto mesi.

Ci dica qualcosa del suo prossimo romanzo.
Top secret. Nel senso che ? un segreto anche per me. Sono come un cuoco che ha molte pentole sul fuoco. Non so dire, adesso, quale pietanza sar? pronta per prima.

Adesso risponda a una domanda cattiva. E? appena uscito in Italia On writing, la riflessione autobiografica sul mestiere di scrivere ? e di leggere ? del suo collega Stephen King. In un passo, King, pur riconoscendole il suo valore di narratore, dice che il suo stile ? troppo veloce e fa venire il fiatone a chi legge?
Non trovo corretto che Stephen King si metta a criticare i colleghi. Siamo tutti sulla stessa barca e non ? vero che chi legge lui non legge me o viceversa. Quanto al suo ?appunto?, lui la pu? pensare come meglio crede. Ma sono i lettori che giudicano. Se fossero cos? affaticati non continuerebbero a comprare i miei libri. Ho letto poco di King, anche se abbiamo avuto tempo fa una breve corrispondenza. I nostri, sono due modi diversi di raccontare. Mentre, al contrario, mi sento molto vicino a Ken Follett.

Qual ? la sua ricetta per raccontare storie?
Una buona storia deve essere verosimile. Cos? come deve esserlo l?interazione tra i personaggi. Soprattutto il rapporto tra quelli maschili e femminili. Io, per esempio, m?innamoro sempre delle mie protagoniste.

Verosimile? E come la mettiamo con i prodigi del suo mago egizio Taita?
Se si crede alla magia, le magie accadono, eccome.




Autore: Anonimo

Provenienza: http://www.alice.it


Wilbur Smith: un best-seller ogni due anni

Abbiamo incontrato Wilbur Smith al Teatro Verdi di Milano, durante il suo tour di presentazione dell'ultimo romanzo "Uccelli da preda". Ha scelto di tenere a battesimo la sua ventiseiesima fatica proprio in Italia, dove conta numerosissimi affezionati lettori: nel suo caso il mercato italiano rappresenta circa il 10% del totale. Degli 80 milioni di libri venduti complessivamente in tutto il mondo 8 milioni sono stati acquistati nel nostro Paese.

Lei ? gi? stato in Italia precedentemente ed ora ritorna per il lancio del suo ultimo romanzo. Cosa pensa del nostro Paese?

Sono veramente emozionato dall'affetto che mi viene dimostrato dal pubblico italiano, dal lettore italiano, perch? mi sembra che mi abbiano preso in un grande abbraccio. A Roma ho avuto un'accoglienza meravigliosa e so che qui ho dei veri amici, che mi seguono e che mi vogliono bene. Mi sento a casa in Italia, sembra stano ma ? vero, e poi ammiro particolarmente gli italiani. Ne conosco molti a Citt? del Capo, che ? la mia citt?, dove c'? una colonia molto importante di italiani, anche influenti, perci? ho avuto modo di conoscere lo spirito italiano gi? nel passato. Inoltre moltissime delle cose che amo sono di marca italiana: cravatte italiane, scarpe italiane, vestito italiano, fucili della mia collezione e diverse automobili... Tra gli italiani c'? una gioia di vivere che ? contagiosissima e che mi prende appena arrivo qua. Mi sento perci? molto orgoglioso di essere un "cittadino onorario" di questo paese.

Qual ? il segreto di Wilbur Smith, il segreto del bestseller? Cosa direbbe a un giovane che volesse seguire le sue orme?

