Derek Walcott

Bibliografie e biografie commentate dei grandi scrittori
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hombre sincero
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Derek Walcott

Messaggio da leggere da hombre sincero » 12/02/2005, 0:15

Derek Walcott ? nato nel 1930 a Castries, capitale di Saint Lucia, nelle Antille Minori. Una piccola isola vulcanica, ex-colonia britannica - influisce fortemente sulla produzione letteraria di Walcott. Suo padre Warwick, artista boh?mien, lasci? lui e il suo fratello gemello Roderick quando erano ancora bambini. La prima formazione di Derek e Roderick avviene al St. Mary's College, dove insegna la madre Alix, che per prima trasmetter? a Derek l'amore per la poesia. Dopo la borsa di studio alla West Indies University di Kingstone, Giamaica, Walcott si trasferisce nel 1953 a Trinidad, lavorando come giornalista in quotidiani locali e come professore in diverse scuole. La sua vita si divide tra Trinidad e Stati Uniti, dove ? titolare della cattedra di Poesia all'Universit? di Boston.
La sua attivit? letteraria ha inizio a diciott'anni, quando pubblica a proprie spese Twenty Five Poems. Scrittore inoltre di opere teatrali e testi per la radio, ottiene il primo importante riconoscimento da parte del grande pubblico con la pubblicaizone dell'opera In a green Night (1962).
Di recente ? uscita in Italia la traduzione integrale del suo poema pi? noto, Omeros, pubblicata da Adelphi.

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Intervista
-Quali sono le sue abitudini di scrittura?
Quando scrivo? Tempo fa prevalentemente la mattina molto presto: vivo ai Caraibi e svegliarsi alle cinque del mattino, vedere il sole che sorge ? un'esperienza meravigliosa. Ma ora penso che forse mi svegliavo cos? presto soprattutto per fumare e non per scrivere, per bere un caff? e fumare tranquillamente una sigaretta in solitudine. Quando ho smesso di fumare mi sono reso conto che non avevo bisogno di svegliarmi all'alba e da allora la mia giornata comincia un po' pi? tardi. Continuo a lavorare soprattutto al mattino, ma c'? stato un periodo in cui avevo bisogno di vedere sorgere il sole per sentire che il giorno stava cominciando. Non potete immaginare quanto sia bello rimanere vicino al mare all'alba, ? una sensazione splendida.
-Da che cosa nasce in lei l'ispirazione?

Per quanto riguarda "quello che scrivo", non ho mai avuto problemi nella ricerca del materiale su cui scrivere. Le mie sono prevalentemente opere teatrali, pagine su cui lavoro a lungo perch? ? sempre un processo molto delicato per me arrivare a completare un testo che mi soddisfi.
-E per le opere poetiche?

Anche quando scrivo versi, il mio ? un lavoro lento... Penso che sia molto simile scrivere un romanzo o delle poesie: il narratore si prefigge di elaborare un certo numero di pagine in un giorno, il poeta decide di comporre alcuni versi, e nei testi teatrali si devono scrivere un certo numero di dialoghi. Io per? non intendo comporre una poesia al giorno, non mi fisso degli obiettivi precisi perch? in realt? ? impossibile stabilire a priori la propria ispirazione. Se non riesco a scrivere faccio altre cose, ad esempio dipingo. Diviso come sono tra teatro e pittura a volte provo a sperimentarmi in qualcosa di pi? ampio, e scrivere un poema impone molto lavoro. Il piacere di questo tipo di scrittura lenta ? svegliarsi la mattina e sapere che bisogna lavorare sodo, mentre invece con la lirica ogni giorno devi chiederti se riuscirai a scrivere o no.
-Non ha mai vissuto una crisi d'ispirazione?

Non ho avuto mai veri motivi che mi abbiano costretto a smettere di scrivere. Posso avere piccole crisi, come in questo momento, perch? sto scrivendo un articolo di critica letteraria e faccio veramente molta fatica a finirlo. La cosa mi spaventa un po', ma non penso di avere un blocco nella scrittura; penso invece che la difficolt? dipenda dal fatto che sto trattando un argomento molto vasto.
---


Intervista
-Partiamo dunque dalla musica mister Walcott. La sua poesia ? davvero ?leggibile? attraverso i suoni del jazz?

