L?arte di Luca Spagnolo?ed ? subito emozione

Gli articoli di Elisabetta Bilei sugli artisti emergenti
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BettaBilei
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L?arte di Luca Spagnolo?ed ? subito emozione

Messaggio da BettaBilei » 06/01/2006, 14:47

Sei un artista o ti ci senti? E artisti si nasce o si diventa?
Comincio col dirti, che in realt?, personalmente, non mi sono mai preso troppo sul serio. La maggior parte delle volte sono stati gli altri a farlo per mio conto: lo stesso mio libro nasce pi? per spinte altrui che per esigenza propria. Tornando alla tua domanda quindi, artista pi? che altro mi ci fanno sentire gli altri, apprezzando (talvolta pi? di me) quel che io faccio... ed il mio ego mi induce a creder d'esserlo per davvero, in quei momenti in cui sente il bisogno di farsi qualche coccola. Razionalmente, sento questo concetto troppo pesante. Mi fa pi? piacere pensarmi come una persona dalla spiccata sensibilit? e con una capacit? espressiva fortemente creativa. Riguardo la genealogia, dell'esser artista, forse per colpa dei miei studi, mi viene da credere che, essenzialmente, ci sia in o-gnuno di noi, un germe, pi? o meno fertile, di sana follia artistica; ma non per tutti, c'? un buon contadino capace di farlo fruttare...

In quale fiume getti l?amo della creativit? per pescare lo spunto della tua scrittura?
Da cattivo pescatore e orgoglioso salentino, se proprio devo immaginarmi in attivit? ?peschereccia?, consentimi di disegnarmi piuttosto che sulla riva di un fiume, sull?orlo di una scogliera sul mare? il mare della quotidianit?, screziato dai bagliori delle mie esperienze.

Nel mio passato si sono intrecciate con vorticosit?, e a volte caoticit?, una notevole quantit? e qualit? di esperienze lavorative e creativo/artistiche: garzone di barbiere, attore teatrale e cinematografico, commesso di supermercato, musicista e danzatore popolare, impiantista elettrico, sindacalista, verseggiatore, educatore in centri per minori disadattati e persone con disagio psichico, organizzatore di eventi culturali e artistici, operatore di call-center commerciale. La mia formazione militante ha radici internazionali at-traverso la partecipazione a stage e corsi in Grecia, Polonia, Romania, Bulgaria, Inghil-terra, Germania, Irlanda, Ungheria e Belgio e si vivifica di incontri con nomi noti, sia del panorama artistico locale come Salvatore Gervasi, Mauro Marino e Piero Rapan?, sia di respiro pi? ampio, come Stefano Filippi, Mihai Sergej Todor, Giuseppe Ferrara, Adriano Iurissevich, Nelly Quette, Miloud Oukili, Alexander Lommatzsch.

Come vedi dunque, una percorso che sicuramente segna il modo proprio di decodificare gli eventi che mi accadono e che accadono intorno a me. Ritornando alla metafora del mare, potrebbe essere appunto l?idea dei giochi solari che talvolta ti restituiscono l?acqua negli improbabili colori verde, rosso, arancio. Un tocco di sorpresa che d?un tratto, impellente ed incontenibile, ti instilla la voglia di raccontare, quel quotidiano, che per particolari giochi e suggestioni di luce e colori, si tinge ai tuoi di meravigliosa anormalit?; nel gioco avvincente d?esser capaci di offrirlo agli altri cos? come ti s?? impresso nei tuoi sensi.

Quanta e quale vita vissuta c'? in Luca Spagnolo artista e nella sua arte?
Permettimi di rispondere a questa domanda, "riciclando" un brano tratto dall'intervista di presentazione del mio libro d'esordio "A Sud di Dio" condotta da Stefano Donno...

?D - Il tuo esordio poetico sembra sia frutto di una percezione del fare poesia as-sai radicato in una dimensione carnale, concreta, fisica di pensare il verso?

R - Esistono molti modi d'intessere scrittura. Ritengo che il mio modo di fare scrittura, in generale, sia sostenuto da un approccio poliedrico - causa anche il mio lavoro - tuttavia, ? indubbio che il mio scrivere poesia, - cos? come anche il mio leggere poesia - sia decisamente connotato da una forte dimensione, come tu stesso hai definito, carnale. Il mio fare versi (uso volutamente il verbo fare, invece del "pensare" che tu suggerisci), finora, ? stato sempre sostenuto da un tappeto emotivo fremente e da brutali spinte viscerali. Mi piace pensare e sentire il verso come unghia che lascia segni vivi nella carne, graffio violento che non scivola inoffensivo sulla pelle dell'anima. I miei versi nascono da un bisogno in-timo, ma al contempo fisico, di condensare in poche, incisive parole sprazzi di vita viva. Con questo non intendo dire che sia strettamente legato ad uno scrivere autobiografico, ma la dimensione biografica del narrare, indubitabilmente mi appartiene. Ed ? proprio questo legame che mi porta lontano dai vezzi stilistici. Alla rima ed al rapporto metrico, preferisco l'intreccio ruvido, caotico e sbilenco della quotidianit? nel suo accadere sciolto e passionale. Mi sento attratto dalla forza evocativa che nasce dal narrare la crudezza del fatto e della sensazione esulando da orpelli e filtri. Questa posizione, cos? come una lettura superficiale dei versi di questo esordio, potrebbe far pensare ad una poesia esclusivamente della sofferenza, ma non ? proprio cos?. La vedo, piuttosto, come una poesia vi-scerale che intreccia, con partecipazione emotiva e passionale, la cruda alternanza quotidiana delle dolenze e della speranze, delle felicit? e delle incombenze.?