Il mio cuore palpita per quelle persone, quei giovani che hanno deciso di cominciare questo cammino faticoso e pieno di ciottoli che va in salita e che si chiama scrivere, fare della letteratura. La mia mente ritorna a tanti anni fa, trentacinque ahim?, e a quando ho cominciato a scrivere, a immettermi su questo sentiero: non avevo nessuno che mi aiutasse in questo mio cammino, nessuno che mi insegnasse una tecnica o mi potesse guidare. Allora mi sono messo da solo, pensando di dover scrivere qualcosa che piacesse alla gente. Mi sono immaginato un pubblico, mi sono immaginato le persone che avrebbero comprato il mio libro. Insomma ho fatto un esercizio in cui cercavo di adattare quello che potevo scrivere ai gusti che io ipotizzavo fossero quelli del mondo circostante. Risultato: una catastrofe. Tutti gli errori che ho fatto nel mio primo romanzo sono l'elenco completo degli errori tipici che si fanno in questi casi: ho messo una connotazione politica senza capirci niente, ho cercato di mirare a persone in particolare senza minimamente conoscerle da vicino e sapere i loro gusti, ho inserito troppi personaggi intricati che non significavano niente. Insomma mi sono comportato come quei giocolieri che prendono troppe palle da far saltare e che finiscono col farle cadere in terra. Il testo fu assolutamente respinto da tutti gli editori a cui l'ho mandato sia in Sud Africa sia in Inghilterra. Dopo questo rifiuto decisi che questo sentiero non faceva per me e tornai per un anno a fare il contabile. Ma la voglia di scrivere rimaneva, cos? mi sono "ributtato", decidendo di scrivere questa volta di posti che conoscevo, di gente che conoscevo, di animali che avevo osservato, che avevo cacciato, che amavo, del mare, dell'oceano che mi erano cos? familiari, pensando che, dato che nessuno avrebbe pubblicato il mio libro tanto valeva che scrivessi qualcosa che piacesse a me. Cos? ho scritto il mio primo bestseller Il destino del leone. Perci? se c'? un consiglio che con tutto il cuore posso dare ?: scrivete per voi stessi, per il vostro cuore, perch? non sapete in ogni caso cosa vuole il cuore degli altri.

C'? in qualche modo competizione con sua moglie, Danielle Thomas, anch'ella scrittrice?

Io sono un uomo fortunato perch? sono riuscito a cominciare a lavorare con 25 anni di vantaggio rispetto a quando ha cominciato mia moglie Danielle. Se cos? non fosse stato lei avrebbe coperto tutto il ventaglio di argomenti a disposizione e a me non sarebbe rimasto nulla da fare... Parlando seriamente noi abbiamo un gran matrimonio e un rapporto paritetico, con uguali diritti e responsabilit?, ma uno ? "pi? pari" dell'altro. Lei pu? leggere sempre tutto quello che io scrivo, dire quello che vuole e io non devo nemmeno osare entrare nello studio dove lei lavora. Per? c'? una ragione: lei vuole che il suo lavoro rimanga integro, che nessuno possa sospettare che, essendo io pi? noto, l'ho voluta aiutare.

Qual ? il libro in cui lei si identifica maggiormente, dove ha trovato la sua anima?

Io sono uno scrittore che racconta storie. Certo in molti libri ho messo anche me stesso, ho messo i posti che mi piacciono, come dicevo prima, ho messo le cose che mi appassionano. Per?, per rispondere, devo dire che ? il primo libro. Perch? il primo libro ? anche il primo, ovviamente, che ha avuto successo, il primo che ? stato accettato, dove mi sono detto "ce l'ho fatta". Il libro ? Il destino del leone e il personaggio a cui sono pi? legato ? Sean Courteney e un po' anche il fratello Gary. Forse potrei dire che io mi vedo un po' come una fusione dell'uno e dell'altro in cui c'? quello che io vorrei essere, quello che io temo di essere e quello che in fin dei conti sono.

Quali opere di scrittori italiani ha letto?

Non leggendo l'italiano, purtroppo, non posso leggere nessun testo se non in traduzione e a me piace leggere i libri in versione originale... Devo dire inoltre che c'? ancora, nel vasto mare dei libri scritti in lingua inglese, tanto da cui voglio prendere ispirazione, c'? tanto da leggere, che ? difficile per me riuscire a "mettere fuori la testa" da quel mondo. Ho letto qualcosa di Umberto Eco e di Tomasi di Lampedusa.

Le ? mai successo di riscrivere un libro, o una parte di un libro; di "rimetterci mano"?