Personalmente ho lavorato spesso su ritmi jazz e io stesso ho scritto della musica. Sono convinto che poesia e musica abbiano da sempre molto a che fare l'una con l'altra. Certo il suono dei Caraibi non ? il jazz. L? cresciamo su ritmi molto diversi: quelli del calipso. Ma nella musica non ci sono confini e, soprattutto, un buon compositore pu? prendere a modello qualsiasi tipo di poesia.

-La sua opera pi? famosa, quella che ? unanimemente considerata il suo capolavoro, ? Omeros. Un poema imponente, di 8000 versi. Per quanto tempo ci ha lavorato?

Ci ho lavorato circa quattro anni e non ? poi cos? tanto come potrebbe sembrare. Non cos? tanto, comunque, rispetto agli altri miei libri, la difficolt?, in Omeros, ? stata semmai quella di mantenere il ritmo per tutto il poema.

-Da quale idea nasce Omeros?

Omeros ? un libro di interferenze, di incroci che non ha nulla a che fare con i poemi omerici. Sarebbe stato del tutto sciocco riscriverli. L'idea originaria ha a che fare con St. Lucia, l'isola dove sono nato. I pescatori di l? l'hanno soprannominata Elena di Troia per via del fatto che ? stata a pi? riprese conquistata e persa da inglesi e francesi. Da questo elemento sono partito per poi sconfinare in atmosfere dantesche.

-Lei ha letto L'Odissea?

No, non l'ho mai letta integralmente e, comunque, non prima di aver letto Omeros. Il problema per poemi come quelli omerici o danteschi, e non solo per loro, ? che sono tecnicamente difficilmente traducibili. Molte traduzioni in inglese di Dante, ad esempio, usano il metro vittoriano con il risultato di snaturarne completamente l'essenza. Dei poemi omerici esistono alcune buone traduzioni. Una fra tutte quella del poeta Christopher Loges.

-Il problema della traduzione ? particolarmente delicato in campo poetico.

Senza dubbio. Come autore mi sento sempre in merc? dei traduttori e non sono, ovviamente, in grado di valutarne l'opera. Mi devo in qualche modo fidare. Questo non vuol dire che la poesia non possa essere tradotta ma che una buona traduzione ? di fatto un'opera parallela all'originale.

-L'assegnazione del Nobel ha influito sulla sua vita e sul suo lavoro?

Le rispondo raccontandole una storiella. La mattina che ? squillato il telefono e una voce dall'accento marcatamente inglese mi ha detto che avevo vinto il Nobel per la letteratura, ho pensato a uno scherzo. Credevo fosse un mio amico in vena di rompermi le scatole visto che, per di pi?. Era mattina presto, a Boston. Stavo per riattaccare in malo modo quando dalla finestra, ho visto sotto casa una schiera di fotografi. ?Allora ? vero?, ho pensato. Stavo facendo colazione con un caff? e delle splendide ciambelle. Delle ciambelle davvero fantastiche, la cosa pi? bella di quella giornata. Quando mi sono affacciato alla finestra con il pollice alzato non era per il Nobel ma per esaltarne la bont?. Quella foto ha fatto il giro del mondo. Come ha influito il Nobel? L'ha resa un inferno, con il telefono che squilla in continuazione e con gente che, da ogni parte del mondo, chiede interviste, pareri, impressioni, incontri e ti invita a convegni, serate, festival.

-In un mondo attraversato dall'onda lunga del terrorismo, che cosa pu? dire la poesia? Quale ? il ruolo del poeta?

Potr? sembrare stupido quello che sto per dire ma io credo che il terrorismo in se stesso non abbia valore. La sofferenza, quella s?, ? tragica, ma il terrorismo, per se stesso, ? vuoto e banale. Per questo non solo non pu? essere tema di poesia ma un poeta deve ignorarlo. Se il primo obiettivo del terrorismo ? quello di diffondere la paura, allora l'unico modo per combatterlo ? ignorarlo, non parlarne. In questo modo si sconfigge quantomeno la sua futilit?.

