per aiutare le popolazioni asiatiche

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Messaggio da leggere da ABChildren Charity Onlus » 17/01/2005, 16:04

mi permetto anche di dirvi questo (cosa di cui sono venuto a conoscenza avendo iniziato un corso lo Spices) il nostro caro governo, parte di quella somma che va sbandierando in giro per il sud est asiatico non l'ha presa da nulla o da nuove entrate ma presa dalla gi? bassa percentuale di fondi statali destinati alla cooperazione internazionale, privando altri bisognosi di fondi che potevano aiutarli...

Evviva i fondi dello Stato (io sono schifato due volte avendo fatto una tesi sul bilancio dello Stato... UFF!!!)

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carlo
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Messaggio da leggere da carlo » 17/01/2005, 16:18

esatto, non ricordavo, diceva pure che alcuni soldi che il governo ha ripromesso per l'asia, eran stati promessi un anno fa, per l'africa...

giuseppemincuzzi
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Messaggio da leggere da giuseppemincuzzi » 17/01/2005, 16:36

Er maremoto

Vite spazzate dalla natura
sguardi de madri urlano paura
radici amputate co 'mpavida violenza
affogano inermi senza pi? speranza.

Bagliori de luce frugano nell'orrore
scallenoli resti con forza e con amore
'nzieme tenteremo de ricre? le impronte
de 'n popolo offeso ner core e ne la mente.


..........io nonostante tutto spero gli aiuti arrivino


Giuseppe Mincuzzi
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www.mincuzzi.net
r poeta metropolitano

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Messaggio da leggere da Miki » 17/01/2005, 17:38

Che altro si pu? fare? Sospendere le donazioni?
Il cinismo ? giustificato, ma purtroppo non risolve molto.
Speriamo che questa volta, vista la mobilitazione generale, i fondi per gli aiuti vengano meglio scrutinati in modo che vadano dove devono andare.

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carlo
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Messaggio da leggere da carlo » 17/01/2005, 19:59

no, dico solo, che ognuno si scelga un associazione di cui si strafida, e segua solo quella.

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Messaggio da leggere da Miki » 17/01/2005, 22:34

Ah, su questo siamo d'accordo!

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Messaggio da leggere da Monia Di Biagio » 18/01/2005, 12:01

Ieri sera su La7 ad "effetto reale" una sola parola per definire il reportage: sconvolgente. E sommando questo speciale agli altri credo ormai di aver evinto ci?, per quanto riguarda gli aiuti:

1-ci sono associazioni sul campo, senza rielencarle, che si stanno dando molto da fare, e dove sono queste una sorta di rinascita gi? si pu? vedere;

2-non in tutti i luoghi colpiti c'? la presenza delle istituzioni, della associazioni o degli aiuti umanitari, dei medici in prima linea; (c'? ancora chi ? fermo al day after dello tsunami)

3-molti degli aiuti arrivati sono stati rifiutati ed abbandonati per strada, specie in territorio indiano ed indonesiano.

4-una pericolosa forma di criminalit? si sta diffondendo in specifiche aree colpite dal maremoto: quella di bassa leva dello sciacallaggio, quella inaudita della tratta dei bambini ed a oggi anche quella "dell'abuso di potere" di chi imbraccia un fucile. In tutti e tre questi casi, naturalmente gli aiuti giunti in queste mani sbagliate hanno fatto una brutta fine, credo immaginiate quale.

5-chi ? rimasto chiede a chi ? rimasto o a chi va "la carit?" e questo a mio avviso significa una sola cosa: le raccolte monetarie effettuate o tardano ad arrivare o non sono sufficienti per tutti.

6-Al contrario beni di prima necessit? sono disponibili, specie nei campi profughi, quindi ancora una volta non per tutti, visto che alcuni sono ancora isolati dal resto del mondo e raggiunti solo, ma fortunatamente dagli elicotteri dei marines.