Quando scrivo un libro ne sono completamente "preso", ma quando l'ho finito ? chiuso, avanti il prossimo. Questa mia chiusura raggiunge punti estremi. Quando mio figlio, che frequentava la facolt? di medicina, arrivava a casa durante il week-end con alcuni amici, questi, naturalmente, mi rivolgevano domande sui miei romanzi e io mi rendevo conto che non ricordavo nulla dei personaggi, della trama, delle vicende e che rimanevo zitto con aria idiota. Perci? mia moglie, vista la situazione, mi ha consigliato di rileggerli... E allora mi sono messo bravo bravo a rileggere i venticinque volumi che avevo scritto... Un lavoro immenso, ma anche interessante per me. Ho scoperto di non essere pi? la stessa persona. C'erano parole che non avrei pi? usato, un'idea della vita completamente diversa, cose e situazioni che non avrei pi? inserito. Ho trovato delle sezioni che senz'altro avrei trattato diversamente e delle altre parti di cui ero contento. In sostanza mi sembrava di aver fatto un viaggio con la macchina del tempo, ma tornando indietro ricordavo pochissimo anche della fase di scrittura, solo piccoli flash.

In qualche modo ? influenzato dallo stile, dal modo di scrivere di sua moglie?

Non penso di prendere qualcosa, di suggere qualcosa dallo stile di Danielle. Io ho preso almeno cento uova da altrettante galline per fare delle omelette. Per? come faccio le omelette ? la mia ricetta e non quella di qualcun altro. Perci? ? probabile che domani chiss? prender? qualcosa da questo mio colibr? che ? mia moglie.

Cosa risponderebbe a un lettore affezionato che rimanesse deluso da uno dei suoi romanzi?

Io ho scritto ventisei libri, perci? ? a questo punto impossibile che tutti e ventisei piacciano ugualmente a tutti. Ogni libro ? un'esperienza soggettiva e ogni lettore pu? apprezzare un libro pi? o meno anche a seconda della sua situazione personale al momento in cui lo legge. Ci sono tuttavia libri che piacciono di pi?, soprattutto che piacciono di pi? in certi momenti rispetto ad altri. Recentemente ho incontrato un signore che mi ha detto "Io ho adorato tutti i suoi libri ma quella schifezza sugli egiziani non mi ? piaciuta proprio per niente". Gli ho riposto "Come, non le ? piaciuto Il Dio del fiume e Il settimo papiro?" "No, proprio per niente." "Ma perch?? Quando li ha letti?" "Non li ho letti." "E allora?" "Ah, ma io lo so, fin dall'inizio, senza bisogno di leggerli!"



prese da:

http://freeweb.supereva.com/fabio10458/index.htm?p




Bibliografia ordinata:


Il ciclo dei Courteney

Uccelli da preda
Monsone
Orizzonte
Il destino del leone
La voce del tuono
Gli eredi dell'Eden



I Courteney d'Africa

La spiaggia infuocata
Il potere della spada
I fuochi dell'ira
L'ultima preda
La Volpe dorata

Il ciclo dei Ballantyne

Quando vola il falco
Stirpe di uomini
Gli angeli piangono
La notte del leopardo

altri romanzi

Come il mare
L'orma del Califfo
Dove finisce l'arcobaleno
Un'aquila nel cielo
L'ombra del sole
L'uccello del sole
Cacciatori di diamanti
Il canto dell'elefante
Una vena d'odio
Sulla rotta degli squali
Il Dio del fiume
Il settimo papiro
Ci rivedremo all'inferno
Figli del Nilo



Film tratti da opere di Smith, e data di realizzazione

Diamond Hunters da Cacciatori di diamanti 2001

The seventh scroll da Il settimo papiro 1999

Wild justice da L'orma del Califfo 1993

Mountain of diamonds daLa spiaggia infuocata & Il potere della spada 1991

Shout at the devil da Ci rivedremo all'inferno 1976

The Kingfisher Caper da Cacciatori di diamanti 1975

Gold da Una vena d'odio 1974

The last lion da Il destino del leone 1972

The mercenaries da L'ombra del Sole 1968

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Messaggio da carlo » 31/03/2005, 17:04

INCIPIT

CACCIATORI DI DIAMANTI

Titolo originale: The Diamond Hunters (1971)



A NAIROBI arrivarono con tre ore di ritardo e quando alla fine il Boeing del volo intercontinentale tocc? terra a Londra, nonostante quattro doppi whisky Johnny Lance aveva dormito a spizzichi e male. Si sentiva come se gli avessero gettato una manciata di terra negli occhi. Alla fine, dopo il debilitante controllo dei passaporti, emerse nella sala arrivi dell'aeroporto internazionale di Heathrow di pessimo umore.