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MEZZ?ESTATE, TOBAGO

Grandi spiagge lastricate al sole

Calura bianca.
Un fiumana verde.

Un ponte,
palme gialle strinate

a partire dalla casa ospitata dall?estate
sonnecchiante per tutto agosto.

Giorni che ho tenuto stretti,
Giorni che ho perduto,

giorni che cresciuti, come figlie,
non trovano pi? porto tra le mie braccia.

-----

IL PUGNO

Il pugno stretto intorno al mio cuore
Si allenta un poco, e io boccheggio
Lucidit?, ma gi? preme
di nuovo. Quando mai non ho amato
la pena d?amore? Ma questa si ? commossa

oltre l?amore fino alla mania. Questa
ha la stretta solida del folle, questa
sta impugnando l?orlo dell?irrazionale, prima
di inabissarsi urlando.
Stringi duro allora, cuore. Cos? almeno vivi.

------

L'onda della marea dei rifugiati, non un semplice passo di oche
selvatiche, gli occhi di carbone nei vagoni merci, le facce
smunte, e in particolare lo sguardo fisso dei bambini
emaciati, gli enormi fardelli che traversano i ponti, gli assali
che cricchiano con un suono di giunture e di ossa, la macchia scura
che passa le frontiere sulle carte geografiche e ne dissolve le forme,
come succede ai corpi dei morti dentro le fosse di calce, o come
fa il pacciame luccicante che si disfa sotto i piedi in autunno nel fango, mentre il fumo di un cipresso segnala Sachsenhausen,
e quelli che non stanno sopra il treno, che non hanno
muli o cavalli,
quelli che hanno messo la sedia a dondolo e la macchina
per cucire
sul carretto a mano perch? da tempo le bestie
hanno lasciato i loro campi al galoppo per tornare alla mitologia
del perdono,
alle campane di pietra sui ciottoli della domenica
e al cono
della guglia del campanile aranciato che buca
le nubi sopra i tigli,
q uelli che appoggiano la mano stanca sulla sponda
del carro
come sul fianco del mulo, le donne con la faccia di selce
e gli zigomi di vetro, con gli occhi velati di ghiaccio
che hanno
il colore degli stagni dove posano le anitre,
e per le quali
c'? un solo cielo e una sola stagione
nel corso di un anno
ed ? quando il corvo come un ombrello rotto sbatte le ali,
si sono tutti ridotti alla comune e incredibile lingua
della memoria, e questa gente che non ha una casa e nemmeno
una provincia parla delle fonti limpide e parla delle mele,
e del suono del latte in estate dentro le zangole piene,
e tu da dove vieni, da quale regione, io conosco
quel lago e anche le locande, la birra che si beve,
e quelle sono le montagne dove riponevo la mia fede,
ma adesso sulla carta, che ? simile a un mostro, altro non si vede
che una rotta che ci porta verso il Nulla, anche se sul retro
c'? la veduta di un posto che si chiama la Valle del Perdono,
dove il solo governo ? quello dell'albero di pomi e le forze
schierate dell'esercito sono gli striscioni di orzo
all'interno di umili tenute, e questa ? la visione
che a poco a poco si restringe dentro le pupille
di chi muore e di chi si abbandona in un fosso,
rigido e con la fronte che diventa fredda e grigia come le nuvole
che, quando il sole si leva, si trasformano subito in cenere
sotto i pioppi e sopra le palme, nell'ingannevole aurora
di questo nuovo secolo che ? il vostro.


Santa Lucia, Caraibi 16 giugno 2000

-------

Era questa la luce in cui Achille era pi? felice. Quando,
prima che le mani afferrassero le falche, stava per farsi
penetrare dall?immensit? del mare, sentendo il giorno all?inizio

(Da Omeros)

------

Io sono solamente un negro rosso che ama il mare,
ho avuto una buona istruzione coloniale,
ho in me dell?olandese, del negro e dell?inglese,
sono nessuno o sono una nazione.

