Ai blocchi di partenza con la Montrucchio

Gli articoli di Elisabetta Bilei sugli artisti emergenti
BettaBilei
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Ai blocchi di partenza con la Montrucchio

Messaggio da leggere da BettaBilei » 08/07/2006, 14:17

Eccoci, siamo a bordo pista.
Seguiamo Alessandra Montrucchio e il suo riscaldamento mentre si avvicina ai blocchi di partenza, e poi via dopo lo starter che non ha fatto nemmeno una falsa partenza, via di corsa verso nuove avventure che l?attendono...
La corsa ? la prestazione pi? naturale per l?uomo sportivo cos? come la scrittura ? la prestazione pi? congeniale per la Montrucchio.
Diversi tipi di corsa -veloce, di resistenza, ad ostacoli- per i diversi libri della Montrucchio -Ondate di Calore, Cardiofitness, Macchie Rosse, Non riattaccare-.
Allora eccoci, in equilibrio tra rapidit?, velocit? e tecnica in questa corsa letteraria verso questo talento al femminile scoperto dalla Marsilio Editori, Alessandra Montrucchio.

Se scrivere ? volare, quali sono le tue ali?
Domanda difficile. Diciamo che le ali sono composte di molti elementi diversi - piume, penne, ossa e quant'altro - cos? come il mondo che sta dietro un libro. E del mondo che sta dietro ai miei libri fanno parte altri libri, e poi esperienze, oggetti, persone, animali. Ci sono libri che ti fanno venire voglia di emularli (quelli di Selby Junior, ma anche qualche autore nuovo come Enrico Remmert) e libri che ti scoraggiano: se ci sono gi? quei libri, ti dici, tanto vale che io mi dia all'ippica. Esempi: Viaggio al termine della notte di C?line, Cecit? di Saramago, Trilogia della citt? di K. della Kristof... poi le esperienze, e queste variano da libro a libro, da anno ad anno. Il mio primo viaggio a Berlino nel 1987, che mi ispir? un racconto di Ondate di calore. La vicenda di cronaca nera che sta alla base di un racconto che uscir? a settembre, in una nuova raccolta. (Ebbene s?, torno alle storie brevi). Eccetera. Gli oggetti, come i dischi che mi accompagnano mentre scrivo e un po' col loro ritmo mi influenzano. E ancora le persone, dagli amici agli estranei di cui cogli una frase folgorante in autobus, dal cantante preferito a cui copi il verso di una canzone a un conoscente che ti suggerisce un gesto, un'andatura. Infine gli animali, per me soprattutto i cani che scaldano la mia vita - buona ultima Rosalina, la mia "cana" che proprio oggi pomeriggio ha voluto giocare giocare giocare e non mi ha permesso di prendere in mano la penna. Ecco, queste sono le mie ali. A me resta solo (solo?) la fatica di muoverle.

I titoli dei tuoi libri - e parlo per esperienza personale - ti entrano dentro, si mettono comodi e occupano un posto nel cuore del lettore ancor prima che questo abbia deciso se acquistare quel romanzo o no. Come nascono, quindi, i tuoi titoli?
Brutta faccenda, quella dei titoli. Perch? non ? facile sceglierli, o meglio: c'? gente che ? brava a trovare dei titoli e c'? gente che non lo ?. Io temo di far parte della seconda categoria, e non tutti i titoli dei miei libri li ho pensati io. Ondate di calore ? mio, ma mi sembra molto brutto; ? che deriva da una canzone in inglese: "I had no illusions that I'd ever find a glimpse of summer's heatwaves in your eyes..." e heatwaves non fa menopausa come la traduzione italiana. Cardiofitness l'aveva trovato l'allora direttore editoriale di Marsilio, io ero assolutamente incapace di escogitarne uno. Macchie rosse ? mio e stavolta sembra un po' una malattia esantematica, no? In compenso, in Germania gli hanno dato un titolo bellissimo, magari averci pensato: L'estate delle lucertole. Non riattaccare ? mio, ma l? era facile: come poteva chiamarsi, diversamente? E anche il titolo della raccolta ? mio: Fuoco, vento, alcol. Non ? brutto. Forse sto imparando.