L'agente londinese della Van Der Byl Diamond Company era l? ad attenderlo.

? Piacevole viaggio, Johnny? ?

? Quanto una puntata all'inferno ?, fu la risposta. Un grugnito.

? Ti sar? servito da preparazione. ? L'agente sorrise. Si conoscevano da tempo loro due e ne avevano viste di belle insieme.

Anche Johnny sorrise, riluttante. ? Mi hai fissato albergo e macchina? ?

? Dorchester e Jaguar. ? L'agente gli porse le chiavi della macchina. ? E ho anche prenotato il volo di ritorno a Citt? del Capo. Due posti, domani sera alle nove. I biglietti sono gi? alla portineria dell'albergo. ?

? Bravo. ? Johnny si cacci? le chiavi della Jaguar nella tasca del cappotto di cashmere e s'avvi? verso l'uscita.? Dov'? Tracey van der Byl? ?

L'agente si strinse nelle spalle. ? Da quando ti ho scritto l'ultima volta ? scomparsa, letteralmente svanita. E non riesco a immaginare nemmeno da dove tu possa cominciare a cercarla. ?

? Magnifico, davvero magnifico ?, ribatt? Johnny, seccato. Erano arrivati al parcheggio. ? Vuoi dire che comincer? da Benedici. ?

? II Vecchio sa di Tracey? ?

Johnny scosse il capo. ? ? un uomo malato ormai, non gli ho detto niente. ?

? Ecco la tua macchina. ? L'agente s'era fermato accanto a una Jaguar grigio perla. ? Pensi che ci sia la possibilit? di bere qualcosa insieme, Johnny? ?

? Questa volta proprio no, purtroppo. ? Johnny si mise al volante. ? La prossima, magari. ?

? Ci conto ?, disse l'agente, e se ne and?.

Quando Johnny raggiunse il cavalcavia di Hammersmith la sera umida e uggiosa era gi? calata e quando fu poi nel labirinto di Belgravia si perse un paio di volte prima di trovare l'angusto accesso al mews corte dietro Beigrave Square. Parcheggi?.

Dall'ultima volta che era stato l? avevano rifatto la facciata della casa senza risparmio di mezzi e lui ora storse la bocca in una smorfia. Magari quel caro Benedici non si dava tanto da fare a guadagnar quattrini per? ce la metteva tutta a spenderli.

In casa le luci erano accese. Batt? una mezza dozzina di energici colpi col batacchio di bronzo. Echeggiarono all'interno come nel vuoto e nel silenzio che segu? gli parve di sentire un mormorio di voci dietro le tende tirate. Scorse anche un'ombra.

Attese un tre minuti, quindi and? a piazzarsi al centro del mews.

? Benedict van der Byl, maledizione! ? sbrait?. ? Conto fino a dieci, dopodich? butto gi? a calci questa maledetta porta! ? Riprese fiato e torn? a sbraitare: ? Sono Johnny Lance, Benedict! E sai che faccio sempre quello che dico! ?

La porta s'apr? quasi immediatamente e lui si precipit? dentro finendo di spalancarla con una spallata. Non bad? a Benedict, che stava dietro al battente con la mano ancora sulla maniglia, punt? dritto sparato verso il soggiorno.

Benedict gli corse dietro. ? Cristosanto, Lance! Non puoi entrare l? dentro! ?

? Perch? no? ? Johnny gli lanci? appena un'occhiata. ?L'appartamento appartiene alla societ? dopotutto, e io sono l'amministratore delegato. ? E prima che Benedict facesse in tempo a ribattere l'altro aveva gi? varcato la porta.