-------

Perch? la memoria ? meno del posto che vagheggia,
da nessun luogo deriva la sua forma
se non per dire che perfino con la merda e l'affanno
di quel che ci facciamo a vicenda con la beatitudine della corrente
contraddice la prosopopea della disperazione
con alcune scintillanti semplici cose, acqua, foglie, e aria,
che eccitano dissoluzione pronta ad andare oltre la felicit?. -

------

"a poetic oeuvre of great luminosity, sustained by a historical vision, the outcome of a multicultural commitment".

-------

Da leggere,

sogni d'oro,
Hombre Sincero

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Messaggio da leggere da carlo » 12/02/2005, 2:28

Ah Derek!

Immagine

Immagine

:roll:

grazie a google posso fingere di conoscerli tutti. :(

Gli estratti da omeros sembrano interessanti, forse prover?...

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Derek Walcott

Messaggio da leggere da hombre sincero » 13/02/2005, 16:43

Alcuni aspetti della traduzione di Omeros hanno fatto discutere....

Oltre al piu' recente Omeros, consiglio di leggere:
Ti-Jean e i suoi fratelli & Sogno sul monte della scimmia (Adelphi)
Mappa Del nuovo mondo (Adelphi)
Prima luce (Adelphi)

Buona lettura,
Hombre Sincero

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Derek Walcott

Messaggio da leggere da hombre sincero » 13/02/2005, 16:47

Che qualcuno corregga, por favor!
Ho scritto Derk anziche' Derek; per amor dell'arte!
:seE:
Hombre Sincero

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Messaggio da leggere da carlo » 13/02/2005, 19:10

:roll:

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Messaggio da leggere da Max_72 » 13/02/2005, 22:38

Qualche mese fa ? venuto ospite a L'Aquila per la premiazione di un concorso letterario.
E' un tipo troppo forte!
Gli fai una domanda lunga, aspetti che il traduttore gliela traduca e lui ti risponde con una parola ahahahha

patrizia mazzonetto
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Messaggio da leggere da patrizia mazzonetto » 14/02/2005, 17:56

non sapevo fosse lui... la foto mi ha detto pi? di mille parole di bio!
atrizia

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Messaggio da leggere da hombre sincero » 15/02/2005, 21:30

e cosa ti ha detto?
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Messaggio da leggere da patrizia mazzonetto » 15/02/2005, 22:01

ho sentito musica, timbales, rumbe di vodoo, bidoni suonati e povert? disperate di denaro e di fame, ipocrise sfacciate e croci brucianti tra banani del monopolio....
atrizia

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Messaggio da leggere da hombre sincero » 15/02/2005, 22:29

e la vegetazione che si accende
e abiti sgualciti
e il sole che brucia
e la carne che brucia
e il rum che brucia
e l'oceano che e' un brodo
e pesce sconosciuto e insapore
e la tristezza della miseria
e sorrisi bianchi
e sabbia bianca
e quintali di danza, di danza, di danza, di danza...
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Messaggio da leggere da hombre sincero » 31/07/2005, 21:22

Su l'ultimo numero della rivista "Poesia" si aprla di Derek Walcott.
Per chi ne avesse volgia.
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Messaggio da leggere da hombre sincero » 19/11/2005, 10:42

La vita e' cosi? fragile. Trema come i pioppi tremuli.
Tutte le sue ombre sono stagionali, incluso il dolore.
Nel crepuscolo piovigginoso la pioggia penetra i tigli

con le sue lance bianche, poi i tigli racchiudono la pioggia.
Non e' lontano il giorno in cui diranno "gli indiani
s'inchinarono sotto quei rami, ma quale tribu' non si sa".