In definitiva mi chiedo, rivolgendo lo sguardo anche a quello che fu il nostro dopoguerra: per quanto tempo ancora "verranno lanciati" aiuti dal cielo, prima di impegnare in modo serio i soldi e pensare ad una effettiva ricostruzione? Chi appalter? queste imprese? C'? chi ha perso tutto, oltre il proprio lavoro, la propria attivit? e di certo non ? in grado economicamente di ricominciare e non sto parlando delle grandi catene alberghiere, mi sembra ovvio, ma dei piccoli commercianti, quando daremo loro la possibilit? di rifarsi una vita e di riprendersi la propria indipendenza con gli aiuti economici raccolti? Quegli stessi poi che con la ripresa delle attivit? economiche significheranno: lavoro, stipendi e non di certo carit
aramente,
Monia Di Biagio.

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"Amor vincit omnia, Mors omnia solvit"

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Messaggio da leggere da Miki » 18/01/2005, 12:44

La situazione che descrivi ? purtroppo "tipica" di un dopo-disastro (che sia di cause naturali, o conseguenza di una guerra ecc...). Al disastr segue sempre il caos e l'estensione geografica delle aree colpite ? tale che ci vorr? sicuramente pi? di tre settimane per riuscire a riportare tutte le zone sotto controllo e a organizzare gli aiuti in modo efficiente.
Si tratta di organizzare decine di governi diversi, centinaia di associazioni benefiche e di superare una marea di problemi e ostacoli logistici e burocratici, oltre alla effettiva inaccessibilit? di particolari regioni dove lo tsunami ha distrutto le infrastrutture, prime fa tutte le strade.
I tempi sono lunghi.
Per la ricostruzione si ? parlato addirittura di 10 anni!
? bene cmq essere a conoscenza dei problemi reali sul campo, per dare priorit? a quelli pi? urgenti (la protezione dei bambini e dei vulnerabili, a mio vedere sta al primo posto!).
In questi frangenti ? facile perdere la speranza e arrabbiarsi (giustamente!) di fronte a sprechi, errori e crimini, ma non c'? altra scelta se non quella di continuare a dare, a fare e ad impegnarsi per il ritorno alla normalit?, anche sui tempi lunghi.

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Messaggio da leggere da carlo » 18/01/2005, 13:58

5-chi ? rimasto chiede a chi ? rimasto o a chi va "la carit?" e questo a mio avviso significa una sola cosa: le raccolte monetarie effettuate o tardano ad arrivare o non sono sufficienti per tutti.
Monia, se hai letto i giornali, quando si son riuniti tutti i paesi della "coalizione degli aiuti" han discusso su quando e come far arrivare i soldi, molti parlano dei soldi raccolti in ottica futura, come a dire, costruiremo una scuola tra un anno, o cose simili. Dei soldi italiani credo sia effettivamente arrivato molto poco, e che per motivi pratici ragionino piu che altro su obiettivi a lungo termine, il che pu? anche esser giusto. Cmq leggevo che dal governo italiano son stati levati molti fondi che eran gia stati promessi per l'africa...

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Messaggio da leggere da Miki » 18/01/2005, 14:38

L'Inghilterra, che ospiter? il prossimo summit dei G8, ha posto l'Africa al top delle priorit? e il cancelliere Gordon Brown avanzer? proposte per l'annullamento del debito dei paesi in via di sviluppo e lo stanziamento di fondi da inviare ai governi per finanziare strutture sociali, educative e sanitarie nei paesi africani.

Purtroppo proprio l'altro giorno parlavo con una conoscente la quale si chiedeva perch? "dobbiamo mandare soldi a chi vive all'estero invece di migliorare le condizioni per i cittadini qui"... da un certo punto di vista potevo simpatizzare con lei (di vergogne e sprechi ce n'? fin troppi anche qua a casa!) ma ovviamente mi ? venuto da mettermi le mani nei capelli di fronte alla totale ignoranza di fatti politici e culturali che si protraggono non da decenni, ma da secoli!
Colonizzazione e sfruttamento delle popolazioni, l'appoggio a governi corrotti quando faceva comodo ai governanti occidentali e alle corporazioni... l'occidente ? cos? coinvolto e responsabile nei mali endemici dell'Africa che non possiamo pi? tirarci indietro. "? una ferita sulla coscienza della civilt? occidentale", come dice lo stesso Gordon Brown.