Una delle ragazze raccolse da terra i vestiti e corse nuda verso la porta della camera da letto. L'altra s'infil? in fretta un caffettano lungo fino ai piedi e guard? Johnny con aria seccata. Aveva i capelli scompigliati che le formavano una grottesca aureola d'irrigiditi riccioli intorno alla testa.

? Una bella festicciola, a quanto vedo. ? Johnny lanci? un'occhiata al proiettore sul comodino accanto al letto, poi allo schermo montato sulla parete opposta. ? Coi f?lmini e tutto. ?

? Sei un piedipiatti? ? chiese la ragazza.

? Hai una gran bella faccia di corno, Johnny Lance ?. Benedict van der Byl gli era accanto ora e stava ancora annodandosi la cintura della vestaglia di seta.

? ? un piedipiatti? ? chiese di nuovo la ragazza.

? No ?, la rassicur? Benedici. ? Lavora per mio padre. ? Quell'affermazione parve fargli riacquistare fiducia; si drizz? in tutta la persona e, passandosi la destra tra i lunghi capelli neri, aggiunse: ? Anzi, per la verit? ? il suo lacch? ?. Anche la strascicata inflessione della voce aveva riacquistato la sua sciocca leziosit?.

Johnny si gir? verso di lui rivolgendosi per?, senza guardarla, alla ragazza: ? Sgombra, marchetta. Va' a raggiungere la tua amica ?.

La ragazza esit?.

? Sgombra! ? La voce di Johnny scoppiett? come un fuoco di fascine.

Lui e Benedict si trovarono ora di fronte. Avevano la stessa et?, poco oltre la trentina, ed erano ambedue alti e bruni, eppure non potevano esistere due tipi pi? diversi l'uno dall'altro.

Johnny aveva spalle larghe, vita e fianchi stretti e una carnagione lucida e abbronzata dal sole del deserto. La linea della mascella, grossa, e sporgente, risultava netta e precisa e gli occhi erano quelli di chi ? abituato a scrutare ampi orizzonti. Nella voce gli risuonavano, tutti, gli accenti di laggi?.

? Dov'? Tracey? ?

In un'arrogante espressione di sorpresa, Benedici sollev? un sopracciglio. Aveva il colorito olivastro perch? erano mesi che non metteva piede in Africa e aveva perso l'abbronzatura. Le labbra erano molto rosse, da sembrare dipinte, e i lineamenti classici erano appesantiti dall'eccesso di peso. Aveva piccole borse allentate sotto gli occhi e ravvolgente e morbida vestaglia di seta non riusciva a nascondere la pesantezza del fisico di chi ? dedito pi? al mangiare e al bere che al moto e all'esercizio.

? Bello mio, cosa diavolo ti fa pensare che io sappia dove si trova mia sorella? Non la vedo da settimane. ?





ed ecco una rarit?!

foto di Wilbur Smith, con la nuova moglie...


Immagine

inizia a starmi simpatico...

Centaine
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Wilbur Smith

Messaggio da Centaine » 18/11/2005, 8:26

Serie dei Courtney e dei Courtney d'Africa completate (tranne l'ultimo uscito).
Appena mia madre finisce di compare anche la serie dei Ballantyne mi sparo anche quelli e quelli egiziani (che ho ma mi sfuggono..:D )

Ma dico io come non ci si pu? innamorare di Sean Courtney??? :mrgreen:
S.
' facile essere buoni o cattivi. La vera sfida ? essere folli.

Andrea Franco
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Wilbur Smith

Messaggio da Andrea Franco » 23/12/2005, 10:12

Io adoro W.Smith... non mi stanco mai di leggerlo e il primo ciclo dei Coutney ? insuperabile, con Sean sopra tutti i personaggi...

Per Centaine: il tuo nome ? ispirato alla bella protagonista dei suoi romanzi? Io con lo stesso nome ho preso spunto per una composizione e dallo stesso libro ho preso il nome del suo cavallo, Nuage, per un altro pezzo...

a presto
ww.operanarrativa.com

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