Ne' sono certa di essere vissuta. Ho respirato quel che la fattoria
esalava. i terreni, le stagioni. L'oscillante barra d'oro,
il granturco dove l'estate mi nascondeva, col polline sul braccio,

il sudore che mi struzzicava le ascelle. Le praterie erano feroci come Dio
e immense come la Sua mente. Mi piaceva essere sminuita,
mi esaltavo per l'insignificanza dei vicoli

di Boston, per gli interminabili lavori saltuari
della fattoria, per la solitudine. Una volta, dal travicello
del granaio un rondone o una rondine schizzo' via, prendendo

con se l'anima bruna di mio figlio, e seppi che la sua meta
era il cielo. A poco a poco impariamo a fare a meno
di quanti ancora amiamo. Fu cosi' per mio padre.
...

Da Omeros
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Derek Walcott

Messaggio da leggere da hombre sincero » 23/12/2006, 12:50

…..
Afolabe
Achille. Cosa vuol dire questo nome? Ho dimenticato
Quello che ti ho dato. Ma era, molti anni fa.
Cosa vuol dire?

Achille
Be’, anch’io ero stato dimenticato. Anche tu. Io non so.
Il mare sordo ha cambiato ogni nome che ci hai dato;
alberi, uomini, sospiriamo per una melodia perduta.
Afolabe
Un nome vuo dire qualcosa. Le qualita’ desiderate in un figlio,
e anche in una bimba; cosi’ dalle ombre che invochi
ti aspetti una virtu’, perche ogni nome e’ una benedizione.

E mi ricordo la speranza che avevo per te quand’eri piccolo.
Se la melodia significa niente allora tu saresti niente.
Ti credevo un niente in quell’altro regno?

Achille
Non so cosa vuol dire il nome. Vuol dire qualcosa,
forse. Che differenza fa? Nel mondo da cui vengo
si accettano i suoni che ci danno. Uomini, alberi, acqua.

Afolabe
E dunque, Achille, se indico e dico: ecco il nome
Di quell’uomo, di quell’albero, di questo padre, ogni
Suono sarebbe un’ombra che attraversa l’orecchio

Senza la forma di un uomo o di un albero? Che sarebbe?
(E mentre i rami dondolavano nel crepuscolo per paura
dell’amnesia, dell’oblio, la tribu’ si fece malinconica).

Achille
Che sarebbe? Posso solo dirti cosa credo,
o dovrei credere. Era il presagio, e il ricordo
del ritorno a casa, portato qui da una rondine,

o dall’ombra di un rondine, croce riflessa sull’acqua,
lo stesso segno che mi ha benedetto, con il dono
del suono il cui senso ancora non mi curo sapere.
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Derek Walcott

Messaggio da leggere da Vita » 27/12/2006, 10:28

Derek Walcott è un autore strabiliante, per questo forse ancora più difficile da metabolizzare...
per chi avesse voglia di tuffarsi nell'Omeros per andare oltre l'assoluta perfezione dei versi consiglio di fare una breve lettura del suo discorso di ringraziamento peril nobel.
Solo allora secondo me si può riuscire a godere a pieno della sua poesia.
Walcott sembra essere un uomo spezzato tra il voler odiare gli inglesi colonizzatori ed l'ignorarli. E' figlio della schiavitù e come lui tutti i caraibici vivono attraversati da altalenanti sensi di oppressione e di profonda libertà. Come egli stesso ha detto in una poesia stupenda, la loro storia è il mare. A Saint Lucia la storia non esiste, o per lo meno non nel modo in cui noi la intendiamo. I loro antenati non hanno lasciato musei di accozzaglie storiche impolverate, non esiste per loro nessun libro di storia, tutto ciò che sono è nel mare. Ed a ben guardare, è sul mare che la loro civiltà è nata. Su quelle navi in cui shiavi di diverse provenienze eranno stivati, accozzati come bestie. Su quelle stesse navi nacque un "pidgin" che permettesse loro di comunicare tra loro ed anche con quei marinai che commerciavano con i loro corpi, da quel pidgin poi, nacque il creolo dei bimbi che poi divenne madre lingua ed è infatti in creolo che Walcott scrive Omeros.
E c'è un passo nell'Omeros molto toccante, che però adesso non riesco a ricordare, ma stasera a casa lo cerco e domani ve lo invierò...

peace love empathy
"Combattere e vincere porta il meraviglioso
combattere e perdere porta quasi il divino...
tu sarai sempre tra i due senza scelta..."