In tutto questo ?, per?, forte e necessario il bisogno di un rapporto/confronto con il trascendente, con l'incompreso, con il dubbio e si fa strada, a volte prepotente e prevaricante, la necessit? di un riferimento altro, salvifico od espiante, di tutto ci? che, come dato concreto al corpo, nel dolersi e nel gioire, nel vivere carnale, si fa labile e inafferrabile al pensare. Un rapporto instabile e alterno di fiducia e rivendicazione, di attesa fideistica e pretesa blasfema.

Viste le tue molteplici citate collaborazioni, sarei curiosa di sapere che rapporto si instaura tra due artisti che si cercano -e si trovano- a lavorare fianco a fianco.
Per quel che riguarda la mia personale percezione del fenomeno, ho sempre vissuto l'evento con grande fascino e "furbesca" intenzione di carpire un po' di mestiere. Tuttavia, ad oggi l'unica cosa che ho carpito, (ma la ritengo la pi? preziosa) ? che negli Artisti non c'? mestiere, ma solo una disarmante semplicit?. La semplicit? del fare quel che si fa, con la fanciullesca meraviglia delle piccole cose... quasi come un bambino che muove i primi passi e si sorprende della sua capacit? di muoversi, di spostarsi in avanti... di torvarsi "altrove". Cos?, quando il fato (o chi/cosa per lui), mi offre la meravigliosa opportunit? di intrecciare in un intento comune la mia capacit? creativa, con un'altra energia artistica, la sensazione che vivo ? proprio quella di un movimento in avanti e di una dolce meraviglia, nello scoprirmi in lati e sfaccettature, talvolta, in ombra nel mio agire "solitario". La contaminazione creativa, ? un argomento che da sempre mi affascina, soprattutto nella direzione di una costruzione/sperimentazione di forme non tradizionali o comuni di espressione. Non ? un caso che la pubblicazione del mio libro si muova pa-rallelamente alla costruzione di una performance musico/teatrale basata, per l'appunto, su parte del testo pubblicato. Performance che mi vede protagonista, insieme ad alcuni musicisti rock-noise, in un'azione che si configura come lettura teatralizzata/concerto musicale, in uno spazio scenico in bilico fra scenografia teatrale e installazione. L'esperienza pi? emozionante di un connubio creativo, al di l? dell'apprezzamento del pubbli-co, ? proprio la scoperta continua di uno sgretolarsi dei confini della propria azione ed una contaminazione reciproca in cui il musicista, l'attore, lo scrittore perdono la propria definizione per divenire parte organica di un evento unico e armonico. Non so se sono riuscito a rendere il senso, ma d'altro canto ? sempre complesso provare a descrivere una sensazione, soprattutto quando vissuta con forte intensit?.

Se ti dicessero di spiegare tramite un disegno la tua arte, cosa disegneresti e perch??
Dando per scontato che io sappia disegnare, il che non ? proprio vero, mi piace l'idea di rappresentare la mia creativit? come un funambolo in equilibrio precario su una corda. In questi ultimi tempi mi sono molto avvicinato all'arte circense e alcuni dei miei pi? importanti progetti ne portano l'impronta. Sar? per questo che l'immagine pi? spontanea e immediata ? quella di un funambolo in equilibrio sulla corda delle emozioni, fra la presunzione dell'estetica dell'esercizio e la sospensione sul profondo della propria intimit?...

Cos'? per te la poesia?
Sicuramente un modo d'esprimere un mio modo di essere o di vedere le cose... poi anche un gioco, perch? no! E talvolta un porto franco, dove sostare prima di veleggiare nuovamente e ancora verso nuova vita.
Non di rado, quando gli eventi chiedono risposte, mi ritrovo a cercar barlumi di pensiero in una poesia...
Non saprei dare una definizione univoca, perch? credo che la poesia non possa esser univoca...
Mi piace pensare che sia poesia tutto quello che nasce da emozioni forti e regala emo-zioni forti, al di l? se assuma la forma di parola su carta, di voce nell'aria o quant'altro.
etta

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