Se c'? una cosa che lo tsunami ha sottolineato ? che la maggior parte della gente non ? pi? disposta a donare soldi e basta, senza venire informata sugli sviluppi; non accetta pi? il ruolo di "consumatore" all'oscuro di tutto, complice pi? o meno involontario di ingiustizie economiche sempre maggiori.
Le campagne portate avanti contro il debito del "terzo mondo" e in favore del mercato equo, ad esempio, cominciano ora a dare i loro frutti.
Quando la mia cerchia di amici cominci? a parlarne pi? di 15 anni fa, il commercio equo e solidale era una realt? cisrocoscritta che interessava gruppuscoli di verdi, pidiessini e cattolici di sinistra.
Adesso un governo come quello inglese lo mette all'ordine del giorno per un summit di rilevanza mondiale.
Ripeto: chi lavora sui tempi lunghi, chi non si lascia scoraggiare dal cinismo e dagli ostacoli, arriva ad ottenere risultati concreti, magari inaspettati.
Sono certa che sar? lo stesso per le vittime dllo tsunami e i paesi colpiti, pure in mezzo alle tante tribolazioni che devono affrontare al momento.
In fondo una medaglia ha sempre due facce: ? vero, fa rabbia che di 100 che si da, 40% va perso o sprecato, ma non dimentichiamo il 60% che va a chi di dovere.

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Messaggio da leggere da Monia Di Biagio » 26/01/2005, 16:57

Tsunami: quasi 300.000 vittime, ma l'economia regge!

Ansa 26/1/2005

"Al di l? della tragedia umana, che resta enorme, il mancato insorgere delle paventate epidemie e il rapido e massiccio affluire di aiuti internazionali consente oggi agli esperti della Banca Asiatica di Sviluppo (Bas) di considerare il futuro dei paesi investiti dallo tsunami in maniera meno pessimistica di quanto non apparisse nei primi giorni dopo il 26 dicembre. A un mese esatto dal maremoto abbattutosi sulle coste dell'Oceano Indiano il bilancio delle vittime sfiora ormai quota 300.000, ma l'impatto del disastro sulle economie dei paesi colpiti sembra essere meno grave di quanto si temesse. Al di l? della tragedia umana, che resta enorme, il mancato insorgere delle paventate epidemie e il rapido e massiccio affluire di aiuti internazionali consente oggi agli esperti della Banca Asiatica di Sviluppo (Bas) di considerare il futuro dei paesi investiti dallo tsunami in maniera meno pessimistica di quanto non apparisse nei primi giorni dopo il 26 dicembre.

IMPATTO ECONOMICO INDIPENDENTE DA NUMERO VITTIME

Ifzal Ali, economista della Bas, stima che le ripercussioni economiche del maremoto saranno inferiori a quelle di altre recenti crisi, come la polmonite atipica del 2003, che pur provocando 'sol? 774 decessi ingener? una situazione di panico generalizzato tale da portare alla recessione i paesi toccati dal contagio.
"Sebbene lo tsunami sia stata la peggiore catastrofe naturale dell'ultimo secolo, non ha portato a niente del genere: i centri d'affari e le industrie continuano a funzionare normalmente e le economie dei paesi colpiti, a parte Sri Lanka e Maldive, dovrebbero uscirne con danni minimi", osserva l'economista con la freddezza tipica del suo ruolo.
E in effetti, a Medan, l'effervescente capitale della provincia indonesiana del nord di Sumatra, gli affari proseguono come se niente fosse accaduto, malgrado la vicinanza con la zona di Aceh, praticamente rasa al suolo dal maremoto.