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Messaggio da leggere da hombre sincero » 28/12/2006, 20:30

io lo aspetto :cry:
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Derek Walcott

Messaggio da leggere da hombre sincero » 28/12/2006, 20:50

meantime....


Ho visto pietre brillare come pietre, ho visto spine
inchiodate alla loro ostile pazienza. Ora non vedo niente,
dopo che la lucertola e' guizzata via cerco responsi
in assenza di equilibrio, niente lacrime o risa,
ne vita, morte o consecutio temporum;
non vedo il passato ne prevedo il futuro,
ché le pietre brillano nella loro petrosita', e le spine del campeccio
non aspettano niente, non di venire intrecciate in una corona,
ne la lucertola si trattiene dal pulsare sul bordo della strada
come farebbe la rana finche' non passo oltre.
Anche questo lo vedo indeclinabile,
e non commemorazione dell'invincibile E'
che muta mentre procede, non come estensione del passato,
o lunghe ombre del pomeriggio che sono del futuro.
Cosi' mi prevedo beatamente invisibile, anonimo
e trasparente come il vento, una foglia leggera
che viaggia tra rami e pietre, la chiara indicibile
voce che si muove sull'erba non tagliata e sulla gialla
campanula dell'allamanda accanto al muro. Tutto questo presto
si avverera', ma senza pianto, nel modo in cui le pietre lasciano
che ogni cosa accada, nel modo in cui il mare brilla nel sole,
argenteo e generoso nel pigro pomeriggio.

da "Prima luce".
Hombre Sincero

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Messaggio da leggere da hombre sincero » 07/01/2007, 18:23

[quote=""Vita""]...E c'è un passo nell'Omeros molto toccante, che però adesso non riesco a ricordare, ma stasera a casa lo cerco e domani ve lo invierò...
peace love empathy[/quote]

Vita, noi continuiamo ad aspettarti, con il tuo passo fluido e fiero...che sfumando parece danzar...
:wink:
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Messaggio da leggere da Vita » 14/02/2007, 12:46

Tienes razon tio...
è solo che internet io ce l'ho solo in albergo e quindi mi dimentico sempre di portare l'Omeros a lavoro,però ti prometto che domani me lo porto e te lo invio, intanto hombre, non vorrei, ma ti devo riprendere... ogni volta che trovo un tuo mex io lo leggo sempre e poi rispondo, perchè anche se non conosco un autore di cui tu parli, m'informo e poi con calma ti faccio sapere cosa ne penso!
Ti sei forse perso, il topic su Emily Dickinson?
In ogni caso tu aspetta il verso di Derek, che io aspetto di sapere tu cosa ne pensi di Emily.
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combattere e perdere porta quasi il divino...
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Messaggio da leggere da Vita » 14/02/2007, 12:51

Hombre ma tu hai mai sentito parlare della rivista Poeti e poesie?
E? in arrivo un post su una grande poetessa russa!
tu dammi tempo a napoli diciamo,
ricette o pappec vicin a noce ramm tiemp ca spertos!
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Messaggio da leggere da hombre sincero » 14/02/2007, 21:19

[quote=""Vita""] ma ti devo riprendere... ogni volta che trovo un tuo mex io lo leggo sempre e poi rispondo, perchè anche se non conosco un autore di cui tu parli, m'informo e poi con calma ti faccio sapere cosa ne penso!
Ti sei forse perso, il topic su Emily Dickinson?
In ogni caso tu aspetta il verso di Derek, che io aspetto di sapere tu cosa ne pensi di Emily.[/quote]

Qundo c'hai ragione, c'hai ragione!
me ne perdo tanti di topicssss e non per indifferenza o cattiva volonta' ma perche' purtroppo vado spesso di fretta e quando leggo qualcosa che mi piace, pur ripromettendomi di interveniree finisce che mi dimentico (I'm am an old man lost in the world, words... :D )

Giurin giuretto leggero' il topic su Emily Dickinson, aspettando il verso di Walcott.