Anche le copertine, per?, fanno la loro gran figura. Sei d?accordo?
S?, ma vale lo stesso discorso che per i titoli. Quella di Ondate di calore ? molto bella, per? quando me l'hanno proposta mi ? venuto da ridere: io sono allergica alle arance, e se portava jella? Quella originale di Cardiofitness, bordeaux con un cuore oblungo, non mi ? mai piaciuta. Le altre s?. Comunque, per fare un discorso pi? in generale: copertine e titoli sono importanti. Sono il biglietto da visita del libro. Quando si entra in libreria, si hanno davanti agli occhi centinaia di volumi. Non credo che se ne mettano a fuoco pi? di una ventina. E se si mette a fuoco quella ventina, ? anche perch? il titolo e/o la copertina funzionano.

Sei quello che scrivi o scrivi quello che sei?
Si possono scindere? Parlo dei miei demoni, di quello che mi fa paura, di quello che la vita non mi d? o mi toglie. Immagino ci sia molto di me nei demoni, nelle paure e nelle mancanze che cerco di esprimere.

Se dovessi associare un colore a ogni tuoi libro, quale sceglieresti per Ondate di calore e perch??
Immagino un blu-grigio. Un mare d'inverno, freddo e desolato come i protagonisti dei racconti, in attesa di un'estate non solo climatica.

Un libro ? forse uno dei pochi oggetti ad essere portatore sano di sensazioni ed emozioni. Cosa suscita in te scriverne uno?
Molte cose, che in buona parte cambiano da libro a libro e dipendono anche dal periodo che sto attraversando, da ci? che sono io mentre scrivo quel determinato romanzo/racconto. Quello che c'? di comune, credo, ? questo: per riuscire a scrivere, io devo sentirmi piuttosto "neutra", n? troppo felice n? troppo triste, al limite un po' piatta. E' l'unico modo che conosco per coltivare, assorbire e quindi esprimere ci? che deve esserci nel libro. Altra cosa che li accomuna tutti ? la fatica - meravigliosa, ma pur sempre fatica! - di scrivere.

Con in mano una penna, un foglio e un sentimento cosa scriveresti?
Impossibile rispondere. Dipende dal sentimento. Dalle idee che ho in testa, se ne ho. Potrebbe anche capitarmi di non scrivere niente.

Scrivere fa rima con leggere?
Sicuro. Anzi, direi che scrivere SENZA leggere ? poca cosa: una parola (che) sdrucciola, sdrucciola...

Com?? il tuo spazio interiore? Convivono bene la scrittrice e la donna?
Il mio spazio interiore ? un treno a continuo rischio di deragliamento, che cerca invano di raggiungere una stazione di nome Pace (o Pacificazione?). La scrittrice e la donna convivono perfettamente, visto che sono piuttosto sicura di essere una donna ma niente affatto sicura di essere una scrittrice.

Qual ? il libro che pi? di tutti ti ha cambiata?
Non ricordo un titolo in particolare, non ricordo una specie di spartiacque. Credo di dover parlare delle fiabe. Le fiabe che i miei mi leggevano quand'ero bambina, quelle della collezione della Fabbri Fiabe sonore che hanno accompagnato tutta la mia infanzia. Se ho cominciato ad amare le storie, i libri, lo devo a loro.

Esiste, secondo te, il piccolo manuale della buona scrittrice? Se s?, hai qualche ?dritta? da dare?
La prima e imprescindibile: leggere. La seconda: farsi leggere. La terza: non credere di essere Kafka redivivo, non pensare che sia "buona la prima", lavorare e faticare e pazientare.

Non riattaccare pu? definirsi un thriller sentimentale e se s? perch??
Be', forse s?. Racconta un amore (ma non una storia d'amore, direi) ricorrendo un pochino alle tecniche del thriller (suspense e quant'altro). Per lo meno, io ci ho provato.

Una donna scrive di pi? con il cuore, con la mente o con le palle?
Credo che scriva con altrettanto cuore, mente e palle di un uomo. In quale ordine? Mi sembrano le tre facce di quella fatica di cui parlavo: coinvolgimento, riflessione e coraggio.

Cosa hai imparato della scrittura scrivendo?
Che ? faticosa. Che si fa per sputare rospi, ma non sempre ? risolutiva come si vorrebbe. Che di solito non ti cambia la vita. Che per? (vai a capire perch?) quando inizi ? difficile smettere.

Quando hai appena finito un romanzo, di che umore ti senti?
A molti il paragone sembrer? incongruo, ma l'unica risposta che mi viene ?: depressione post partum.
etta

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