AIUTI, I DONATORI MANTENGONO LE PROMESSE

Contrariamente a quanto avvenuto in occasione di altre calamit?, in questo caso l'aiuto internazionale non ? venuto a mancare. Secondo il coordinatore delle operazioni d'urgenza delle Nazioni Unite, Jan Egeland, i paesi donatori stanno tenendo fede alle promesse "cos? generosamente e cos? rapidamente come mai era accaduto prima": 759 dei 977 milioni di dollari reclamati dal segretario
dell'Onu Kofi Annan sono stati "coperti".
Il problema ? come distribuire questa enorme massa di aiuti: "Certe volte - osserva Andrew Maskrey, del Programma Onu per lo sviluppo - ? peggio ricevere troppo che troppo poco. ? difficile, per un governo, dispensare improvvisamente cinque volte di pi? di quanto sia abituato. Bisogna esaminare attentamente la capacit? delle strutture locali di assorbire tutti questi aiuti".

BILANCIO VITTIME SFIORA 300.000

Secondo gli ultimi dati forniti dal ministero della Sanit? di Giakarta, nel nord dell'isola di Sumatra 96.232 persone sono morte e 132.197 risultano disperse. Il bilancio precedente parlava di "circa 174.000 morti", ma ora il governo si avvale di un nuovo sistema informatico per la conta delle vittime.
L'Indonesia resta di gran lunga il paese pi? devastato.
Seguono lo Sri Lanka con 38.195 morti e 5.640 dispersi, l'India (10.749 e 5.640) e la Thailandia (5.374 e 3.132).
Il bilancio complessivo delle vittime lungo tutte le coste dell'Oceano Indiano sfiora quota 300.000.

TURISMO, IL COMPARTO PI? COLPITO

Fra i paesi investiti dallo Tsunami saranno lo Sri Lanka, la Thailandia e le Maldive a subire l'impatto economico pi? rilevante.
Questo a causa dell'elevato ruolo giocato nelle loro economie interne dal turismo, l'attivit? che risulta la pi? gravemente colpita, anche sotto il profilo psicologico.
In Thailandia gli stranieri uccisi risultano 1.892, a fronte di altri 1.684 cadaveri di nazionalit? sconosciuta e 1.010 sono gli stranieri tuttora dispersi.
Nello Sri Lanka i turisti morti sono "solo" 107, ma le distruzioni di strutture ricettive appaiono relativamente molto pi? ingenti e lo stesso discorso vale per le minuscole Maldive, le cui risorse sono praticamente affidate alle scelte dei vacanzieri internazionali.
Gravissima, infine, appare la situazione negli arcipelaghi indiani delle Nicobare e delle Andamane, dove ci vorr? molto tempo perch? dalle spiagge da sogno spariscano le tracce del maremoto.

SCONGIURATA EMERGENZA SANITARIA

Ad evitare un'ulteriore ecatombe ed esiziali ripercussioni economiche interviene per fortuna il mancato avverarsi delle peggiori previsioni sul piano sanitario.
A Ginevra il responsabile per le emergenze umanitarie dell'Organizzazione mondiale della sanit?, David Nabarro, ha dichiarato che il rischio epidemie appare ormai scongiurato.
Sebbene il Fondo mondiale per l'infanzia (Unicef) ammonisca che la mancanza di installazioni sanitarie e l'inondazione delle fognature continuano a creare condizioni pericolose per i sopravvissuti che vivono nei campi profughi, Nabarro ha potuto affermare che "lo sforzo intrapreso dall'intera comunit? internazionale, dalle organizzazione umanitarie e dalle varie comunit? che operano nelle zone colpite ha permesso di ridurre totalmente ormai il pericolo malattie tra le popolazioni colpite".
Pochi giorni dopo lo tsunami lo stesso Nabarro aveva affermato che l'insorgere di epidemie rischiava di provocare un numero di vittime pari a quelle gi? causate dal maremoto."

(da http://www.panorama.it )
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