Non ho il piacere di conoscere la rivista poeti e poesie, se mi dai qualche altra info del tipo l'editore vedo subito di rimediare.
Tenchiu'
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Messaggio da leggere da Vita » 15/02/2007, 16:53

Vabè, ti perdono... :lol:
comunque ecco le info che chiedevi: Poeti e Poesia
direzione elio pecora
edizione pagine
Roma
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Messaggio da leggere da hombre sincero » 15/02/2007, 20:12

gracias senorita!
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Messaggio da leggere da Vita » 16/02/2007, 12:50

OK, non è un verso, ma ho pensato che riportare solo il verso non avrebbe reso abbastanza bene la grande forza di tale verso:


Libro I Capitolo XIII

"LUngo il molo, brunito dal carbone, quel che il Tempo
decise di fare col mio corpo, infido dopo allora," disse
guardando le donne "Ti resterà nella testa tanto

a lungo quanto una domanda a cui non hai diritto,
solo per dubitare, "senza odiare il nostro esasperante
silenzio. Io sono l'ombra di quell'impresa

come il loro lavoro, la tua domanda che aspetta,
mentre ti rannicchi accanto alla lampada dello scrittoio,
continua nella tenebra quando la luce se n'è andata,
e se è palpabile tra l'alba e il tramonto, la notte
non lo è per i mortali; bada dunque ai fatti tuoi,
alla tua via, al tuo lavoro, come al loro, ma quanto io ti dico:

Tu, mio zero, sei una preghiera bandita,
la completa estinzione resta un concetto incerto.
Preghiamo il niente, ma il niente non può essere là.

Inginòcchiati davanti al carico, reggiti sui piedi vacillanti
e a tempo, come quelle, sali su per la scala del carbone,
un piede nudo davanti all'altro, in una rima ancestrale.

Perchè la Rima resta la parentesi del palmo
che fa scudo a una fiammella di candela, è il desiderio
della lingua di stringere il mondo amato tral le braccia;

o di soppesare una gerla di carbone; solo sui ponteggi
come quelle donne scricchiolanti conquisterai la cima
le cui assi di legno in distici elevano le tua pagine

più in alto di quelle colline di antracite infernale.
Da lì, come formiche o angeli, vedono la città natale,
sconosciuta, sanguinante.
Loro camminano, tu scrivi;


segui lo stretto cavalcavia senza guardare di sotto,
filando passo dopo passo quel lento ritmo ncestrale
di quanti salgano i sentieri dei monti; la tua opera è loro

debitrice perchè i distici di quegli innumeri piedi
fecero le tue prime rime. Guarda s'arrampicano, e nessuno le conosce;
prendono il misero salario di rame, e il tuo dovere,



dal giorno che le hai spiate da casa della nonna,
bambino ferito dal loro potere e dalla loro bellezza,
è l'odierna opportunità di dare una voce a quei piedi".




Adesso dimmi Hombre tu che credi? Non è magnifico? Dimmi se non è il padre che gli parla? Rileggi l'ultimo verso e raccontami della sua perfezione...
vita
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combattere e perdere porta quasi il divino...
tu sarai sempre tra i due senza scelta..."

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Messaggio da leggere da hombre sincero » 16/02/2007, 20:55

Grazie Vita,
dopo averla letta e riletta, provero' a commentarne la bellezza.
Good night
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Messaggio da leggere da carlo » 16/02/2007, 21:16

la trovo bella ma non così "incredibile". Forse dovrei leggerla in lingua originale. Comunque ammetto di non capirci molto... :)

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Messaggio da leggere da hombre sincero » 16/02/2007, 21:37

Niente e' incredibile; tutto e' vero.
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Messaggio da leggere da Vita » 17/02/2007, 12:28

To give a voice to those feet....

Questo è incredibile Carlo!
La perfezione, la sintesi... l'idillio. io lo sento vibrare dentro me, perchè la poesia mi uccide tanto mi emoziona ed è sempre un dolce morire...
Vi invito ad una riflessione...
Oggi c'è chi invidia le veline, le attrici platinate d' America, i modelli etc, ma io e credo anche molti di voi, se proprio devo invidiare qualcuno invidio gli scrittori quelli di successo e quelli semplicemente geniali (più gli ultimi)... ditemi voi cosa ne pensate. Lo so non è questo il luogo per qst topic, ma m'è venuto in mente ora che ci posso fare? Non sono mai stata brava con le restrizioni di spazio...

Cmq Carlo, leggilo in originale è stupenda la sonorità, tuttavia essendo scritto in Black vernacular è oltremodo difficile capirne il senso senza una buona traduzione vicino.

Peace love empathy
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Messaggio da leggere da Vita » 17/02/2007, 12:31

Schiavitù, rabbia, amore per il mare, orgoglio, sarcasmo, gratitudine verso i propri avi, saggezza e desiderio, consapevolezza di se stessi...
tutto questo non lo senti Carlo?
E dai che lo so che lo vedi...
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Messaggio da leggere da carlo » 18/02/2007, 3:15

They walk, you write . . .

climbing in their footsteps,that slow, ancestral beat
of those used to climbing roads: your own work owes them

because the couplet of those multiplying feet
made your first rhymes.... no one knows them . . .
and your duty . . .

is the chance you now have, to give those feet a voice.

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Messaggio da leggere da carlo » 18/02/2007, 3:17

sarò scemo io, ma to give those feet a voice mi piace, in testa, To give a voice to those feet, no. Parlo solo ed esclusivamente di come suona :) per il significato del testo invece, nulla da dire, sicuramente un gran bel testo.

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Messaggio da leggere da Vita » 18/02/2007, 18:37

Non so io quando ho trascritto il testo, non avevo davanti la versione in inglese. Quando ho scritto il verso in inglese l'ho tradotto io al volo, quindi probabilmente l'ho sbagliato.
Io poi sbagliando sicuramente, mi faccio prendere dal testo sempre, a discapito della sonorità che invece mi colpisce ad una prima superficiale lettura.
Ma mi piace pensare all'immagine di un uomo che solo scrivendo è capace di dar voce a milioni di schiavi che null'altro hanno se non i piedi...
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Messaggio da leggere da carlo » 19/02/2007, 1:36

ma tu vedi parli del significato! quello già l'ho detto, non si discute :)

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Messaggio da leggere da Vita » 23/02/2007, 9:20

Tutto chiacchiere e distintivo...

Abuon intenditor poche parole
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Messaggio da leggere da patrizia » 23/02/2007, 13:11

A carlè....
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Messaggio da leggere da Vita » 23/02/2007, 18:58

veramente mi riferivo a hombre :D
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Messaggio da leggere da hombre sincero » 26/02/2007, 19:44

Perche' my dear?

...posso capire le chiacchere, ma il distintivo (?) :shock:
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Messaggio da leggere da Vita » 27/02/2007, 12:25

Robert de niro a kevin Costner in "Gli intoccabili"
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Messaggio da leggere da hombre sincero » 27/02/2007, 21:11

Si, lo so, ma che centro io? 8)
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Messaggio da leggere da Vita » 28/02/2007, 10:17

nel senso che non hai mantenuto la parola data... continui a non postare niente su emily dickinson, ma non li hai letti i mex che ti ho lasciato?
non fa niente, non ti voglio obbligare a scrivere su qualcuno che non ti piace o forse semplicemente non conosci.
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Messaggio da leggere da hombre sincero » 28/02/2007, 21:19

AAAAAAAAAaaaaaabbbbellaaaa! :wink:
c'ho du figli, 'na moglie, du genitori, 'na sorella, 'na manciata d'amici, cinque amanti, l'ufficioooooo, du cani, un gatto, 4 pesci rossi, 'na cocorita, ......chaggiafa', nun pozzo mori' :sad4:

pero' pero' pero' pero'
Hombre Sincero

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